La punta della lingua – Poesia Festival (VII Edizione)

 

Poesia sì, poesia no, poesia nì, poesia boh. In un servizio del tg3, dedicato a Enzo Biagi all’indomani della sua scomparsa, il grande giornalista, in un’intervista di repertorio, a una precisa domanda sulla libertà, così rispondeva: “La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà”. Parole importanti, parole sante, parole grosse. Ma anche parole giuste? Intendiamoci, vada per la libertà, specialmente per quella di stampa, valore universalmente condiviso oltre che garantito dalla nostra Costituzione. Ma per quanto riguarda la poesia, siamo proprio sicuri che il divieto di aggettivarla, con la conseguente sacralizzazione che ne deriva, sia un valore in assoluto? Incorreremmo in deprecabile relativismo se ci dovesse capitare di utilizzare espressioni come poesia lirica o poesia epica, pura o comico-realistica, poesia su commissione o d’occasione? Ne incrineremmo la cristallina purezza praticando composti come video-poesia, prosa poetica o poetry slam? Le mancheremmo di rispetto se ci uscissero inopinatamente dalla bocca attributi come classicheggiante, civile o sperimentale, orale o scritta o, addirittura, bella o brutta? O staremmo, più verosimilmente, esercitando il muscolo atrofizzato del senso critico, cercando di capirci qualcosa, riconsegnando la poesia alla sua natura di dato storico, riportandola all’altezza del nostro campo visivo, nell’area di influenza del nostro udito, alla portata della nostra mano? C’è chi ritiene che un libro di poesia italiana, scritto e pubblicato oggi, non possa, costituzionalmente, superare le 2-300 copie di vendita. I dati, anche quelli delle collane “maggiori”, sembrerebbero suffragare questa desolante teoria. Eppure esistono numerose eccezioni, inspiegabili soltanto per chi si ostina a coltivare una concezione della poesia come campo separato del sapere o palestra per accademici. Il nostro festival desidera contrastare quell’atteggiamento di timore reverenziale che tende a relegare la poesia sui sempre più angusti e polverosi scaffali che le librerie, più per senso di colpa che per effettiva convenienza, finiscono per riservarle. Nella persistente convinzione che il rischio “emofilia” (per la poesia come per le altre arti, del resto) possa essere scongiurato solamente con rivitalizzanti “trasfusioni” provenienti da corpi “altri”.

Luigi Socci (direttore artistico La Punta della Lingua)

Qui il programma del Festival.

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