Poesia Condivisa n.17: “Trilogia dello zero” di Antonio Bux

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                  a Vincenzo

L’apertura verbale
è come un’ala,

vira lentamente
la sua sponda,

si curva nel parlare
al limite del senso;

ma come un’ala
necessita la voce

lo spessore d’aria
dell’altra misura,

l’equilibrato planare
nell’espressione orale:

ché la parola non dura
più di un respiro vocale.

*

 LA CASA OBLIQUA

Era una porta in principio la testa, bussando il polso,
il pensiero della casa. Niente si è esposto, dopo
nel moto inverso, invisibile dell’abbraccio celeste,
la funzione del perimetro, l’insorgere alle finestre;

e così gli spifferi impronunciabili, e l’uscio obliquo
negli arredi al buio, il miracolo dei muri. (Ché inizia
dal basso, la geometria della visione, dalla calce
comprimersi in un filtro -vincolarsi- nell’effrazione).

E allora tutto implode, dalla botola dell’esistenza:
si arriva nel sangue delle tubature, si taglia il cuore
s’accampano le ossa. E quindi, più del dolore disegna

la casa, la rivolta; degli oggetti si conosce la polvere
il nome, la scatola d’ombra. E il condono dunque
è svuotare gli stipiti, appendere il futuro agli angoli.

Ma doveroso è il censimento: il ritratto fuori nell’insieme
sotterraneo cede, aderisce all’inferno, all’insubordinazione
anatomica del passo, che non sa retrocedere nell’origine
e scompare, misurato dal lungo metro dell’attesa

dove si precisa il tetto, la funzione urbana, la strada spaccata.

 *

II.

La lingua è un attracco, un porto franco
dove deriva la parola; la sponda bianca
il verso a spirale, l’onda del senso come
un sonno avvolge il pensiero, lo distende.
Allora svegliarsi è nuotare: il corpo/bolla
si infrange nel dettame, schiuma silenzio,
perciò resistere nell’acqua è un rumore
nell’apnea del discorso, un annegare lento.

*

X.

Semplificando il sogno si ha la certezza dell’incubo reale:
nella biosfera della città si avvolge una pellicola informe
si svolge un commiato urbano, una distesa domestica.
Ogni appartamento è svelato, un palazzo è ogni casa.
Quindi l’economia della materia improvvisa l’esistenza;
la memoria dal nulla si ricrea, e tutto avviene per noia.
Allora l’occasione è il buio, l’interruttore lontano dell’uomo
che spegnendosi nella luce, muore e cresce a intermittenza.

da  Trilogia dello zero  di Antonio Bux, PoesiaOggi Marco Saya Edizioni, 2012

In principio zero è il vuoto.   Ma anche da numero (questa conquista curiosamente in un trattato in versi dal titolo “L’apertura dell’universo”…), è ‘as-sifr’, la cifra,  o al più uno zephyrum (traduzione di ‘as-sifr’ da parte del matematico Fibonacci), uno zefiro.  Dunque scrivere una “Trilogia dello zero” significa fare i conti con qualcosa che annulla tutto o che rende questo tutto impossibile  e infinito, magari semplicemente fissando il vuoto riflesso da quello specchio ovale, al quale il simbolo dello zero rimanda, o la bocca aperta come “apertura verbale” involata nello spazio di un “respiro vocale”.

Infatti, “ tutto implode, dalla botola dell’esistenza” scrive Antonio Bux , né rimane a lungo “il pensiero della casa”, se “niente si è esposto” e il corpo stesso è “La casa obliqua”, aperta e tesa ad ogni spiffero impronunciabile, ad ogni zefiro.

Eppure “La lingua è un attracco, un porto franco” , “doveroso il censimento” e il buio è l’occasione, tale da premere (e sono versi bellissimi!) “l’interruttore lontano dell’uomo /che spegnendosi nella luce, muore e cresce a intermittenza.”.

Così la voce di queste poesie sembra dirci/chiederci che cosa si raggruma attorno al punto di accumulazione dello zero (dell’uomo), di per sé binario (io/l’altro, off/on, che muore/cresce,…), e in quale forma, sia essa  quella sostenuta dal  verbo essere declinato come un mantra (è, è,…), sia quella risultante da una premessa (Ricordando che:…) o da una deduzione logica (quindi, perciò, allora,…).

O dirci/chiederci ancora, che cosa mulina e si disperde, rispetto alla impossibilità/incapacità di “retrocedere nell’origine” e “resistere nell’acqua”, caduti come Narciso increspando lo specchio o caduti come parole non pronunciate o vane, come rumore.

