Considerazioni in forma di lettera all’editoriale di Flavio Ermini in Anterem n.85

Considerazioni in forma di lettera all’editoriale di Flavio Ermini in Anterem n.85

anterem n.85Sì, è vero Flavio: trattiamo la letteratura con troppa confidenza, ed è la fuoriuscita delle parole troppo grasse il rischio della confidenza. Ci esponiamo al rischio delle parole grasse, che è lo stesso dell’opulenza della ridondanza.
Dalla confidenza si contraggono malattie inguaribili, se ne esce quasi sempre malati terminali.
Sono l’eccesso dei dosaggi, le overdosi delle frequentazioni che rendono, stemperandosi nel tempo, i rapporti irrimediabili.
La confidenza, Flavio, sottrae all’imprevedibile le sue possibilità, scavando un solco profondo, sottraendo.
Le frequentazioni oneste forse necessiterebbero delle stesse condizioni Sabiane per l’onesta della poesia; non esimersi dal dire quanto è intorno. Ma proprio in questo dire il mondo, si cela la trappola che ci tende la confidenzialità, quella di scambiare il mondo per il proprio cortile e gli oggetti che lo compongono come propri strumenti.

Nella mostruosa neutralità della scrittura dove tutto affonda indifferente, come ci ricorda Blanchot, non c’è spazio per la confidenza. Eppure, amico mio, credo stia proprio lì che la letteratura irrompe facendosi trovare dopo essersi fatta inseguire.
“L’io è un altro” è in fondo l’unica vera provocazione che abbiamo dovuto affrontare in ogni relazione, l’unica vera affermazione che ci ha reso nomadi, ma bisognosi di raccontare che da qualche parte l’altro l’abbimo incontrato. Ed eccola qui l’essenza della confidenza nel bisogno che il dire avvenga fosse pure per sentito dire.

un caro saluto

Alessandro

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