Quaderni n.55 – Giorgia Stecher

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  • ho conosciuto la Stecher alla fine degli anni Ottanta ed ebbi subito la sensazione che le sue poesie fossero di alta fattura. Poi scrissi una prefazione a un suo libro. Ma la mia stima nei confronti della poetessa messinese andò aumentando con lo scorrere del tempo, fino alla apparizione del libro postumo “Altre foto per almum” del 1996.
    Attendiamo ancora oggi una edizione, almeno Antologica, delle poesie di Giorgia Stecher per restituire alla poesia italiana che oggi langue in un generale gioco al ribasso e all’inseguimento delle mode una poetessa di assoluto rango e nitore.

    Fin da oggi affermo che chi scrive e Giorgio Linguaglossa si dichiarano disponibili a costituire un Comitato per editare l’opera poetica completa di Giorgia Stecher, a sostenerne le spese di stampa previa prenotazione di copie.
    Per questo scopo chiediamo alla Redazione di farsi promotore e megafono della campagna di prenotazione di volumi del futuro libro di Tutte le Poesie di Giorgia Stecher.

    In fin dei conti l’ufficio di chi oggi fa il critico è quello di costituire il Cassetto della Memoria. Non altro.

  • Quando pensiamo alle fortune editoriali di mezze figure come la Frabotta e la Lamarque , e le rapportiamo al destino catacombale di un grande talento come la Stecher . . .
    Giorgia Stecher è la cattiva coscienza degli uffici stampa che ben conosciamo ; è un perentorio richiamo all’onestà intellettuale e alla “pulizia” della critica più avveduta ; che latita , ma come in questo caso viene esperita a tutto tondo .

  • Quando pensiamo alle fortune editoriali di mezze figure come la Frabotta e la Lamarque , e le rapportiamo al destino catacombale di un grande talento come la Stecher . . .
    Giorgia Stecher è la cattiva coscienza degli uffici stampa che ben conosciamo , è un perentorio richiamo all’onestà intellettuale e alla “pulizia” della critica più credibile ; che latita , ma come in questo caso viene esperita a tutto tondo .

  • questo “Altre foto per Album” uscito nel 1996 è un libro di rara classe. La poetessa messinese (e trentina) rivela una dote di raffinatissima ironia, la versificazione non ha mai un’incertezza o una imprecisione, tutti i “quadri” sono nitidi, essenziali, fotometrici e fotografici, il lessico preciso, denotativo. Si ha la sensazione che si tratti di un piccolo classico; è una poesia che ha uno stile personalissimo, un profilo non confondibile con altre scritture poetiche. Sia chiaro, la Stecher non fa nessuna rivoluzione linguistica o tematica, la sua è una poesia di stretta conservazione, conserva della tradizione quanto è necessario al suo stile didascalico evocativo. Evoca per poi subito dopo affondare ciò che ha appena evocato nel mare dell’oblio. Evoca l’oblio con grande pacatezza e misura. Senza perifrasi inutili e senza retorica, ssenza svenimenti o intromissioni del cuore. Lessico preciso, stile sobrio, spoglio, didascalico. Eccellente poetessa che Linguaglossa fa bene a riproporre oggi alla attenzione delle “poete” che infestano oggi il parlamento letterario.

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