Poesia Condivisa n.6: ‘Paradigma – tutte le poesie 1947-2005″, di Alfredo De Palchi

 

è il vento
di solito che sbatte le stecche
delle persiane di plastica, le tendine
di canapa: lo registro nel nastro magnetico:
sfoglia per la stanza fogli di carta
su cui batto a macchina…sollevando
nella bottiglia di Nebiolo fondi
che m’impastano la bocca.- vedo il vento –
contrario alla meteorologia vedo il vento:
è cristallo in polvere, circolare, onda circolare
vino che mi cozza eccitato addosso al me
stesso interno, vento
liquido contenente succo atmosferico, polvere
fumo oro, odori d’uomo
– che altro dire, pensare –
qui, accanto a te che ascolti
e non dici. Io devo parlare
parlare, perdere il fiato contro il vento delle mie parole,
il vento della demenza
non puoi dire no –
la demenza è impalpabile, elemento
di ogni elementoperché demenza “spiega”

spiegare, impossibile, solo posso dirmi…
snervare i battiti imprecisi del polso
massaggiarmi le tempie, pettinarmi
di continuo la nuca, concentrare
quello che succede penso sfattamente
(immagini inconsistenti)
nel cuore in moltitudine multeplice

è il vento demente della mia essenza

che ne so
tu non parli, non spieghi me al me
stesso – sempre dici “perché”
– come possibile comunicare –
se taci; vedo sperimentato consumo
ciò che mi è dintorno
e non vale lamentarmi: intendo ridurmi
un mucchio…
“ah ora…”

non capisci altrimenti…
non è ch’io voglia essere capito, nessuno
capisce nessuno: voglio me
in me stesso, il perché del tuo “perché” –

 

Paradigma Tutte le poesie 1947-2005, Alfredo De Palchi, Mimesis Hebenon, Milano 2006, pp. 406

Versi tratti da Sessioni con l’analista, un poemetto scritto nel 1964, composto da 23 testi, tutti ugualmente alti e di rara potenza espressiva, da un autore non adeguatamente conosciuto e apprezzato nel panorama della poesia contemporanea.

Le tragiche esperienze personali di Alfredo de Palchi, oggi newyorkese, ingiustamente imprigionato nell’immediato dopoguerra appena diciottenne, rivivono, se possibile, ancora più violentemente nel ricordo filtrato dagli anni e dalla poesia.
Il dettato apparentemente criptico dei versi affascina per la forza evocativa delle immagini e l’aspra concisione dell’espressione, sciogliendosi, a lettura ultimata, in percezioni limpide ed emozionanti.
Versi privi di condizionamenti stilistici ed ideologici, ma da cui scaturisce con forza l’anelito alla libertà, alla comprensione della pazzia del mondo. Il trauma ha lacerato la ragione e frammentato l’io che stenta a ricomporsi, ma non ha distrutto il cuore del poeta ed ha (r)affinato l’uso della parola, capace ora di esprimersi in toni di alta liricità nel tentativo di specchiarsi nell’altro.

Dichiaro la volontà di voler acquistare eventuali successive raccolte pubblicate dall’autore (enorme, però, la difficoltà di reperire le sue opere…) per seguirne nel tempo la futura scrittura, riferendone in questa rubrica.

Firenze,  14 aprile 2011   Annalisa Macchia

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25 Comments

  • Sono felice che questa rubrica faccia il suo lavoro così bene: segnalare all’attenzione dei lettori voci di poesia spesso defilate ugualmente ma molto ricche. Personalmente, trovo preziosi questi commenti che mi spingono ad approfondire la conoscenza della poesia di De Palchi, un poeta che conoscevo poco… grazie a tutte/i voi!

