Poesia Condivisa n.15: “Sarebbe stato un ottimo pazzo” di Gianfranco Vacca

sarebbe stato un ottimo pazzo vacca

Spacca il diamante
e sbriglia tutte le potenze
del suo centro.
Pochi giunsero,
lo vorresti tu?
dove nulla è stato, prima
e nulla è,
la memoria, i ricordi.
Solo l’immenso apice
già espanso in pioggia di schegge
fra molteplici altrove
che in lui si spalancano.

***

Fuochi di tre stagioni
hanno riportato l’estate
e fuori è solo luna.
Dal suolo alle stelle
le lucciole, illuminate
si estinguono.
Nella casa, la stanza
vola tra le tende
e c’è qualcuno
che spia i vetri
e passeggia, passeggia
da un capo all’altro del mondo.

***

Odisseas Elitis

“Corre in maniera stupenda il cielo
a giudicare dalle nuvole”
loro conoscono il destino
di apparire mobili
o di esserne l’intenzione.
Eppure mentre lui scorre, alto
molta solitudine piove in loro
nel credersi escluse dal moto
delle rotazioni celesti
ed un sentimento fermo
senza giudizio né legge
le ribella, in alto
indecise dove aderire
se tutto muta, tutto è fermo
e apparenza e fine
sperdute
nella memoria del vento.

 

da Sarebbe stato un ottimo pazzo, Gianfranco Vacca, Campanotto Editore 2011

 

Avevo già avuto modo di ascoltare la poesia in Zapping, il programma di Radio1 curato da Aldo Forbice, nella puntata del 07.09.2011. Il testo mi aveva colpito per la sua limpidezza, dove il significato delle parole è il mondo dell’assenza, e la loro forma fonetica è il mondo visibile.
Tutto è assente, nulla vi è di più manifesto. I nomi della realtà sono i rintocchi della campana del pensiero in una tensione dell’oltre che è il furore della limpidità.
La vicinanza della poetica di Gianfranco Vacca alla poesia persiana è sorprendente e confermata dalla lettura del volumetto da cui la poesia è tratta.Tale vicinanza emerge nel reciproco scaturire dei versi e poi nell’intreccio delle immagini, legate salde a un centro dal quale, tuttavia, come sfere in un flipper, schizzano, sfrecciano e rimbalzano continuamente in nuove immagini e nuovi significati. Ancora incentrata sul tema dell’assenza è la seconda poesia. Assenza che prende corpo come vuoto interiore dell’Io/casa: il sentore di ciò che si è dimenticato, la matrice di ciò che è stato; ovunque sia l’uomo, è anche chi non è più. E nellla terza poesia quel che mi ha colpito è l’effetto complessivo di lieve, pervasivo straniamento, a cui contribuisce un diffuso e divertito
distacco dalla linearità propria dell’atteggiamento razionale, che prende le mosse da un verso di Elitis e fa sì che nuvole immaginino un cielo che corre via, mentre esse si credono ferme.
Ciò sembra invitare a prendere coscienza della necessità di un’esperienza disorientante che consenta di rileggere l’esperienza quotidiana in modo assolutamente inedito.

Dichiarazione d’impegno: dichiaro di voler acquistare eventuali successive raccolte pubblicate dall’autore per seguirne la futura scrittura, riferendone nella rubrica Poesia Condivisa.

Venezia, 5 dicembre 2012

Simone Cristoforetti

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30 Comments

  • mi compiaccio con il poeta per il ventaglio di riscontri attenti che la sua poesia sta qui ricevendo, testimonianza di grande vitalità di questa scrittura.
    spero che tra non molto i lettori possano avere la possibilità di leggere, non solo questo libro ( disponibile all’acquisto tramite Amazon, Unilibro, Libreria Universitaria, InMondadori ecc.), ma anche una più ampia selezione di testi da altre precedenti raccolte, attraverso un e-book curato come i precedenti dalla nostra redazione, con la collaborazione tecnica generosamente offerta dal sito LaRecherche.

