Vicolo Cieco n.27: Natale in doppia fila

 

Ogni fine del mondo è un’espiazione di peccati che si sanno commessi e di un lutto che si sa prima o poi di dover elaborare e allora se i maya hanno ragione anche la nostra “inconfessabile comunità” ha diritto alla sua apocalisse su misura.
Direi si potrebbe proporre un nuovo ciclo itinerante di letture planetarie in data 21 che fa molto celebrativo, così festeggiamo equinozi di primavere e solstizi d’inverno e non ci facciamo mancar niente.
Una bella letturina all’ora dell’aperitivo dato che il famoso happy hour è solo la nuova mensa dei poveri si potrebbe introdurre una tematica social della fine che fa tanto impegno, magari proporre un brindisi a prezzo fisso data l’occasione tanto i prezzi alti e quelli bassi sono solo due diversi espedienti per arrivare al profitto e all’alba di domani potrebbero non servire più nulla e allora giu col valpolicella doc che poi era il vinello di hemingway e quindi c’è un tantino di richiamo letterario.

Per dare risalto all’iniziativa credo si debba puntare sulla sindrome da ultima partecipazione, chi vorrebbe perdersi  d’altronde il lungo computo in versi e poi se qualcuno si dovesse salvare, un certo lirismo di rincorsa e magari qualche settenario sopravvive.

Mi immagino così una mezzanotte solidale dove si stemperano le polemiche con tutti gli esclusi dalle antologie e si perdonano gli editori delle mancate promozioni e delle tariffe troppo alte e tra ricchi premi e cotillon ringraziare qualcuno di esser diventato un giallista e congratularsi con chi ha smesso in tempo .

C’è da dire che le feste anche se si credono le ultime mi rendono nostalgico soprattutto quelle in piazza, per chi non lo sapesse, piazza è quello spazio aperto che dovrebbe fungere da luogo semantico e asserto di significati culturali, quindi questa nostalgia mi si trasforma spesso in lacrimuccia e c’è sempre qualcuno che mi manca da vicino ieri Lucio e oggi Roberto.

Dicembre è alla periferia di un futuro, è un malgrado che ci si secca in gola che l’aver abitato la letteratura da principianti di certo non consola, eppure è così, questo inverno di scrittura che abbiamo provato a ritardare da faxsimili di poeti non ce ne siamo nemmeno accorti di aver dato per anni l’altra guancia, di aver detto solo grazie per sogni falsi e buoni convinti che da qualche parte qualche cielo ci senta o alla peggio ricomponga parole e le tenga da parte.

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