  • Grande. meraviglioso poeta, Alfredo De Palchi. Grande e meraviglioso l’intento di farlo conoscere appieno svolto dal sito che ci sta ospitando e dalle speciali cure di Annalisa Macchia ed Annamaria Ferramosca.
    Ho avuto la fortuna di conoscere personalmnente il poeta alcuni anni fa qui a Firenze, in occasione di un incontro alle “Giubbe Rosse” dedicato alla rivista “Gradiva”.
    Grazie per questo “servizio” reso alla grande, vera poesia, e un caro saluto da Mariella Bettarini

  • Ti ringrazio, Sandro, per la puntualizzazione sui lavori critici fatti per de Palchi e per l’invito a leggere l’opera completa. Lo scopo di questa rubrica è proprio quello di stimolare i lettori di poesia a voler dilatare la conoscenza di un lavoro di poesia a partire da un testo che, sia pura scelto come emblematico, non può assolutamente esaurire tematiche,stile,linguaggio nella loro originalità e movimento.
    un caro saluto,
    annamaria ferramosca

  • Cara Annamaria, finalmente riesco a scrivere poche righe per ringraziare te e il bellissimo sito che ci ospita per lo spazio dato ad Alfredo, secondo me uno dei massimi poeti oggi operanti. La condivisione al di là di ogni convenienza è l’unica cosa che ancora puù tenere in vita la poesia,e noi con essa.

    Alfredo è un grande poeta perché grande uomo: profondo, generoso, vivo. Ma RACCOMANDO a tutti di leggere l’opera completa, siccome la delibazione di zone circoscritte della sua opera non può dare l’idea della sua grandezza, che è andata componendosi nel tempo.

    Vi ringrazio anche per aver già messo in evidenza i libri usciti su di lui: oltre al fascicolo di “La Clessidra” e alla raccolta “Foemina tellus” da me curati, al volume “La potenza della poesia” a cura di Roberto Bertoldo e a quello curato da Luigi Fontanella al quale ho partecipato (e che spero di vedere presto), desidero segnalare “SCritti sulla poesia di Alfredo De Palchi” pubblicato come allegato di “Hebenon”, sempre a cura di Bertoldo.

    Un caro saluto a tutti, Sandro Montalto

  • Dopo aver diffuso su facebook, anche qui riporto un messaggio di Alfredo de Palchi:
    Si avvertono tutti coloro che hanno commentato la sua poesia nella Rubrica Poesia Condivisa e che desiderano avere il libro di saggi critici sulla sua scrittura appena pubblicato dalla rivista Gradiva Edizioni, che lo riceveranno gratuitamente scrivendo una e-mail con il proprio indirizzo a
    katpoet13@aol.com

    un saluto a tutti
    annamaria ferramosca

  • Grande, De Palchi!
    Il tuo nome non rimarrà dimenticato in Italia. Il tuo nome è voce, timbro identitario, poesia che fa emergere esattamente “la condizione dell’uomo”.

    Le ingiustizie vanno conosciute molto bene, portate alla Luce dei fatti. Trovo pertinente una frase di Vicaretti: la poesia/vita di questo poeta è rappresentata da “una sorta di ostinato chiedere ragione dell’inspiegabile fluire degli eventi”. Il loro “perché”, aggiungo.
    Amo il ruggito di Alfredo, gli aspetti più stranianti e, direi, drammatici.
    Sì, amo il suo ruggito senza artiglio.

    Un caro saluto,
    Nina Maroccolo***

  • Il poeta Alfredo dePalchi mi incarica di avvertire tutti coloro che desiderino avere il libro di saggi sulla sua scrittura appena pubblicato da Gradiva Edizioni, che lo riceveranno gratuitamente scrivendo una e-mail con il proprio indirizzo a
    katpoet13@aol.com

  • Umberto Vicaretti, con la sua accuratissima analisi testuale, si dimostra uno dei molti, ormai, estimatori della poesia di de Palchi. Di sicuro non più “pochissimi”, come sostiene il poeta, che ringraziamo per il suo intervento sbilanciato, come sempre, sul versante delle estimatrici. Vero è che tra i commenti qui un po’latita l’altra metà del cielo…
    Un caro saluto a de Palchi, ad Annalisa e a tutti coloro che da qui passano,
    annamaria ferramosca

  • A nome dell’amico Umberto Vicaretti, inserisco volentieri il lungo commento critico su questa poesia di De Palchi, che ho avuto l’inattesa gioia di ricevere. Non voglio aggiungere altro, il commento di Umberto è così ampio e articolato che non ha certo bisogno di ulteriori parole di presentazione. Solo un grazie doveroso e sentito a questo caro amico.

