Parola ai Poeti: Marina Corona

 

Qual è lo stato di salute della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Direi molto vitale(le voci che scrivono sono infatti moltissime) ma dal polso estremamente irregolare e in stato confusivo (si passa da opere ottime a quelle decisamente scadenti tenendole per lo più sullo stesso piano ) .Quanto ai poeti ce n’è per tutte le patologie: dall’anemico all’iperteso, dal depresso all’euforico. I poeti sono tantissimi e sono molto sensibili alla confusione dell’ambiente.

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Ho vinto il premio Montale per inediti nel 1990 e questo ha costituito un biglietto da visita in vista di una pubblicazione. Nel ’93 avevo una raccolta pronta e un amico poeta, Roberto Carifi mi ha indicato la Casa Editrice “I quaderni del Battello Ebbro”, era il momento giusto per me, non so se per l’ambiente, il libro ha avuto un discreto riconoscimento. Mi aspettavo di entrare in contatto con persone, magari fragili, però intelligenti, ardite, generose, non è stato così: l’ambiente poetico è malato di narcisismo e competitività. La pubblicazione è stata per me una conferma delle mie capacità se ne è accresciuto l’entusiasmo per la lettura e la scrittura poetica.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Mi avvarrei di attentissimi e sensibili collaboratori per vagliare con criterio poetico i diversi apporti in modo da non privilegiare le voci già note, sia pure stimabili, ma da aprirmi alle voci nuove di reale valore. Ci aspettiamo una disponibilità a stampare testi che,  a prescindere dalla notorietà dell’autore, realmente li convincano Che siano cioè dei reali “editori” nel senso tradizionale del termine.

 

La poesia di domani troverà sempre maggior respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di Internet? E il peggior rischio?

Il Web è un terreno fertilissimo per la poesia, un terreno che appartiene alle giovani generazioni e quindi al futuro, tuttavia non credo che i libri verranno relegati in angoli bui: la poesia sopravvivrà dignitosamente sia su internet che nei libri. Internet ha dalla sua parte l’estrema possibilità di diffusione, tuttavia rischia l’isolamento umano del ‘navigatore’.

 

Pensi che intorno alla poesia- e all’arte in genere- si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia e alla comunità alla quale essa si rivolge?

Il vasto numero di protagonisti è il problema principale e certo in questo caso internet potrebbe essere utilissimo per costruire una comunità critica di ampio raggio in grado di crescere e di dare giudizi sempre più stimabili. I critici dovrebbero soprattutto avere il dono della libertà di pensiero, della cultura, dell’esperienza, della sensibilità artistica, il loro ruolo dovrebbe essere molto prezioso: quello di attribuzione di valore ai singoli testi (tenendo però presente che, in ultima istanza, l’attribuzione di valore poetico è anche un processo estremamente individuale).

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Il nostro tempo ha condotto in tutte le arti ad uno scardinamento del canone, tuttavia ci sono artisti che lo utilizzano, alcuni in maniera eccellente ( ad esempio Patrizia Valduga). Non è il mio caso, anche se io privilegio la poesia non prosastica, cioè con rime interne, enjambements e assonanze, oppure con un canto o un ritmo che la leghi. Direi che è giusto che ciascuno scriva secondo la propria poetica, in questa varietà di voci c’è una grande ricchezza. Ritengo che tra il rispetto delle regole e il provocatorio scardinamento  la separazione sia troppo rigida, è passato il tempo in cui si doveva épater le bourgeois , possiamo rispettare le regole oppure scardinarle senza voler fare alcuna provocazione ma attenendoci al nostro più schietto sentire poetico.

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona poesia?

Un Ministro della Cultura dovrebbe generosamente finanziare luoghi di incontro letterario e poetico, ce ne dovrebbe essere uno in ogni quartiere con attività di coinvolgimento di tutti gli abitanti e alcuni, più prestigiosi, in grado di promuovere ottimi scambi culturali varie zone di ogni   città. Si tratta di strappare il pubblico alla televisione, impresa difficilissima ma altamente meritoria e di grande valore formativo. Bisognerebbe poi promuovere le Case Editrici che fanno una politica di largo accoglimento pur tenendo presente il merito. Se oggi tanta gente scrive non sarà un caso! Bisogna utilizzare socialmente questo impulso certo molto più apprezzabile  della pura passività.

 

Quali sono i fattori che più influiscono- positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione?  Dove credi che vi sia più bisogno  di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

