Massimo Sannelli, risposte a Mauro Ferrari

 

La mia poesia non è stata sempre «oscura», non del tutto, e non lo sarà in futuro, né completamente. Massimo Sannelli è anche l’autore di testi di teatro leggibili, è attore e regista nel cinema e sul palco, ha scritto prose compromesse con il mondo, ecc. La questione è diversa, ed è sociale: chi è Massimo per essere «oscuro»? La sua oscurità è nulla, rispetto a Villa e Perrotta e al primo Viviani (e a Salvi, a Fichera, ecc.); ma in Massimo si percepiva (e non si decifrava) un senso molto presente all’interno di un cursus musicale, fatto per la voce alta. E si percepiva che non era sperimentazione a freddo, ma una rabbia asociale, incanalata in forme pulite. Era (è) una sperimentazione lontanissima dalla sperimentazione – perché veniva e viene da una bocca che chiede solo «baci lunghi», come Tondelli: quindi che cosa è? Era biografia? Era musica? Era la parodia antisperimentale della sperimentazione? In generale, i poeti di 30, 35, 40 anni sono feroci consumatori di musica – ma la loro poesia teme la musica, in generale. La musica è più bella della poesia: ecco il motivo.
La crisi dei lettori è stata questa: da un lato un’apparenza mistica (che delude i materialisti), dall’altra l’impressione che il testo urlasse come Isabella Santacroce (che delude i corpi brutti): «leccatemi il culo bastardi non talentuosi» (per inciso: Dante non grida niente di diverso, nella maggior parte della Comedìa). Ma io – ripeto – «volevo baci lunghi» e luce.
Il «corpo a corpo» continua, ogni giorno e ogni ora. Si tratta della resistenza ad una lingua – questa –, che corrisponde ad uno Stato – questo – e ad un popolo – questo – che uccide e si uccide, tra alcool e scommesse e infatuazioni politiche, e non lo sa.
[questi paragrafi non sono espressivi: non sono arte, e basta. Esprimono quello che basta].

[e qui c’era una domanda sulla riscrittura] Si è detto che ho avuto coraggio. Ma il coraggio è di chi lotta per la vita in Afghanistan o sui marciapiedi. Ho solo tolto la mia poesia alla sua storia recente e ai suoi critici: non per riprendermela, ma per ribattezzarla. Ho sentito che le definizioni – dalla cella del monaco (io) all’idea del trobar clus (mio) – erano soffocanti. Ad esempio: il monaco chiuso non è giustificabile come attore, eppure lo è. O non è monaco o la definizione è povera.
Ho sentito che la dispersione dei testi era l’allegoria della dissoluzione post mortem. Dopo l’evento, scomparendo (cosa possibile), sarebbe scomparso tutto (cosa orribile). Così la mia ombra avrebbe urlato come la Minerva Jones di Spoon River: «Will some one go to the village newspaper, / And gather into a book the verses I wrote?».
Per sopravvivere, per dissociarmi e per lasciare una traccia univoca – ho riscritto e raccolto i verses I wrote; e il secondo volume accentuerà la riscrittura, con più violenza.
Voglio tradurre l’italiano in italiano.
Vorrei liberare i testi dal nodo umano che li ha trasformati in fioretti di santità laica e in esempi di morte in vita. Non c’è nessun altro che possa farlo; e i testi sono qui perché ce li ho messi io: il compito di sistemarli per la seconda volta è solo mio. Il senso della «profonda riscrittura» si dice in tre parole: la prima è VOLEVO (oppure: VOGLIO), la seconda è ESSERE, la terza è FELICE (in un senso non banale, che significa solo: non uscire da un centro trovato, da una condizione piaciuta, anche se è instabile).

[e questa fu una domanda difficile, la risposta non fu diplomatica] Nessuno scrittore può essere mistico in quanto scrittore: dovrebbe o tacere o cancellare il proprio nome dalle opere, e rinunciare del tutto alla pubblicazione. Ma la mistica – quella speculativa, da Eckhart a Cioran – aiuta a riconoscere il falso io e la parola falsa.
Il corpo non ha messo alla prova lo spirito. I due sono compagni fino all’ultimo giorno, e hanno sofferto senza separarsi. Questa città sa di questo sregolamento e di certe urla.
Il primo nemico di un artista è la tentazione – indotta da altri – del suicidio. Sì: indotta da altri, nel momento in cui gli ambienti si ritirano – dopo averti adorato – e tu sei solo. Bisogna essere forti per non cedere; e bisogna avere vincoli forti per non abbandonarsi. Saper valutare le parole è un sostegno, e in questo la mistica può dare aiuto. Ma ci sono situazioni in cui solo la spada di Cyrano – che non è la lingua – servirà e darà frutto: come la divulgazione è la violenza? Sì: si diffonde…

(Genova, settembre 2009)

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