  • Quante voci, alcune già note,altre sconosciute, di cui mi scopro ad immaginare il volto.
    Grazie per tutto ciò che avete riversato, ognuno la sua parte.
    Il quadro futurista dai colori che schizzano;la parola, quella più esatta, il suo uso “parsimonioso-contratto” (grazie Paolo);il quaderno,il suo spazio vuoto da riempire tra fra le nuvole,(con un augurio tutto per me);la spada – fatta di fuoco, che trafigge il canto.
    Credo di capire cosa intenda Francesca per poesia leggera :aria spazio colori,so cosa intende Berica per poetica non pacificante: assoluto nulla vuoto.
    Lieve nel profondo.
    Francesca parla di anima
    Berica parla di anima
    io credo al vostro equilibrio.

    • I due interventi di francesca e di Berica racchiudono in sè proprio l’essenza della poesia di Vacca,parlano di anima.

      In modo forse opposto direi, ma con una visione caleidoscopica della vita stessa,in cui i colori cambiano,girano,formano immagini che spesso ci sorprendono.

      La meraviglia che una poesia porta in sè è proprio questo,racchiudere in sè tutte le anime in equilibrio dinamico!
      Benigni diceva in La tigre e la neve : ” Per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! ”
      Forse il Poeta è proprio un equilibrista tra questo ” tutto ” ?

  • Francesca,la ringrazio del piccolo saggio sulla triplice metafora, la parola,il colore,il suono,quanto l’allusione esplicita e non possa spalancare, se sgorga da un cuore proteso verso altri cuori.
    E’ singolare come l’autore abbia voluto usare in questo testo che lei ci estende,uno stile quasi retorico mentre nei suoi versi che ho scovato -telematicamente- sfoggia un candore d’anima e parola veramente raro.
    Francesco Nigri sembra padroneggiare un duplice stile, cosa che richiede sapienza e una certa dose di -interna divergenza- dove i significati si diramano verso il loro opposto. Un caro saluto

    • Ho posato lo scritto ” Metafora che si fa parola ” di Nigri proprio per sottolineare una comunanza con la Sua poesia. Questa “interna divergenza ” che Lei sottolinea…partire da un centro per schizzare in opposte dimensioni Vi accomuna, quasi a cercare un equilibrio dell’anima necessario e vitale!
      Le auguro di continuare a ricercare nella propria anima parole da condividere in POESIA!

  • Non sono un letterato nè un poeta.Mi avvicino timidamente ai dotti commenti delle tue poesie.
    Non sono un letterato nè un poeta.Mi avvicino timidamente ai dotti commenti delle tue poesie.
    Posso dire però che la tua poetica non mi pare nè leggera nè pacificante.Le tue immagini,evocate e sottese con grande intensità, scene di eventi privati e universali,lacerate dalla costante irruzione del senso assoluto del Nulla che immediatamente si capovolge nel gioco stravolto delle piccole-grandi cose reali.Questo non manifestato, che solo sarebbe la pace, si manifesta immediatamente nel lirismo della concretezza che posso toccare,e vedere,
    annusare,piangere e ridere.Ma proprio per questo,perdere.
    Mi piacerebbe piantare una spada, a doppio taglio ,fatta di fuoco,dalla testa ai piedi del tuo canto.E trascinare tutto ciò che sento e vedo e provo e presento nel vortice perfetto della pura origine.
    Conosci tu la via verso la gioia imperitura? Io forse l’ho trovata, ma non voglio ancora cadere.Qualcosa in me resiste,qualcos’altro mi consuma di nostalgia,di questo solo ho compassione.
    Segui le ragioni del cuore,fino alla fine,con la forza della pura percezione dell’Essere-in-te.Quando l’avrai trovata anch’io sarò felice.

