Giovanna Frene: ‘Spostamento’

 

Il forte e sempre motivato labor poetico di  Giovanna Frene  ha al suo attivo già più di una raccolta e componimenti noti anche attraverso una larga accoglienza in riviste di buon livello.
In  Spostamento Frene manifesta in modo particolarmente profondo il collassare dell’animo con la tragica scomparsa di un parente carissimo, quasi nel percorso di una paventata a pur necessaria maniera di sincrono annichilimento.
Gentile e improbabile  “psicopompo”  il suo animo accompagna quella discesa che pur non può non avere in filigrana una scommessa di rivalsa o addirittura una furia nel confronto con la testa di Medusa che rimane all’angolo, non eliminabile relitto, ma pur confinato in una marginalità.
Uno  stile  stretto,   compatto,   non  rinuncia   a  presentarsi   nella  sua originalità che pur quasi si arrende a un pudore nei riguardi dello spettro di una informità definitiva, e dà la misura dell’intelletto d’amore dell’autrice. Ma quale domato barocchismo di visioni, e infine quale stravolto scintillio di immagini muove il tessuto denso e coattivo di questo dire!

(Andrea Zanzotto, recensione a Spostamento, in “Semicerchio”, n. 2, 2000)

***

[…] Il poemetto nasce come torsione testuale o nadir (complesso) di un evento luttuoso. Il suicidio di una persona cara disegna sulla pagina orma e deformazione di un discorso emotivo. Che non significa sentimentale. È anzi vero l’opposto. E se un “io” affiora già dal Proludio, si tratta di ego che è dissipazione, e che così (si) dichiara: «per l’appeso scrivo qui la poesia doverosa / necessaria maledizione di un maledetto: / non dissimile al vento che portava / al nulla la stagione il detto della cenere». Dissipazione agìta anche sul corpo dei sostantivi dell’ultimo verso: quale valore hanno «stagione» e «detto»? Altre ceneri: grammaticali. […] Se quindi Spostamento si definisce in sottotitolo Poemetto per la memoria, è anche un flusso scritto-spostato lungo una linea di fuga dallo stesso concetto di testo. […] In apparenza formalmente chiusissimo, Spostamento si rovescia all’esterno della sua devozione e dedizione allo stile. E dove ragiona di una scomparsa, lo fa in qualche modo specchiando la fuga irreversibile del testo-tessuto: in memoriam. […]

(da: Marco Giovenale, recensione a Spostamento, ne «l’immaginazione», n.196, marzo 2003)

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