Parola ai Poeti: Alfonso Maria Petrosino

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Colesterolo altissimo e bilioso.
I migliori sono i tubercolotici.

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

2008. Non so, mica l’ho capito.
Amici di un’associazione pavese (Omp) hanno messo su una casa editrice e mi hanno chiesto di dare loro delle poesie: così.
Non mi aspettavo tutta quella grappa.
Tutto (entusiasmato) e niente (deluso).

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Pubblicherei solo quello che mi piace, e senza far pagare mezzo centesimo all’autore. Poi, fallirei.
Selezione all’ingresso, promozione, gentilezza e simpatia.

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

Sì, il web, per forza. Nei centri commerciali ci sono le cose che vendono, è la legge (del mercato), quindi, uhm, no, direi più sul web.
È gratuito.
Non seleziona.

 

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Sì, certo.
Criticare. Dire cosa è bello e cosa no, motivando.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Non so se è indispensabile, ma non vedo nemmeno perché sia necessario farne a meno.
Rispetto delle regole e provocatorio scardinamento sono due modi diversi: se a questi corrispondono poesie belle vanno bene sia l’uno che l’altro.

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona Poesia?

Dovrebbe pretendere un po’ di spazio pubblico, magari televisivo, per promuovere difendere e diffondere la poesia.
Non lo so. Ah, se lo sapessi.

 

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Scuola, televisione e casa.
Dappertutto: dagli asili nido alle aule universitarie, dai giornali alle fabbriche.
Come sopra, so di non saperlo.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Ci sono poeti cittadini e poeti apolidi.
Scrivere belle poesie.
Ripeto: scrivere belle poesie. Per il resto né più né meno le responsabilità che hanno i suoi contemporanei.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Entrambe, entrambe, sempre. Senza disciplina l’ispirazione rischia di essere un afflato rozzo, senza ispirazione la disciplina è una cosa tetra e inutile. Poi, se uno scrive una poesia con una sola delle due, ed è una poesia bella, be’, buon per lui e per me che me la leggo.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

Scrivo perché mi piace. Quello che comunico si vedrà.
A volte ha un messaggio, a volte no. Chiede di essere letta e dice e non dice varie cose, a vari livelli.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Che è ridicola. E sono d’accordo.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

No.
No.
Non so.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Vincere al Superenalotto.
Che vengano scritte belle poesie.
Alla poesia manca il tempo. Serve tempo.
Ai poeti innanzitutto il pubblico; poi, non so.

 


Alfonso Maria Petrosino è nato a Salerno nel 1981 e si è laureato a Pavia in Filologia moderna; suoi testi sono apparsi sulle riviste Atelier, Poeti & poesia, L’immaginazione, il quotidiano La Repubblica e le antologie I poeti laureandi (Monboso editore, 2006), Nelle vene della terra (Premio Subway, Milano – Roma – Napoli, 2007), Oltrepoesia (Monboso editore, 2007) e Leggere variazioni di rotta – 20 poeti dal blog liberinversi (Le voci della luna, 2008). Autostrada del sole in un giorno di eclisse (Edizioni O.M.P. Farepoesia, 2008) è il suo primo libro, seguito da Parole incrociate (Tracce, Pescara, 2008).

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