Vicolo Cieco n.15: Provviste per il futuro

 

La poesia che torna al corpo e quella che respira, quella che si mette la faccia con la cronaca addosso.

Ho anch’io i miei piccoli vivi di parole disinvolte, ma non somigliano a questi che guardati così a spannette e da lontano mi sembrano mercanti dell’immedesimazione. Forse mi dispiace incontrare il gusto perché credo molto nei luoghi e molto nei fatti. L’arte veramente irascibile è quella che smette di cercare il nuovo e di compiangersi nella possibilità di sfiorarlo, un’arte che si sappia fare attraversare dall’opera e in sostanza si offra ad una lettura creativa, perché è su questo che si deve lavorare, in questa necessaria educazione alla lettura. L’età mi rende nostalgico ma credo ancora nella poesia come provvista per il futuro, in quella poesia di una pagina a sera, in quella che resta attorno a dove sei, quella che mi indica, mi mostra, ma poi mi lascia libero di scegliere se andarci o stare a casa. Qualcosa che si arrotola sul silenzio che solo le parole sanno generare, qualcosa che ci ricordi che siamo stati così presi a fare il vuoto da scordarci di riempirlo. E allora il carattere insurrezionale, la parola militante, la nostra piccola comunità di sbandati? Lasciamola al mare ancora per un mesetto, perché poi arriva l’autunno, le letturine e i festivalini, si deve far finta di volersi bene, di avere qualcosa da dire.

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1 Comment

  • Facciamo finta…e le parole prendono forma da qui, da quel fare finta per poi piangersi addosso senza criterio, ma perché il pianto ne ha forse uno? Sì e no a seconda di chi piange, a seconda del perché piange.
    Ma cosa c’entra con la poesia? C’entra, perché la parola determina quel “restare attorno a dove sei” senza metterti le briglie e se poi ti vuoi scavare dentro lo fai senza che qualcuno ti passi uno strumento, ce l’hai già dentro ed è quel verso che ti porti attaccato alla vena e che ti entra dentro.
    Grazie Alessandro per questa traccia che si può seguire scalzi.
    Tiziana T.

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