Parola ai Poeti: Luca Ariano

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Per me lo “stato di salute” della poesia in Italia è buono, così come quello dei poeti; il  problema è che la poesia viene considerata un sotto-genere o talvolta nemmeno quello per cui è diventata un settore di nicchia per pochi. Questo è dovuto a vari fattori, in primo luogo al poco interesse da parte delle istituzioni e degli editori che badano prima di tutto al profitto e poi alla qualità del prodotto. La società e la scuola hanno fatto il resto.

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

L’ho pubblicato nel 1999 a vent’anni. Non so ancora oggi se fosse il momento giusto, così per ogni mio libro anche successivo, sentivo però che dovevo chiudere un percorso, così come per ogni raccolta prima o poi avviene. Ho trovato il mio editore tramite una breve intervista su un quotidiano nazionale nella pagina di Milano. Sono contento di come sia andata e non posso dire di essere stato deluso, sapevo a cosa andavo incontro e cos’era la poesia già undici anni fa.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Non sarei in grado di fare l’editore, ci vuole passione, competenza ed anche un po’ di sana “incoscienza” e gusto per il rischio che non so se saprei prendermi. Dell’editoria italiana – vale soprattutto per i grossi editori – cambierei la logica in base alla quale il profitto viene prima di tutto, anche della qualità dell’opera. I poeti, secondo me, si aspettano onestà e lealtà, doti che sono in via d’estinzione in questo Paese.

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

Come ho già detto prima, la poesia, purtroppo, è considerata un sotto-genere e penso che, in Italia, abbia poco futuro a meno che non cambi la società nel breve periodo. Il maggior vantaggio di internet è la diffusione rapida e veloce, il difetto forse troppo poco filtro in certi casi, ma quello penso che poi venga naturale con il tempo.

 

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Io penso che la critica, come tanti altri generi letterari, sia in crisi, ma ci sono critici in gamba che fanno il loro lavoro seriamente ed onestamente ma, come detto sopra, sono doti in estinzione.
Non penso possa esserci una comunità critica, penso che ognuno poi tenda a seguire un suo percorso nel bene o nel male, pur magari avendo affinità con altri.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Dipende sempre da cosa si intenda per canone. Per me  possono convivere entrambe le forme, la poesia non ha bisogno di essere ingabbiata in schemi, il grande poeta va oltre questo. Per me, tanto per fare due nomi, sono grandissimi poeti sia Sereni che Zanzotto, così diversi tra loro.

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona Poesia?

Bisognerebbe che la Letteratura, non solo la poesia, fosse considerata dalle Istituzioni una cosa viva e vegeta, utile a tutti e non un peso o roba da vecchie aule solo perché non dà profitto immediato come la televisione o il cinema. Il Ministero della Cultura dovrebbe assolvere al compito di Ministero della Cultura e come tutti i Ministeri badare al bene comune.

 

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Penso di avere già risposto implicitamente nelle precedenti risposte.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Un poeta dovrebbe essere onesto, scrupoloso, serio, non pensare solo alla sua “carriera” e vedere la poesia come un modo per, non dico migliorare il mondo, ma per renderlo più bello e non pensare che possa farlo arrivare chissà dove.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

In entrambi sempre essendo leali con se stessi e  con la propria ispirazione, non forzandola mai.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

Per me la poesia è un mezzo per esprimere qualcosa, mi viene spontaneo usare questa forma e sento che ho da comunicare qualcosa. Il giorno in cui non ce l’avrò più smetterò di pubblicare poesie e forse anche di scrivere.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Che sia una parte di me e leggono sempre i miei lavori.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Non vorrei mai fare il poeta di mestiere perché penso perderei la libertà e l’ispirazione. Mi piace sentirmi uomo del mio tempo, dentro al mio tempo e la poesia è uno degli aspetti della mia vita, ma non l’unico.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Spero non scompaia e che i poeti contribuiscano ad un futuro migliore mettendo da parte, ogni tanto, il proprio narcisismo.
Alla poesia oggi non serve nulla, serve che la gente capisca la grandezza e l’importanza della poesia.


Luca Ariano è nato nel 1979 a Mortara (PV). Nel 1986 si è trasferito a Vigevano, città in cui ha conseguito la maturità classica. Si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali a Parma con una tesi su Ugo Guanda. Vive tra Vigevano e Parma. Ha pubblicato nel 1999 la raccolta di poesie Bagliori crepuscolari nel buio presso Cardano di Pavia. Sue poesie sono apparse su riviste tra cui Tam Tam, La Clessidra, Il Foglio Clandestino, Ciminiera, siti letterari (Frontiere, Orizzonti, Faranews, Porpore, Nuovi Scrittori, FuoriCasa.Poesia) e nelle antologie Poesie del nuovo millennio vol II ed Orizzonti di guerra. Tra un fiore colto e l’altro donato di Aletti editore, Oltre il tempo/Undici poeti per una Metavanguardia, curata da Gian Ruggero Manzoni per le Edizioni Diabasis. Diploma di merito al premio letterario “Ignazio Silone-Parma” (2003-2004), ha collaborato con la rivista on-line Porpore, collabora con i siti Pagine Zero, Il Foglio Clandestino, La Clessidra ed è tra i redattori della rivista Ciminiera. Ha partecipato a reading di poesia a vari festival.

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