L’Aria n.16: Zero

 

ad Emilio Piccolo (1951-2012)

Zéro
mais aussi le
cercle total de
la réalité

Andrea Zanzotto, Microfilm

 

1.

Ora che «è stato detto Tutto» (Tiziano Salari, Strategie mobili), ciò che esiste contagia il mio dire e le mie azioni, perché Tutto è in Tutto. Anche la  morte è compresa nel Tutto detto: dico il nuovo e ripeto il vecchio, che mi ha adottato per condizionarmi (accettazione, simpatia, ignoranza, eccesso d’amore, ecc.). Poi pubblicherò il mio lavoro. Se è stato detto Tutto, tutto è in tutto: anche il meno. E va bene. Così il testo che nasce condizionato – figlio di un padre – potrà condizionare altri: come il padre di un figlio.
Il rapporto con la Tradizione fonda anche il futuro di chi scrive. Almeno tre scritti di Amelia Rosselli – il Diario in tre lingue, il saggio sugli Spazi metrici e la nota sulle fonti della Libellula – parlano del rapporto con la letteratura da succhiare e vivisezionare. È nata anche in Arcadia l’istologia. Ad esempio, la conoscenza delle Origini comporta un’esperienza-esperimento della forma misurata, e quindi un percorso che potrà essere altro: «Per caso volli rileggere poi i sonetti delle prime scuole italiane; affascinata dalla regolarità volli ritentare l’impossibile» (Spazi metrici). Infatti «a soft sonnet is all the strenght i have / to create» (Sleep).

2.

La coazione è orgogliosa. Pilato dice: «Ciò che ho scritto, ho scritto», per autorità grande e grossa (Giovanni, 19, 22). In un lavoro coatto io sono offerto alle mani di altri, sono con loro, in un modo che può diventare nobile: «Scrisse musiche inedite, inaudite, / oggi sepolte in un baule o andate / al màcero. Forse le riinventa / qualcuno inconsapevole, se ciò ch’è scritto è scritto» (Montale, Xenia, I 13), e poi in prima persona: «Non dipende da me; un artista è un uomo necessitato, non ha libera scelta» (Intenzioni, 1946). Il senso meno basso – il riconoscimento passivo della scrittura esistente, che mi condiziona – è in altri appunti, tra poco.
Le direzioni sono due: o Pilato, che vuole e fa, o la Necessità, che mi vuole e mi fa fare. Sono due cose e si separano davanti all’idea di un contagio (delle parole, delle idee, del modo di produrre e proporre sé): o completamente ignorato («ciò che ho scritto, ho scritto», perché faccio solo come voglio) o accolto, quando contagiarsi è cosa buona.
Poi si è imposta serenamente la perdita serena di un metodo, davanti ad una COSA naturale (tó prâgma) che è apparsa nello sviluppo del lavoro e lo ha deviato: non solo la poesia dell’autore Amelia Rosselli ma anche la funzione espressiva che si incarna in un autore e nella cerchia che lo riconosce (il nome di Pasolini sarà ripetuto molte volte, nell’incontro con Realtà, passione, contenuto; e poi Zanzotto, per cui Artaud, ecc.). C’è una funzione-Rosselli? Più avanti, attraverso Zanzotto, c’è anche una funzione-Artaud, con cui schierarsi o da respingere.
La Realtà è un cerchio linguistico e attivo, alla fine di Empirismo eretico:

L’uomo intento alla vita, preso nel giro del puro pragma, decifra continuamente il linguaggio della Realtà: il barbaro davanti a una bestia è davanti a un ‘segno’ di tale linguaggio […]. Il vivere è dunque un esprimersi attraverso il pragma: e tale espressione non è che un momento del monologo che la Realtà fa con se stessa a proposito dell’esistenza.

Il prâgma (Nevrosi, Mistero, vita sperimentata) che produce il testo e la formalizzazione del testo (Spazi metrici) è la Realtà: di qui il titolo. Tutti i titoli interni sono, poi, liberi e/o allusivi (deformati) come il primo.
Ora ogni metodo sembra l’effetto di un condizionamento, che in parte è anche necessario e naturale (e in parte no): quindi l’idea più presente in queste scritture deve essere il contagio, o il contatto tra autori di parole.
Una parte del laboratorio è irresponsabile – «la Critica è un marchingegno inventato dai rimasticatori di pane angelico altrui» (Raffaele Perrotta, alea) –, e l’angelo sarà l’artista. Va bene. E in che senso si attua la mediazione? L’angelo annuncia: annuncia che cosa e a chi? Il pane rimasticato è anche un repertorio linguistico autoriferito: quindi narcisista (un testo si specchia in un altro) e acido (dico – cito, confronto, ecc. – contro un altro detto; o citandolo lo succhio e lo distruggo). E Il significato è semplice: la salute dovrà essere la mia impermeabilità alla soluzione pazza e angelica del suicidio; e positivamente: tutta la scrittura creativa contiene la sua storia, e la rimastica, come deve essere.
Sembra un miracolo dell’ascolto, che basta documentare: il poeta «sperimenta con la vita» fino a trovare una forma potente, ecc.; questa forma scritta sarà anche l’immagine pubblica dell’autore, esaltata dall’autore stesso, fino all’invasione dello spazio letterario in cui si diffonde. La nuova comprensione si basa sull’intimità – invisibile e sensibile – tra autore e lettore.

3.

Il battesimo del battezzatore Pasolini impone una politica (la pubblicazione) e una spiritualità (la disponibilità ad accettare un condizionamento alto, che deforma il percorso normale). L’esperimento, nella sua purezza, è vita; la lingua è onestà e gloria della vita. Per Pasolini tutto questo sta da sempre in una ricerca di «autodelimitata grandezza e […] inusualità», che ha già trovato il nuovo e il vitale in Massimo Ferretti («Il suo sperimentare non è altro che il suo attaccarsi alla vita: un solo gesto, cioè, che per valere deve essere sempre diverso»: Il neo-sperimentalismo [1956], in Passione e ideologia). Ci si attacca alla vita come il soldato Ungaretti della Veglia.
L’esperimento sulle parole-con-noi e su noi-con-parole è sempre attivo, senza differenze di genere. Dicevo «contagio delle parole» e non ero nuovo. L’archetipo è in una pagina di Andrea Zanzotto, anno 1962, intorno ai Novissimi: «…quel credere di poter minare lo sfacelo restandone, tutto sommato, fuori, o essere fuori del contagio delle parole, tipico del nepios oltre che dell’eroe». Nella formulazione del 1962 si tratta anche di una disponibilità sensibile, che accetta la funzione-Artaud (espressione, malattia, distruzione, supersincerità) insieme alla vitalità-Artaud. L’ambiente opposto è in grado di dividere la funzione dalla vitalità, e quindi di sopravvivere. Artaud stesso, e chi è come lui, non divide: perciò non vive, e finché vive fa quello che può.

[2000-2012]

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