Sebastiano Aglieco: ‘Grandi frammenti’ – Tracce 1995

 

Grandi FrammentiSebastiano Aglieco

1995

Tracce (Collana I campi magnetici)

 

Questa raccolta di poesie di Sebastiano Aglieco ci mostra una poesia sicura nel dettato e rigorosa nello stile, una silloge in cui la dimensione simbolica ed evocativa del testo prevale nettamente su ogni altra possibile considerazione. Se la critica militante definisce questo stile “neo-orfico”, cogliendone alcuni aspetti fondamentali, dobbiamo anche evidenziare la differenza tra questa poesia e quella, per esempio, di Giuseppe Conte e di altri poeti “mitoligici”: l’orfismo, la densità simbolica del testo, la forte espressività sono qui tutti calati nella vita quotidiana, che si fa humus do ogni pensiero creativo.   Una silloge, quindi, che ci mostra una poesia particolarmente matura e valida, una voce tra le più sicure nell’ambito della poesia contemporanea.

(dalla cuarta di copertina)

Questa raccolta di Sebastiano Aglieco raccoglie poesie che vanno dal 1985 al 1988. Divisa in quattro sezioni, con diversi percorsi tematici, è tenuta insieme dall’idea di fondo che senza passato non c’è futuro. Così nel primo gruppo (Grandi frammenti), le 8 poesie presenti si riferiscono variamente all’idea di patria prendendo le mosse da una frase di Chatwin secondo cui la terra deve prima nascere come concetto mentale per poi essere cantata e quindi poter esistere. Dal mondo spirituale dei primitivi e dalle loro civiltà sepolte, dalle metropoli moderne fino alla propria terra (la Sicilia) ripescata dalla memoria (Aglieco vive a Monza dove insegna in una scuola elementare), il percorso della patria è introdotto proprio dall’idea della necessità del ricordo e della difficoltà, nel tempo che trascorre, del suo recupero. Nel secondo gruppo (La guerra, i nascituri), il discorso memoriale prosegue con il recupero di un passato che si riferisce ora al concetto di famiglia. Le 6 poesie (che partono da un verso di Jahier che circoscrive il tempo del ricordo agli anni della guerra) ancora una volta pongono in primo piano l’opposizione dimenticare/ricordare, anche se il ricordo assume i contorni del sogno.

(Luca Rando, in La Rosa Necessaria, 1996)

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