  • Non sono un letterato nè un poeta.Mi avvicino timidamente ai dotti commenti delle tue poesie.
    Non sono un letterato nè un poeta.Mi avvicino timidamente ai dotti commenti delle tue poesie.
    Posso dire però che la tua poetica non mi pare nè leggera nè pacificante.Le tue immagini,evocate e sottese con grande intensità, scene di eventi privati e universali,lacerate dalla costante irruzione del senso assoluto del Nulla che immediatamente si capovolge nel gioco stravolto delle piccole-grandi cose reali.Questo non manifestato, che solo sarebbe la pace, si manifesta immediatamente nel lirismo della concretezza che posso toccare,e vedere,
    annusare,piangere e ridere.Ma proprio per questo,perdere.
    Mi piacerebbe piantare una spada, a doppio taglio ,fatta di fuoco,dalla testa ai piedi del tuo canto.E trascinare tutto ciò che sento e vedo e provo e presento nel vortice perfetto della pura origine.
    Conosci tu la via verso la gioia imperitura? Io forse l’ho trovata, ma non voglio ancora cadere.Qualcosa in me resiste,qualcos’altro mi consuma di nostalgia,di questo solo ho compassione.
    Segui le ragioni del cuore,fino alla fine,con la forza della pura percezione dell’Essere-in-te.Quando l’avrai trovata anch’io sarò felice.

  • Vorrei condividere con Voi questo scritto del poeta Francesco Nigri.

    METAFORA CHE SI FA PAROLA.

    La poesia è…

    La metafora in poesia non è
    soltanto trasferimento d’immagine o sostituzione terminologica. È qualcosa di
    più.
    Come il dipinto colora e la musica soffia nell’animo, la poesia con la
    metafora espande.
    La metafora sta alla poesia come l’evocato dipinto
    attraverso i colori in pittura e soffiato attraverso le note nella musica. In
    più racchiude i colori del dipinto e la fluidità della musica. Perchè fa della
    parola e dei suoni di parole e versi pennello e cassa armonica.
    La metafora
    in poesia è espansione del cuore. E più si espande più respira in e di
    profondità e spazi e tempo.
    La metafora poetica non è quindi più solo
    evocazione nè narrazione. Può narrare evocando ed evocare narrando, ma va oltre.
    E quando va oltre s’espande della stessa espansione del cuore che la esprime. È
    la necessità d’un cuore che vuole condividere, confrontarsi, arricchirsi nel
    donarsi e nel mettere a disposizione d’altri i passi o gli inciampi.
    E in
    questo, nel farsi poesia di metafora, quel cuore si fa parabola.
    La parabola
    poetica è parabola del cuore che si espande nella metafora poetica. Nel valore
    intrinseco del dono disinteressato si parabola d’amare il cuore del poeta che
    utilizza la metafora per meglio colorare e fare musica del suo
    espandersi.
    Ricco è quindi il poetare che non utilizza termini altisonanti o
    ridondanti o ricercati. Oserei dire quasi barocchi. Ricco è il poetare semplice
    e contemporaneo che viaggia negli spazi dell’anima e in quelli geografici, che
    si fa padrone del tempo nel governare e interpretare i tempi, nel colorare i
    volti e le cose e farne musica. Questa poesia si fa profondità più nel leggerla
    e viverla che nello scriverla perchè nell’altro si completa.
    Ecco perchè la
    metafora in poesia è espansione del cuore che si fa parabola. D’amare.

    francesco nigri

  • Vorrei rispondere a Simone Cristoforetti partendo dalla poesia che apre il libro ” Sarebbe stato un ottimo pazzo ” :
    Crisopazio,mondo di giallo
    primo mattino e splendore.
    Cobalto il giorno nel suo mezzo
    ampio scudo e certezza
    marcia potente di cielo.
    Palpabile plenilunio il bianco
    come un occhio tattile
    mai raggiunto dalla mia mano.
    Ma il rosso
    è della sera a tal punto
    da divenire in lei mutuo sussurro
    Posso
    Puoi
    Colore come concetto astratto e simbologia di un sentimento. Il colore delle parole,così il poeta,come il pittore può rievocare immagini infinite,sensazioni visive come ampie pennellate di colore che fanno pensare ad un quadro.La poesia di Vacca funge da prisma che di scomposta luce i colori disvela,così l’anima del poeta si mostra nelle sue mille sfaccettature che rendono unica e molteplice la sua essenza.
    Il particolare vale solo come simbolo dell’universale attraverso accostamenti e metafore.Crisopazio,cristallo,cobalto,giallo,bianco,rosso sono colori che evocano suoni e profumi,musica scritta e magia!
    La poesia di Vacca sembra cristallizzata in un ” ordine contratto ” come dice Paolo Goffo nel suo commento,ma apre a spazi evocativi molto ampi,è come un viaggio di schegge impazzite verso mondi colorati di luce…BIANCA!

