Morire di lavoro – domani Fabio Franzin a Bologna

arcibologna

LUNEDÌ 29 APRILE – ORE 18


PARCO DELLA MONTAGNOLA – TENSOSTRUTTURA

Nell’ambito delle iniziative ARCI per il I Maggio

MORIRE DI LAVORO

Il poeta operaio Fabio Franzin e le sue parole sulla delocalizzazione e la disoccupazione. Il  documentario “Anno 2018: verrà la morte” sulle vittime dell’amianto. Un incontro importante per ragionare su vicende che ci riguardano tutti da vicino.

 

I fatti della più recente cronaca, i trafiletti che riportano nomi di persone che si tolgono la vita. I modi, i dettagli più atroci, come il disoccupato che si è impiccato con accanto una copia della Costituzione italiana aperta sulla prima pagina e sull’articolo 1. E altre morti ancora: quelle silenti e oscure, quelle a lungo termine, quelle che si annidano nelle fibre di amianto, nelle insidie delle impalcature quando non sono in sicurezza, quelle improvvise delle macchine che trinciano arti, bruciano polmoni, spezzano ossa.

Queste sono cose che riguardano tutti. Sono questioni di cui farsi carico, di cui parlare pubblicamente, attorno a cui raccogliersi per ragionare sulle vere responsabilità, sui possibili modi di cambiare le cose. Perché il silenzio e la mancanza di un profondo pensiero sono tanto pericolosi quanto il fragore dei macchinari.

Per questa ragione è dalle parole che ripartiamo a ragionare, dalle parole dirette, forti, essenziali di un poeta come Fabio Franzin. E di quelle dei familiari delle vittime di quella silenziosa peste che è la strage dell’amianto.
Fabio Franzin ha lavorato per 30 anni come operaio in un mobilificio. Una necessità della vita che non gli ha comunque impedito di coltivare la sua passione per la letteratura e diventare uno tra i più interessanti poeti della nostra scena nazionale. In un dialetto veneto quotidiano e piano ha saputo raccontare della fabbrica, delle operaie dalle mani rovinate, della babele di lingue e culture che si mescolano oggi nelle officine. Ha saputo cantare, tristemente, la parola ‘crisi’, usandola in poesia in un modo diverso da come viene quasi ‘sfruttata’ oggi a giustificare qualunque sopruso e taglio. Ha saputo cantare e ha dovuto vivere sulla sua pelle la ‘delocalizzazione’ delle fabbriche, la chiusura delle ditte, la cassintegrazione, la disoccupazione. Ha dovuto e saputo cantare la depressione degli operai che, giovani ma soprattutto di mezza età, si sono ritrovati con le mani in mano, impotenti. Una parabola che ha portato alla triste catena di suicidi di cui è intrisa la cronaca e che non possiamo e non dobbiamo ignorare. Percorreremo questo viaggio attraverso alcuni testi della recente antologia “Fabrica e altre poesie”, Ladolfi Editore.
“Anno 2018: verrà la morte”

Un documentario d’inchiesta realizzato da Giuliano Bugani e Salvo Luchesse che racconta la strage dell’amianto, per molti anni lavorato nelle fabbriche senza che i lavoratori e la società civile fossero a conoscenza della nocività di questo materiale.

Attraverso le voci delle vittime dell’amianto, dei parenti di coloro che sono già morti, dei medici e di chi lotta in un’aula di tribunale, il documentario racconta la memoria di ciò che è avvenuto lasciando al pubblico il presagio di un triste futuro.

Interviene il regista Giuliano Bugani

Buffet di saluto con i prodotti di Libera.

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1 Comment

  • La mediocrità assassina della Casta contro la civiltà della poesia . Fermiamo la barbarie facendone esperienza e denunciandola come fa Franzin ! Poesia antagonista , poesia con le palle ! ( pardon ) –
    leopoldo attolico –

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