    Come tu ben sai, Annalisa, per avere un’idea del poièin di un autore non basta aver letto pochi versi, che magari fanno intravedere la grandezza di uno spirito, ma non consentono di penetrarne e comprenderne la poetica. Ad ogni modo, in questi versi del “giovanotto” (ma anch’io mi avvio a percorrere quel tratto di “gioventù”…), trovo una grande forza suggestiva, e anche una “rabies”, una sorta di ostinato chiedere ragione dell’inspiegabile fluire degli eventi. In un tempo-non tempo, in un luogo-non luogo, in un topos indistinto e indistinguibile, tutto accade per forza d’inerzia, per una sorta di misteriosa energia che insensatamente anima gli elementi.
    E qui deflagra il dramma della solitudine, dell’incomunicabilità e dell’estraneità, che fatalmente si fonde con quello della pazzia: quel “massaggiarmi le tempie, pettinarmi / di continuo la nuca” denuncia il dramma documentato e, starei per dire, ”ontologizzato” dall’assenza di corrispondenze e sponde capaci di riannodare tempo ed elementi in una sequenza di intelligibili accadimenti. Lo stesso interlocutore (l’analista?, una donna?, la natura?…) finisce per perdere una qualche “alterità”, in quanto l’ ”altro” non è che semplice finzione, pura fantasia, una sorta di “convitato di pietra”:
    tu non parli, non spieghi me al me
    stesso – sempre dici “perché”
    – come possibile comunicare –
    se taci…
    Questo immodificabile e irriducibile status rischia di segnare il punto di non ritorno, l’estraneità e il limite, l’inquieta e vana attesa di un’epifania di senso, la resa al caos, alla perdita di riferimenti, alla “demenza” che ogni cosa informa di sé:
    la demenza è impalpabile, elemento
    di ogni elemento perché demenza “spiega”
    Con le necessarie distinzioni di stile e di poetica, il pensiero corre agli stilemi della solitudine di alcuni grandi spiriti della poesia, come il Quasimodo di “Ed è subito sera”: “Ognuno sta solo sul cuor della terra”, o l’Ungaretti di “Solitudine”: “Ma le mie urla / feriscono / come fulmini / la campana fioca / del cielo // Sprofondano impaurite”.
    Eppure c’è un soprassalto, un rifiuto dell’assenza di senso, un’ultima linea del Piave di resistenza feroce, la risoluta decisione di mantenere un residuo, irrinunciabile punto di contatto (e forse di salvezza) con l’esterno, con l’altro, con il “nessuno” che non comunica e che non “capisce”:
    non è ch’io voglia essere capito, nessuno
    capisce nessuno: voglio me
    in me stesso, il perché del tuo “perché” –
    Nei versi di De Palchi si avverte intera l’eco dell’assurdità della condizione umana de “L’uomo in rivolta” di Camus e, anche, la determinazione di una rivolta contro il nonsense esistenziale e contro l’assurdo, insieme alla necessità di dare risposte al mistero del vivere.
    A vincere, in fondo, è il coraggio della sfida, l’obiettivo di guadagnarsi una via d’uscita dal tunnel dell’omologazione e della rinuncia: una rincorsa verso la luce, verso la libertà.
    Umberto Vicaretti