  • Sarebbe stato un ottimo pazzo.
    Sovrabbondano le parole di questi tempi, ma anche in altri…
    Mi piace chi ne fa un uso parsimonioso, chi le raccoglie in un ordine contratto, quasi pietrificato.

  • Dopo una prolungata assenza dovuta all’inevitabile immersione nei mondi paralleli del lavoro organizzato, ritorno a farmi vivo su Poesia 2.0 con un saluto e un sincero ringraziamento a tutti voi che avete voluto condividere la lettura di queste poesie, raccontando con fresca immediatezza le impressioni che ne avete ricevuto.

    Letti d’un fiato tutti i commenti, sono stato felice di percepire un interesse sincero, disinvolto e davvero produttivo di approcci e di possibilità dello sguardo. Nell’insieme di queste note, mi ha particolarmente colpito il riaffiorare – con modalità le più diverse, dalla comparazione all’impressione e visionaria e sensoriale – di termini afferenti al mondo della pittura, il quadro, i pittori, il colore. È un sentire che colgo come un tratto estremamente significativo della poesia di Gianfranco Vacca, pur non avendolo io adeguatamente valorizzato nella presentazione di apertura. L’aspetto della creazione di immagini/colore è infatti presente in tutte e tre le poesie che ho proposto: lucciole – fuochi – luna – vetri – schegge – diamante – cielo che scorre (come un fiume, profondo e azzurro direi…). Lo si ritrova anche in altre poesie della sua raccolta “Sarebbe stato un ottimo pazzo”, e su ciò mi farebbe piacere sapere che ne pensa Franesca Cristini, che spero vorrà gentilmente intervenire ancora una volta.

  • Dopo una prolungata assenza dovuta all’inevitabile immersione nei mondi paralleli del lavoro organizzato, ritorno a farmi vivo su Poesia 2.0 con un saluto e un sincero ringraziamento a tutti voi che avete voluto condividere la lettura di queste poesie, raccontando con fresca immediatezza le impressioni che ne avete ricevuto.

    Letti d’un fiato tutti i commenti, sono stato felice di percepire un interesse sincero, disinvolto e davvero produttivo di approcci e di possibilità dello sguardo. Nell’insieme di queste note, mi ha particolarmente colpito il riaffiorare – con modalità le più diverse, dalla comparazione all’impressione e visionaria e sensoriale – di termini afferenti al mondo della pittura, il quadro, i pittori, il colore. È un sentire che colgo come un tratto estremamente significativo della poesia di Gianfranco Vacca, pur non avendolo io adeguatamente valorizzato nella presentazione di apertura. L’aspetto della creazione di immagini/colore è infatti presente in tutte e tre le poesie che ho proposto: lucciole – fuochi – luna – vetri – schegge – diamante – cielo che scorre (come un fiume, profondo e azzurro direi…). Lo si ritrova anche in altre poesie della sua raccolta “Sarebbe stato un ottimo pazzo”, e su ciò mi farebbe piacere sapere che ne pensa Franesca Cristini, che spero vorrà gentilmente intervenire ancora una volta.

  • Ho letto il libro di poesie completo ” Sarebbe stato un ottimo pazzo ” e ne consiglio vivamente la lettura a chi non l’ha ancora fatto. Sono poesie leggere che entrano nell’animo e lasciano il segno,un segno delicato ma colmo di energia.Gianfranco Vacca oltre ad essere un ” Artigiano della Parola ” è anche un Poeta perchè riesce a toccare le corde dell’anima, al di là dei consensi che spero siano numerosi. Questo mio scritto vuol essere un invito a leggere tutto il libro di poesie per poter avere una visione completa della sua opera.A Lui auguro di continuare a volare tra le parole scritte tra cielo e mare,affinchè riesca a fermarle sulla carta di un quaderno, mentre le nuvole scivolano via lasciando uno spazio vuoto da riempire a chi le legge!

  • Ringrazio tutti i lettori che stanno si soffermano con le loro riflessioni-suggestioni su questi testi così fertili, sperando che abbiano sentito il desiderio di leggere altro e oltre, sulla terra poetica di Gianfranco Vacca.

