Vicolo Cieco n.23: La critica che vorrei

 

Che dica la vacuità dello spettacolo e che smetta di pensare che siamo troppo pochi, che non ce la possiamo fare.

Che tiri fuori il perché di questa insofferenza; che ci dica che non dobbiamo sbatterci a trovare nuove topologie, ma solo una diversa dimensione tempo, qualcosa che assomigli a l’esser contemporanei per davvero.

Penso a qualcosa che sappia riparlare la metamorfosi senza resistenza, che sappia dire la trasformazione della disarmonia, in una simmetria affettiva che sembra così uguale alle parole della pancia, ma che invece va più in là.

Vedo qualcosa che se ne sbatta delle percezioni neurologiche di un biografismo sommario e inconcludente, vedo l’inservibile di ristabilire parentele per rintracciare aristocrazie spesso immeritevoli.

Vorrei le stimolazioni elettriche delle aree corticali; vorrei le storie, ma solo quelle parallele; vorrei l’interpretazione dei disegni più ancora di quella dei segni, un alfabeto iconico, il linguaggio verbale di un casaccio di frammenti.

Rileggere la chiusura del sipario, l’usura dell’equivoco che  ci ha consumato una dialettica tra consumo e promesse; rileggere l’efficacia di chi strappa la forza dal mito, di chi crede che ogni poetica si misuri a metafora.

Vorrei un prefisso che non sia sostituzione, ma soltanto intensità, e la foto dello scomparso da tenere sul camino con il ricordo di aneddoti da monetizzare. Vorrei che qualcuno di nuovo si accorgesse che si scrive per preparare uno spazio. Vorrei una critica che pratica il procedere nella responsabilità del pensiero e non in quella del prodigio.

Letteratura vivente non è professionalizzare il disturbo, ma intervenire per superare lo spaesamento, per cercare insieme il testo, per definire l’inerte aprendo il mondo alla vita delle cose.

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1 Comment

  • Testo vaghissimo e sfuggente, non l’ho capito e non so nemmeno come definirlo. Se è propositivo (come vuole essere o apparire), perché non fa esempi? io intendo la critica in modo pragmatico, questi trascendentalismi spesso mi fanno pensare a un pour parler, ma vorrei sbagliarmi.

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