un tale, una tale – tra oralità e scritture n.9: Prima che notte accechi il loro soffio

I due testi qui presentati fanno parte di una serie in cui a parlare sono voci non identificate. Le minime didascalie non servono a specificare, ma soltanto accompagnano il flusso di questi alterchi e li punteggiano. In effetti sono di solito due voci che si intrecciano, si rispondono, si replicano. Da dove vengono? Mi pare, a mente fredda, che esse mescolino soggettività e oggettività. Possono essere proiezioni psichiche, voci profonde dell’“io” in tenzone, in opposizione tra loro, che si oggettivano; o possono essere voci del mondo, contrasti in qualche modo ‘reali’, che entrano nel patrimonio vocale dello scrivente. Quanto vi sia di orale in tale incontro-scontro non è facile dire univocamente. Vi sono tratti del parlato e insieme forme che alterano la mera colloquialità. Non c’è una ricerca esplicita, unidirezionale in tale ambito: sono voci che si impongono, che dettano la loro urgenza e necessità, servendosi di tutte le risorse di una lingua, senza restrizioni di sorta.

“Io che non ero pronto,
è stata troppo la vita per noi,
non la realtà è quel che volevamo,
non la realtà, non lei, ma fluttuare…”
……………………………………………………….
“credi che sia riposo
ad attenderti altrove e non il cinema
passato, mille volte?…”
………………………………………………………
“si vuole in bassi giorni
sapere di aver sognato la vita
come da adolescenti si ha terrore
del medesimo dubbio…”
………………………………………………………
“da qui si vede bene: non la crescita,
ma resistenza strappa le radici,
e non è caro il gesto d’ostinarsi”
……………………………………………………..
“fralezza, io ti chiamo
nella piana stanata dalla pena,
slargata come una pupilla pura:
non c’è riparo, è fiore
che si rifiuta, come un volto, un nome”
……………………………………………………..
“guardo la luna, anche per noi si imbianca
anche per noi, uguali, e non è bene
non è bene presumere, non è…”

* * *

“di queste cose parleranno altri,
in tempi nuovi…”
…………………………………………..
“…non fosse per il gelo delle notti…”
“… anni, decenni, vite di lavoro
gettate a capofitto nella scena
che le respinge…”
…………………………………………
“oh come devi togliere la spina
dal tuo dolore: lasciarlo
respirare”
……………………………………….
“da tutto il tempo infiamma la mancanza,
non c’è luogo sottratto”
………………………………………..
“adopra il nulla: esso contiene il seme
di nuove nascite oltre il grande numero”
“rimarrà peritura la tua sete
fino a che non desisti…”
………………………………………….
chi li intende potrebbe
sporgersi ora da vecchie finestre.
ma non sa più chi parla: essi in lui,
o invece egli stesso. E dura molto
prima che notte accechi il loro soffio


Daniele Piccini (1972) insegna Filologia della letteratura italiana alla Seconda Università di Napoli. Ha curato tra l’altro edizioni critiche di testi poetici trecenteschi e l’antologia Poesia italiana dal 1960 a oggi (BUR Rizzoli, Milano 2005). Ha pubblicato le raccolte poetiche Terra dei voti (Crocetti, Milano 2003), Canzoniere scritto solo per amore (Jaca Book, Milano 2005) e Altra stagione (Aragno, Torino 2006).

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