Altre Voci n.21: Una vigorosa meraviglia

Una vigorosa meraviglia

Gilberto Isella

2011, 144 p., brossura

Editore Book (collana Serendip)

 

di Marco Furia

Mappe in controluce”, di Gilberto Isella, si presenta quale vigorosa silloge il cui dettato si snoda, agile e robusto, attraverso tratti linguistici allo stesso tempo creati e vissuti.
L’autore costruisce itinerari senza porsi, nello specifico, il problema di percorrerli, perché i tragitti e il viaggiatore sono fusi nella medesima materia, ossia costituiscono diversi aspetti di un’unica entità idiomatica.
Se

“il minimo colpo di tosse che ha il gotico vento
muove l’asse dei sogni in questa chiusa cattedrale”

e se

“carichiamo di suoni le cose
nel loro viaggio terreno” ,

ci ritroviamo a essere fruitori di un complesso sistema di segni del quale anche le parole “io” e “individuo” fanno parte.
Siamo forse di fronte ad uno sterile appiattimento? A un atteggiamento che riduce tutto a meri calcoli grammaticali?
Per nulla.

Ogni espressione aggiunge qualcosa al mondo a seguito di una scelta: un bolso meccanicismo, purtroppo diffuso, nasconde (meglio, tende a distruggere) originali capacità espressive.
La parola poetica, invece, non passa inosservata, non scivola via ripetitiva e insignificante, pretendendo, piuttosto, concentrazione, impegno, rispetto: ricca di profondo senso non conduce ad astratte verità, bensì a fecondi contatti, a connessioni ulteriori.
Così il verso

“viaggio eterno in una terra di nessuno”

non mi pare indice di smarrimento, ma di presa d’atto: quella “terra” è “di nessuno” perché appartiene a tutti, ossia a coloro che, vivendo e comunicando, a buon diritto la abitano.

La scrittura di Isella è salda, non teme di mettersi in gioco poiché lo è già, trae energia dal suo stesso farsi, evita qualunque rischio di tendenze autoreferenziali in virtù di un’assidua esposizione partecipe, tale da indurre il lettore a proseguire, a completare itinerari, ad aggiungerne nuovi senza escludere, a priori, alcuna forma espressiva.
Nel corso di simile ininterrotta composizione e ricomposizione dei modelli linguistici non mancano affascinanti sorprese: la pronuncia “pentagrammi / del tempo”, ad esempio, mostra con incisiva delicatezza l’emergere di un’inedita immagine secondo cui ogni sviluppo cronologico è considerato anche musica, canto, prosodia.
Direi che “anche” è, in generale, parola da tenere sempre presente per apprezzare al meglio questa feconda versificazione che tende a coinvolgere, in maniera davvero sapiente e raffinata, i più svariati elementi riuscendo a porre in essere un testo complesso, unitario, in cui le singole parti si distinguono proprio giacché sono tese a rivolgersi ad altre, vorrei dire a tutte le altre, in un divenire mai statico, sempre aperto a nuovi bagliori, a nuove meraviglie.
I bagliori e le meraviglie della buona poesia.

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