  • Gentili ragazze, Annalisa Macchia mi comunica di entrare in questo sito per vedermi illustrato da lei stessa e con un mio testo degli anni 60, con appoggi di Annamaria Ferramosca e di voi altre gentili che avete voluto esprimere le vostre brvi impressioni.
    Leggendo, noto che i nomi sono tutti femminili fino alla fine quando vedo il nome Ines, così si chiamava mia madre, e Annalisa che conferma la mia osservazione.
    Non mi sorprende, fin da ragazzino so che per il mio sistema l’universo è al femminile, so di amare la femmina totale che è la Grande Madre, e viceversa, perciò so che in generale sono più apprezzato dalla sensibilità femminile. Uomini hanno scritto sul mio lavoro, e soltanto tre donne ne hanno. Eppure soltanto queste tre donne-poete e le poche lettrici che mi seguono comprendono le mie abissali composizioni erotico-amorose.
    Pochissimi uomini mi stimano, parecchi sono gelosi o m’invidiano.
    Sono commosso, non con lacrime e sentimentalismi. Per il sentimento della vostra bellezza che mi circonda in questo momento.
    E ricordate che a ottantacinque anni con ammirazione vi guardo dentro gli occhi dove “M’illumino d’immenso”.

    Alfredo de Palchi
    New York City, 16 settembre 2011

  • Mi sembra doveroso qui ricordare,anche per tutti coloro che qui stanno provando interesse a questa poesia, la forte e lunga amicizia con Alfredo de Palchi del poeta e critico Luigi Fontanella,docente di Letteratura Italiana a New York, che con de Palchi ha condiviso un lungo lavoro di promozione della poesia italiana in America e che gli ha dedicato molte pagine critiche(tra tutte,cito il volume “La parola transfuga.Scrittori italiani in America”, Cadmo, Firenze 2003)cui seguirà il prossimo volume di saggi per le edizioni Gradiva di cui abbiamo prima parlato,con un esauriente saggio -racconto biografico dello stesso Fontanella. E un’altra raccolta di saggi di autori vari, a cura di Roberto Bertoldo, dal titolo “Alfredo de Palchi.La potenza della poesia”,Edizioni dell’Orso,è seguita nel 2008. De Palchi,che fu incoraggiato a scrivere dal poeta Ennio Contini durante il carcere ingiustamente patito da giovane, ebbe poi l’apprezzamento di Vittorio Sereni e Glauco Cambon che ne scrissero memorabili note critiche nel 1962 e nel 1961.
    E’poi molto interessante seguire, oltre la vicenda umana e poetica di questo autore, quella della critica in Italia, che per lunghi anni ha per vari motivi operato una strana forma di “censura” sulla sua scrittura. Ma i nodi poetici-si sa- vengono sempre al pettine, se, come vediamo, da qualche anno a questa parte, una critica intelligente sta colmando un inammissibile vuoto. E appena ora ho finito di leggere un fascio di densi apporti critici di vari autori pubblicati sulla rivista semestrale La clessidra(numero1-2011,a cura diSandro Montalto)giuntami oggi. Insomma, chi trova in questi versi “vera” poesia, sappia che il suo autore- e ne gioiamo con lui- sta ottenendo il riconoscimento che merita.
    Speroche che le sue raccolte vadano a ruba…

  • Poesia bellissima (grazie, Annalisa, di questo vero e proprio “dono”). Grande poeta, da far conoscere assai di più, in questo tempo così distratto, in quest’Italia tanto decaduta e guasta…
    Un forte augurio ad Alfredo De Palchi, alla sua coraggiosa vita, alla sua luminosa poesia. E grazie all’amico Luigi (Fontanella) per questa edizione, di nuovo a te, Annalisa, e naturalmente al bel sito “Poesia2punto0”

  • Ringrazio la cara amica Annalisa Macchia che mi ha dato lo spunto per leggere alcuni versi di questo “grande” poeta ottantenne che (me ne rammarico) ancora non conoscevo. La vitalità che ne sento scaturire è straordinaria, così come è singolare l’emozione che ha destato in me questa immagine del vento che “sfoglia per la stanza fogli di carta su cui batto a macchina”, che “sbatte le stecche delle persiane di plastica”… Lo percepisco pur io, ed è forza che snerva, che lotta, è dolore, è ripresa… Cercherò anch’io, qui nel Veneto, qualche testo di questo poeta così vero, così vivo, per emozionarmi ancora alla lettura dei suoi versi. Complimenti, e spero di leggerLa ancora presto, magari in questo stesso sito.