    Più che la completezza -davvero non ne sarei capace, Gianfranco, come si può esaurire la visione ontologicamente sempre aperta di poesia?- che l’autore si attende da me(ancora in attesa del libro che ho sollecitato) spero che si moltiplichino le voci sincere di consenso su questa poesia. Credo infatti che ogni autore di poesia, che continuo a chiamare “artigiano della parola” (almeno fino a quando un larghissimo numero di consensi e un lunghissimo tempo non giustificheranno per lui/lei il titolo di poeta), abbia forte necessità di partecipare a questo scambio,percepire questo riconoscersi largo in umanità, per sentirsi autorizzato a continuare nella propria ricerca.

    buoni giorni a voi tutti,

    a.f.

  • Mentre leggevo i versi della prima poesia mi apparve un quadro: uno di quei quadri futuristi carico di angoli, sfacettature di geometrie energetiche, rotture di linee, centralità continuamente spostate, quasi a cercare una nuova via, una nuova tonalità di colore per ripartire…… Partenza da sè per ritrovare un inizio del tutto personale e nuovo verso un futuro ricercato nel movimento stesso delle schegge, metafora di possibilità di luoghi diversi. Luoghi che si configurano come contatti umani, come ricerca di un futuro vissuto nel presente, quasi a voler dimenticare l’origine, i ricordi, quel cordone ombelicale che spesso ci dà sicurezza, ma da cui è difficile scollegarsi alla volta di un’Avventura Vera: la vita!

  • Ringrazio i lettori che hanno voluto lasciare il loro segno -su di me-
    Spero che nel frattempo ad Annamaria Ferramosca sia giunto il mio libro, da lei atteso,cosicchè possa dare una voce più completa alla mia voce.

  • Leggo questo autore per la prima volta e vorrò continuare a leggerlo. Elitis poi è uno dei miei padri, una di quelle pietre che, come Ritsos, ti si incarnano dentro germogliando gemme, come qui, adesso, tra i suoi versi.
    Es

  • Mi trovo nella gioia di voler ringraziare Margherita Ealla, un lettore così attento è raro (sebbene abbia scoperto -con i miei complimenti- che lei non è solo una lettrice)
    La precisione delle sue impressioni ,mentre leggeva i miei versi, lascia in me un calore che desidero coltivare. Grazie

  • L’apertura alla dimensione nuova e sempre accesa di altro futuro possibile è stata per Graziano Morando forse, una consolazione, o un sovrappiù di energia per sollevarsi. E’ questa , forse, la misteriosa forza della poesia che solleva-allevia. E mi sento di dare ragione anche a Rudy (ma perchè non dare nome e cognome al completo?) quando invita a soffermarsi, più che sull’atmosfera rarefatta, sulla ricca polivalenza dei versi, sul loro sapore-senso. Trovo l’ultimo testo quasi incandescente nel tratteggiare i pensieri delle nuvole disorientate, metafora di un’umanità che fluttua nel dubbio di essere sui margini di un incolmabile vuoto. Il che può produrre in chi legge atteggiamenti di compassione e tolleranza verso ogni vivente.
    Sto aspettando di leggere l’intero libro che ho ordinato per continuare questo cammino lungo una parola che davvero sembra molto indicare-intrigare. Grazie anche alla redattrice Margherita per il suo passaggio.

  • Ho molto apprezzato sia le poesie di Vacca che la nota di lettura di Cristoforetti.
    In particolare la prima poesia (ma anche l’ultima) le sento anch’io permeate di un certo afflato con risonanze di tipo orientale nel tema (la “figura” del diamante, il tipo di domande/risposte: “dove nulla è stato, prima/e nulla è,”
    infine, anche nella costruzione sintattica
    per es.
    “Pochi giunsero,
    lo vorresti tu?”