La poesia, come ogni altro tipo di arte, dovrebbe costituire un tessuto ambientale che accompagna l’individuo per tutto l’arco della sua vita: dalla scuola, alle associazioni giovanili, alle associazioni per il tempo libero, agli incontri fra anziani. Se questo succede con il calcio, perché non dovrebbe succedere con la poesia? La poesia è fortemente aggregante e molto più feconda umanamente degli spettacolo sportivi, perché dunque non aiutare le persone ad investire nelle proprie capacità artistiche anziché in un atteggiamento di identificazione con gli atleti che induce ad essere puri spettatori? Naturalmente l’attività poetica non dovrebbe essere nutrita di spontaneismo, ma essere accompagnata  da una cultura poetica il più possibile raffinata e completa. Viviamo nel Paese dell’arte, sono le strutture pubbliche che dovrebbero occuparsi della diffusione della poesia in tutti i luoghi di incontro sociale.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Quanto al sentire il poeta è un apolide, perché tutti i poeti  sulla terra sono accumunati da un consentimento circa il mistero del vivere, il loro avvicinarlo in maniera a un tempo empatica  interrogativa; ma quanto al linguaggio non sono apolidi perché il poeta è fortemente legato alla propria lingua materna ed ha con questa un rapporto esclusivo. Sono rari casi quelli di poeti che scrivono  anche in lingue non materne e si tratta sempre di lingue di Paesi dove hanno soggiornato a lungo. Per non parlare della poesia dialettale. Il poeta ha verso il suo pubblico la responsabilità della propria onestà interiore, intendo etico – critica, ed intellettuale. E’ importante un atteggiamento che adegui la personalità alla nobiltà dell’arte, quindi scevro da competitività, narcisismi, ideologismi, in favore di un amore sincero e appassionato per la poesia in sé.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Credo che la disciplina sia assolutamente inutile se non c’è l’ispirazione, tuttavia bisogna, nelle nostre giornate, frequentare la poesia, chiamarla, dedicarle tempo, spazio, letture, pensieri, in qualche modo attenderla. La qualità della vita è molto importante per coltivare la poesia, questa non è amica di una vita frenetica. E’ importante in poesia l’esercizio del silenzio.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea ? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa  da dire?

In poesia idea ed emozione sono fuse. Per quanto si scriva a livello “sensibile” si comunica sempre almeno una visione del mondo, e per quando si voglia trasmettere un contenuto lo si trasmette sempre sulle ali di un’emozione. La poesia ha tanti messaggi: parla di noi, parla del mondo, sotto tanti aspetti. L’importante è che questi aspetti vengano con divisi non solo intellettualmente ma anche artisticamente dai lettori.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Non condividono la mia passione poetica ma l’apprezzano e la rispettano.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Ho ormai raggiunto l’età della pensione e quindi posso dedicare tutto il mio tempo alla letteratura, prima facevo la maestra elementare: un lavoro che, grazie alla spontaneità e alla creatività dei bambini, ben si accordava con l’attività poetica. Penso che la poesia non sia un mestiere, ma chi riesce a mantenersi scrivendo è molto fortunato. Vivo bene la mia condizione, mi sembra di essere una privilegiata   perché ho il dono della scrittura poetica.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia e ai poeti oggi?

Spero solo di continuare a lungo così. Per la poesia invece spero che la grande diffusione non comporti un declassamento del valore: questo è infatti il rischio che si corre. Che non si cada nell’ignoranza e nello spontaneismo ma si tenga sempre più alto il livello poetico, anche se diffuso. Penso con preoccupazione a tanti giovani poeti che vivono in luoghi dove la poesia non ha alcuna diffusione o che devono lavorare duramente per sopravvivere e corrono il rischio di non farcela a proteggere la propria vena creativa. La poesia, come ogni arte, è da un certo punto di vista molto forte ma da un altro molto fragile, deve essere socialmente  protetta.

 


 

Marina Corona è nata a Milano nel 1949 , dal 1970 al 1994 ha vissuto a Roma. Nel 1990 ha vinto il Premio Internazionale Eugenio Montale per la sezione inediti e di conseguenza la sua silloge è stata pubblicata nell’antologia di Vanni Scheiwiller  all’insegna del pesce d’oro. Nel 1993 ha pubblicato il libro di poesie Le case della parola per la casa editrice I quaderni del Battello ebbro. Nel 1998 ha pubblicato il libro di poesie L’ora chiara per la casa editrice Jaca Book ( Premio Internazionale Eugenio Montale per la sezione editi, Premio  Guido Gozzano, Premio Alghero – donna, Premio Circeo – Sabaudia,Premio Letterario Internazionale “Maestrale”- san Marco). Nel 2006 ha pubblicato il libro di poesie I raccoglitori di luce per la casa editrice Jaca Boook (finalista al premio Lorenzo Montano). Ha tradotto per la casa editrice Egea il libro Dialogo con Heidegger e per la casa editrice Jaca  Book  la prefazione al volume fotografico Mariana Yampolski. Ha partecipato alla stesura del Dizionario filosofico per la casa editrice Garzanti e alla stesura del Dizionario del comico per la casa editrice Jaca Book . Ha curato cicli di presentazione di poeti e letterati contemporanei e letture di poesia presso il Circolo della stampa,Archivi del 900 e  La casa della cultura di  Milano. Il romanzo La storia di Mario è di prossima pubblicazione presso la casa editrice Antigone.

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1 Comment

  • Parole oneste sulla poesia, con lucida visione e prospettive positive, con richiami necessari all’etica (di tutte le figure coinvolte nella poesia)e al ruolo delle istituzioni.
    Condivido appieno e ringrazio Marina Corona dell’apporto prezioso.
    Annamaria Ferramosca

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