  • Saper dire di sofferenza ingiustamente vissuta sulla propria carne, di come si possa costeggiare paurosamente l’abisso e salvarsi grazie alla forza intravista della poesia,di come la dedizione ad essa diventi orizzonte e ragione di vita è quello che accade lungo tutta la inimitabile scrittura di Alfredo de Palchi.
    Sì, un leone che parla di umanità, di eros, ma anche di disincanto e di morte, facendoci dimenticare -attraverso la bellezza-senso della sua parola, che siamo noi l’umanità feroce,che possiamo -come lui- ancora “nascere ogni mattina”.

    un caro saluto all’amica Letizia Lanza,
    annamaria

  • Sono io che ringrazio voi, carissime Annamaria, Marcella Corsi, Monica Martinelli, Lucia e Letizia per i vostri apprezzamenti sensibili e pertinenti alla poesia di Alfredo De Palchi.
    Voglio ricordarvi che la poesia scelta appartiene al suo primo periodo di produzione poetica, quando le ferite di guerra e di vita – carne viva anche oggi – erano recenti, ed avere questa potenza e questo ardore espressivi poteva apparire abbastanza naturale, in sintonia con un’età più giovane. Paradigma offre uno specchio ampio della sua scrittura, anche successiva, ma l’ultima opera Foemiaa Tellus, come sottolinea Annamaria (e non solo, basta aspettare la prossima uscita del volume di critica dedicato a quest’autore e curato da Luigi Fontanella), vi assicuro, non ha niente da invidiare alla prima, seppure nata da prospettive poetiche ed esperienze di vita necessariamente mutate. Davvero stupisce il piglio di gioventù che scaturisce dalla voce di questo leone (buono) anche quando parla di morte.
    Dici bene, Letizia, sono schegge di brillante; assolutamente da liberare da polvere e detriti vari.
    Un caro saluto a voi tutte (strano, siamo tutte “Foeminae” per ora… e probabilmente per la gioia dell’autore a cui farò avere i vostri commenti), Annalisa

  • E’ una gioia per me verificare come la lettura di un solo testo di de Palchi catturi l’attenzione e faccia scaturire commenti di grande empatia come quelli di Lucia e Monica, che ringrazio. Sono sicura che anche a loro accadrà quello che accadde a me nel 2006, dopo aver letto Paradigma. Cercai in rete notizie sul poeta Alfredo de Palchi, scoprendone lati inaspettati della sua vita(tra cui anche la sua incessante divulgazione della poesia italiana in America mediante la nota rivista Chelsea ele sue edizioni)e mi sentii di scrivere di getto una nota di lettura (ancora presente nel sito http://www.poiein.it sotto il mio nome),promettendo ame stessa che avrei seguito l’autore nelle successive pubblicazioni. Ho poi letto Foemina Tellus, raccolta folgorante che invito tutti a leggere e magari parlarne qui, perchè no?
    un caro saluto a tutti voi che leggete e anche ad Annalisa,
    annamaria

  • Sono versi densi e folgoranti, scevri da stereotipi e sentimentalismi. Le parole diventano prorompenti nella loro intensità e alle immagini, nella loro drammatica crudezza. seguono le sensazioni. C’è come una resa alla vita, un campo di battaglia dove non c’è spazio per la speranza. “…quello che succede penso sfattamene/(immagini inconsistenti)/nel cuore in moltitudine molteplice…”, “..nessuno/capisce nessuno: voglio me/in me stesso, il perché del tuo “perché”.
    Mi hanno molto colpito questi versi di Alfredo De Palchi e ringrazio quindi Annalisa Macchia, oltre che per la sua attenta e appassionata presentazione, per avermi dato l’opportunità di leggere e apprezzare questo grande poeta che regala profonde lezioni di vita e merita approfondimenti di lettura; e naturalmente grazie ad Annamaria Ferramosca e alla redazione di Poesia condivisa per questa proposta.

    Monica Martinelli

  • “vedo il vento –
    contrario alla meteorologia vedo il vento:
    è cristallo in polvere, circolare, onda circolare
    vino che mi cozza eccitato addosso al me
    stesso interno, vento
    liquido contenente succo atmosferico, polvere d’oro..”