Che cosa, dunque?  Dire, scrivere, forse/certamente resistere,  obliqui, senza equilibri, con il futuro  appeso, non all’orizzonte lontano, ma come scongiuro o amuleto, agli angoli.

Dichiaro di voler leggere eventuali successive raccolte pubblicate dall’autore per seguirne la futura scrittura, riferendone in questa rubrica.

Margherita Ealla

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14 Comments

  • Sono contenta che questo numero della rubrica Poesia Condivisa sia stato dedicato ad Antonio Bux, poeta giovane e molto interessante, di cui ci vengono offerti versi maturi, condivisibili, che pongono domande sul significato stesso di poesia oggi, e di poesia di realtà. Mi piacciono molto ed auguro ad Antonio che questo suo libro di poesie, e gli altri che seguiranno, possano andare per il mondo con la forza espressiva che possiedono. Ciao Antonio!

  • complimenti per il finalista al Montano anche da parte mia Antonio.
    Io ti ho segnalato in tempi non sospetti 🙂

  • Ecco che questa volta è non un lettore, ma la nostra redattrice Margherita Ealla, a voler condividere una poesia insolita, stimolante. Questi testi di Antonio Bux hanno infatti una particolare energia che muove alla rilettura, alla ricerca di un senso e di un futuro fino ” agli angoli”, come nella lucida nota di Margherita. E’, credo, una sfida al lettore di cui l’autore si fa carico, anzi Bux sembra costruire proprio su questa sfida la sua cifra, coraggiosamente offrendo una visione complessa-complessiva del mondo( ma di sicuro occorre leggere l’intero suo libro per confermarlo!)Vi è una spinta espansiva che attraversa lo spazio reale, domestico, anche corporeo/organico, che non trova ricomposizione tra le illusioni e le fragilità
    del mondo e forse nemmeno in una superiore geometria cosmica:

    …il ritratto fuori nell’insieme

    sotterraneo cede, aderisce all’inferno, all’insubordinazione

    anatomica del passo, che non sa retrocedere nell’origine

    e scompare, misurato dal lungo metro dell’attesa

    dove si precisa il tetto, la funzione urbana, la strada spaccata.

    Vi leggo
    una descrizione di diffusa (nostra) patologia cognitiva, che mi ricorda il Magrelli
    di Disturbi del sistema binario, e anche di Esercizi di tiptologia.

    Ringrazio Margherita per questa interessantissima proposta e auguro ad Antonio fascinazione e scambio denso con nostri lettori, proprio nel segno di quel ”porto franco” che è la lingua, come dal suo testo II.

    Annamaria Ferramosca

    • Grazie Annamaria, per la tua attenta riflessione…sì, diciamo che la trilogia è un libro molto vasto e complesso (352 pp.!) una sorta di zibaldone sovraccarico di testi, di rimandi, ed è una sfida, certamente come cogli benissimo te, verso il lettore…e poi cogli bene questo senso patologico circa il cognitivo, attraverso una scrittura ragionata ma nervosa, e son ben contento che tu stia a citare Magrelli, uno dei poeti viventi italiani migliori, e da me approfonditamente letto e amato…forse il riferimento più vivo di certa mia poesia, in effetti.

      Approfitto di questo spazio in questo momento, per segnalare che oggi ho saputo di essere stato inserito nella rosa dei poeti finalisti del premio Lorenzo Montano, assieme ad altri poeti importanti come la Frabotta o Alessandro Ceni, cosa che mi rende felice, per il mio libro d’esordio così vasto, scritto quasi per scommessa e per andare in controtendenza… ok, basta con l’auto referenza …. 🙂

      (p.s. il premio è andato ad un poeta/critico che vive negli USA, Peter Carravetta, anch’esso esimio signor poeta come gli altri menzionati, e al quale rivolgo i miei (indiretti) complimenti…)

      un caro saluto e ancora grazie per la lettura,

      Buon fine settimana

      Bux

      • bene, Antonio. e congratulazioni per il Montano.
        invito i lettori (marcello, brunaccio), come sempre, a firmare per esteso con nome e cognome i loro apporti, grazie.
        A.F.

  • un grazie a te Antonio (no, non sono telepatica, nemmeno, ahimé, indovina) 🙂

    Un grazie e un caro saluto anche ai lettori che hanno letto, leggono e leggeranno.

  • Margherita, molte grazie per il tuo pensiero. Devo dire che come sempre hai offerto una chiave di lettura esattissima, e mi sorprende sempre il tuo modo di cogliere i riferimenti che anche io ho adottato, pur non avendoteli comunicati precedentemente… 🙂

    Un abbraccio forte.

    Antonio Bux

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