    Sono contenta che questa poesia abbia ricevuto segnalazione e commenti!

    un caro saluto

  • Affermare che la poesia di Vacca è vicina alla poesia persiana è come dire che la pittura di Francis Bacon ( http://bit.ly/YzNP8O ) è affine a quella di Diego Velázquez ( http://bit.ly/YjF8jR ). Certo Vacca conosce certi poeti persiani, e Bacon conosceva certi quadri di Velázquez. Ma veicolare i lavori in questa direzione, sia per l’uno sia per l’altro, mi pare quantomeno riduttivo.
    I versi di Vacca possono, eventualmente, al pari delle tele di Velázquez, leggersi come destrutturazione di un modello. Ripartendo poi per i “molteplici altrove”.
    Proporrei quindi di ritornare al diamante spezzato dei versi sopra esposti. E godere delle sue luci, dei suoi colori suoi e dei riflessi di tutto ciò che lo circonda. E’ noto, infatti, che la polvere di diamante lucida qualsiasi materiale.

  • Ho letto con piacere il libro da cui sono state tratte le poesie citate. Mi è stato regalato in un momento in cui ho avuto bisogno di alzare lo sguardo e legarmi all’esistenza e al suo senso.
    Le schegge di ‘molteplici altrove’ ci contaminano, ferendoci anche, ma richiamano la nostra essenza e sensibilità. La particolare memoria, ricordi nitidi ‘ormai altrove’ come passaggi di quella continua formazione che è in noi con cui dobbiamo fare quotidianamente i conti, ci apre a nuovi mondi possibili. Sempre.
    L’immagine evocata ha spezzato il muro, di per sè perfetto e atroce che contiene ogni esistenza e la lega ad un determinato posto nel mondo. Qui siamo nel luogo dove il perfetto che è nel diamante si sbriciola e finalmente appare collocandoci senza tempo storico in una prospettiva a più dimensioni.

    Graziano

  • grazie, Gianfranco. colpisce questo trovare identità di pensiero e di emozioni tra poeti di mondi lontani e, come dici, anche di tempi lontani. davvero incuriosisce e forse spinge a leggere anche Hafez e Bidel. ma credo che ai lettori piacerebbe conoscere anche come quello spirito si è evoluto o quanto sia rimasto di quella visione nei poeti persiani contemporanei. ci potrebbe forse dire qualcosa lo studioso Cristoforetti, che ringrazio in anticipo.

  • Il gentile invito di Annamaria Ferramosca, mi spinge a rendere, nella loro impossibilità, un pò meno lontani i mondi della poesia persiana.
    Non sapevo di esserne vicino.
    Vero è che la mia sensibilità poetica ha trovato una delle sue visioni proprio nella lettura della poetica persiana ma non di quella contemporanea bensì di quella classica,primi fra tutti Hafez e Bidel.
    Nella loro poesia l’intreccio arabescato dello scaturire reciproco dei versi ha cristallizzato ogni altra strada da me in seguito percorsa.Il loro è un sentire assoluto.
    Tuttavia ho camminato ancora ed il mio occhio ha veduto anche altri mondi,non soltanto in Oriente.

    Gianfranco Vacca

  • Mentre leggevo il testo, pensavo, guarda quante similarità e richiami che casualmente trovo in queste poesie con alcune cose che avevo scritto tempo fa. E poi, quando arrivo alla fine del testo, mi ritrovo il tuo commento sulla poesia persiana, rimarcando che davvero il testo delle poesie ha un forte nesso con la lirica degli altopiani, ma anche molte altre cose per transitività.

  • Salutiamo questa poesia insolita e affascinante che Simone Cristoforetti presenta con convinzione Illuminandone il senso nel confronto con la poesia iraniana. Non conosco purtroppo la poesia persiana contemporanea, di cui posso solo immaginare temi e ritmi , ma sono convinta della vicinanza che poeti di nazionalità anche lontane possono raggiungere attraverso percorsi creativi- emozionali a volte straordinariamente coincidenti. Di certo ci piacerebbe conoscere l’origine di questa prossimità magari dall’autore stesso, che gentilmente invitiamo ad intervenire.
    Ognuno dei tre testi qui presentati mi colpisce per una sapiente costruzione binaria, nel contrasto -di grande efficacia evocativa- tra una scena di pura visionarietà e il successivo intenso richiamo alla dimensione dell’effimero che incombe sulla nostra esistenza.
    Una poesia che sorprende. Una scelta centrata da condividere.
    Il libro è acquistabile on line.

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