Una poetica sollecitudine – una nota di M. Furia su “Esseri” di R. Piperno

 

di Marco Furia

Un’intensa, assidua attenzione nei confronti del divenire umano, inteso, esplicitamente, nella totalità dei suoi aspetti, pare il tratto distintivo della raccolta “Esseri”, di Roberto Piperno.
Denuncia sociale e, dunque, fermo richiamo all’impegno, fede religiosa, istanze (in senso alto) politiche, primaria importanza del rispetto dell’ambiente, questi i temi di una poesia civile che, proprio perché tale, non dimentica la dimensione individuale, ossia i rapporti tra il soggetto con gli altri e con se stesso.
Le due direttrici, quella sociale e quella personale, sono in realtà una sola, poiché la lingua di Piperno sa unire in maniera vivida e poeticamente convincente i due aspetti.
Così al componimento a sfondo ecologico “Bollino blu”, in cui si legge

     sul fiume Tiber
che sotto ancora canta
gorgogliando
nonostante le buste plastificate
che ne velano il fondo,

si uniscono versi come

Mi nascondo in me stesso
a me stesso da me stesso,

o come

     siamo memoria
accumuli di esperienze selezionate.

Non mancano, poi, profonde riflessioni sulla natura della lingua poetica, intesa quale àmbito esistenziale in cui riuscire a riprendere fiato

  Non conviene a volte
–         come adesso –
scrivere un’intera poesia
invece di accendere il gas,

oppure quale spazio di vividi ricordi

       e la poesia ci espone
a ricordi famelici di rabbie
e di amori,

oppure, ancora, quale labirinto privo di via di fuga

Trascrivo incontri e scontri perduti
in un percorso che non ha mai uscite.

Il tutto secondo un’intenzione volta a un comprendere, a un mettere assieme, nello stesso tempo equilibrato e caotico.
Nel caos, nella congerie di oggetti, avvenimenti e persone, la parola del poeta trova come per incanto esatta collocazione, giusto posto.
Il vero equilibrio non è dato una volta per sempre, non è frutto dell’osservanza di regole astratte e schematiche, ma è raggiunto passo dopo passo, gesto dopo gesto: non è scontato, è assiduamente conquistato da un essere sociale mai dimentico dell’importanza della propria individualità.
Gli “Esseri” non sono figure dai contorni ben definiti, sono piuttosto rapporti, collegamenti, sovrapposizioni, contaminazioni: l’esistenza non è la liscia, illusoria, immagine riflessa da uno specchio, bensì è incontro, emergere di orientamenti, di necessità, di desideri, verificarsi di esiti positivi e d’insuccessi.
Gli esseri, insomma, sono esposti all’influenza degli altri esseri e nella contingenza esistenziale emerge l’importanza della scelta, della tensione a una dignità maggiore che non conosce fine.
C’è uno scopo in tutto questo?
Direi di sì, almeno a leggere il verso

  per non restare di nuovo solo.

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