    E’ realmente quel brivido specifico che rivela il poeta, quello che avverto leggendo i versi di Alfredo De Palchi, un ottantacinquenne così lucido nel suo scrivere, da entrare come un vortice nel lettore trasportandolo a continuare la lettura, con metafore, musicalità, ispirazione che conduce all’unisono mano e mente,
    Ringrazio Annalisa Macchia per aver dato l’imput alla riscoperta di questo grande Poeta.
    Lucia Visconti

  • Il post di Annamaria ci permette di apprezzare un piccolo gioiello.
    E’ una delle caratteristiche di questa rubrica: presentare la punta di un iceberg, che nei commenti di chi sa comincia poi a rivelare quel che l’acqua nascondeva. Così, oltre che su Paradigma, siamo indotti ad indagare su Foemina Tellus in cerca di analoghi splendori.
    Grazie a chi ha proposto e a chi, a partire da sensibilità consimili, ci apre a queste possibilità.
    Marcella

  • Grazie, Annalisa per la trasmissione all’autore.Spero che de Palchi possa leggere quanto qui si scrive e si argomenta sui suoi versi.
    Ancora mi succede di aprire a caso Foemina Tellus e sentire la mia area di Broca interdetta di fronte a versi come questi:

    Averti come sei-
    lo straccio addosso con spigliatezza
    e gioielli di avena
    con il papavero che infuoca le spighe
    attorno le forme collinari e le valli

    qui oso fermarmi
    sgolo di potenza
    e tu mi raccogli nella ramaglia

  • Sono lieta che questa poesia di Alfredo De Palchi sia stata pubblicato su Poesia Condivisa. Mi sembra un mezzo ideale per far conoscere meglio quest’autore. Un autore che conquista,appassiona e emoziona. Grazie anche a te, Margherita, che hai contribuito alla sua visibilità.

    Il problema del reperimento delle sue opere, cara Annamaria, credo vari da regione a regione. Mi dicono, per problemi di distribuzione. Di fatto, in Toscana, e come sai, non mi è stato facile procurarmi i suoi testi. Un provvidenziale filo (telefonico e telematico) con Alfredo De Palchi mi ha però permesso di leggere anche la sua ultima opera. Non meno bella delle precedenti. Le tue parole su di lui, Annamaria, sono la degna presentazione per chi ancora non lo conosce. Stasera gli ho inviato copia di questa pagina (compresi i commenti) che, mi auguro, riesca a leggere e, seppure in minima parte, lo gratifichi.
    Un caro saluto anche a voi,
    Annalisa Macchia

  • Ebbene, questa volta è di un giovane poeta quasi ottantacinquenne, noto a New York e ormai riconosciuto grande dalla critica intelligente anche in italia (sebbene in ritardo), la nostra Poesia Condivisa del bimestre settembre-ottobre. E accade grazie alla puntuale centratissima presentazione di Annalisa Macchia, che ha scelto un testo dalla sua seconda opera Sessioni con l’analista,edita già nel 1967 da Mondadori, e confluita nel volume “Paradigma”,per Hebenon nel 2006. Va infatti al poeta ed editore Roberto Bertoldo il merito di aver raccolto in unico volume tutta la produzione poetica di de Palchi, edita anche in America,fino al 2005.
    Credo che questo volume sia ancora disponibile in libreria,cara Annalisa. Come la successiva raccolta “Foemina Tellus”,edita da Joker nel 2010. Se per caso fossero esauriti, sarebbe doveroso che gli editori predisponessero,se non l’avessero già deciso,un’altra edizione, anche in vista del denso volume di saggi critici di prossima uscita per le edizioni Gradiva, curato da Luigi Fontanella.
    Per ora mi limito a dire che le poesie di dePalchi andrebbero lette tutte, e centellinate, come un paradigma di poesia, appunto. Si tratta di parole che mettono in poesia la vita, la solitudine e lo smarrimento con tutta la sua grazia e il suo lancinante dolore. In uno stile ineccepibile.
    annamaria ferramosca

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