La conquista – Appendice a “Il vuoto di plastica”

“La libertà va conquistata, altrimenti non è.
E la libertà è non avere un padre, quindi autonomia.”

 

Vorrei soffermarmi per un attimo su questa affermazione che a me risulta essere davvero affascinante. Qui si parla della dimensione della conquista. Una modalità dell’essere che stiamo dimenticando. Ma è fondamentale per l’integrità dell’essere umano.

Cos’è che si conquista? Una donna o un uomo. Qui, per esempio, prende sfumature di seduzione. Cos’altro si conquista? La fiducia. Prendiamo la fiducia. È qualche cosa che viene e dipende direttamente dall’aspetto relazionale umano. Una relazione tra sé ed un’altra persona, in questo caso. Ma può essere anche una relazione tra sé e sé. Intuisco davvero esserla una cosa importante, questa della conquista, anche se non mi so spiegare ancora bene perché. Ma cercherò di ragionare insieme a me. Vediamo se riesco a conquistare la mia fiducia.

Bene. Dicevo… si conquista anche, per fare un ulteriore esempio, un trofeo. Un territorio. Quante cose sono collegate con questo concetto? Io direi tutto quello che riguarda il percorso di un esistenza, umana e non. Anche gli animali agiscono in termini di conquista. Certamente meno raffinata, meno elaborata e complessa della nostra, ma sotto alcuni aspetti siamo molto simili. È scritto nel nostro DNA, fa parte del nostro istinto, aspirare alla conquista di qualcosa. È una caratteristica degli esseri viventi. Sia che ne siano consapevoli, come noi (a volte), sia che non lo siano.

L’elaborazione umana della conquista abbraccia ogni aspetto della vita. Dagli albori della nostra storia, in cui appunto eravamo simili agli animali, anzi, proprio animali sotto questo aspetto, fino ad oggi. E che mi ritrovo a scoprire durante una delle mie riflessioni? Che il potere sta distruggendo anche questa dimensione umana, che raccoglie in sé molti altri elementi fondamentali per una ipotetica autonomia. Questi elementi sono facilmente riconoscibili, quindi mi limiterò ad accennarne alcuni. Prendiamo per esempio l’esplorazione del sé. Non viene forse da una spinta, da una volontà e da una voglia di conquista? E potrei fare molti altri esempi.

E invece no. Nella condizione storica odierna ci stanno facendo abituare a non saper cosa voglia dire conquistarsi qualcosa. Sia questo qualcosa una donna o un uomo, un sogno, o non so cos’altro. Questa dimensione dell’essere così complessa (non nel senso di difficile, ma fatta di molti fattori) struttura l’essere umano e, parallelamente, la storia dell’umanità. Darò per assodato il fatto che sia una tendenza, una potenzialità, una caratteristica, meglio ancora, di ognuno. Per esempio, nella relazione materna è presente in grande misura. È presente ancora nei rapporti con l’esterno e con l’interno di ognuno di noi. È presente a scuola, nei rapporti sociali, nelle relazioni umane, nella riuscita di un progetto, la realizzazione di un sogno, e molto altro ancora. Lo è per un semplice fatto: la conquista ci pone in diretto contatto con la percezione di noi stessi all’interno del mondo. E ci pone pure, di conseguenza, in diretto contatto con la percezione del mondo all’interno di noi stessi. Insomma, è la prima forma di relazione con cui veniamo in contatto. Se volessimo esagerare, potremmo dire anche che l’udito, la vista e tutti gli altri sensi umani sono frutto di una conquista, la conquista biologica. Che poi si tramuta in conquista cognitiva. E poi ancora in affettiva, emotiva, di coscienza di sé e degli altri… e così via.

Ora, se il potere di cui ho parlato nel mio piccolo saggio precedente ci toglie la possibilità di strutturarci a partire da questo elemento così pregnante per la naturale formazione umana, come potremmo crescere e progredire al meglio, secondo le nostre naturali attitudini, ognuno per ciò che desidera, vuole, spera di più? Che senso avrebbero la vita umana, il disagio, la musica, la poesia, l’amore, l’amicizia, la sofferenza, la morte, la felicità, e chissà cos’altro… se non fossero soggetti e figli tutti dello stesso padre e della stessa madre?

La conquista ci pone in diretta comunicazione con la nostra autostima, con la possibilità di riuscire a creare qualsiasi cosa, ci fa scoprire chi siamo, ci mette alla prova, ci sprona, ci affligge, ci accarezza e ci bastona… ed è proprio per questo che è tanto importante. Come si fa a dimenticarsi di tutto ciò? La conquista è autonomia. È maturazione. È gioco. È tutto. Perdio! L’unica forma possibile di felicità o di libertà può venire solamente dal fatto di averla conquistata. Di averci messo dentro noi stessi. Di aver sperimentato, investito, di esserci illusi e disillusi. Di aver fatto i conti con i nostri lati peggiori. Di averli messi in conto. Di averci avuto a che fare. Di aver guardato l’altro con gli occhi spalancati. Cosa faremmo se non avessimo mai imparato a badare a noi stessi a partire dalle cose più facili? Saremmo una continua richiesta d’aiuto, un pozzo senza fondo di bisogni, forse addirittura un peso per noi e per gli altri.

Ma bisogna fare attenzione. Questo non vuol dire vedere le cose in maniera rigida, pensare che noi non abbiamo più bisogno dell’altro dal momento che sappiamo vedercela da soli in alcune situazioni, o di pensare che sia giusto competere con gli altri per conquistare qualcosa. Per quanto mi riguarda ho capito che l’unico modo per continuare a migliorarsi sta proprio nel porsi in una condizione di umiltà e apertura nei confronti del ‘resto’. Io per esempio quando scrivo una poesia, che nella maggior parte delle volte ormai è frutto di un canale diretto dalle mie immagini e voci interiori alla mano e al foglio, parto sempre dal presupposto che sto un gradino sotto rispetto al luogo in cui voglio arrivare. Questo mi pone nella condizione di autogenerare e di conquistare, grazie alla spinta, alla tensione, e all’intenzione che metto in quello che faccio, il logos. Senza questa ‘visione dal basso’, senza questa ‘umiltà’ non mi sarebbe possibile creare alcunché. Bisogna sempre fare attenzione a non sfociare nel fanatismo quando si parla di termini così pericolosi e facilmente strumentalizzabili da coloro che controllano le attività sociali. Conquista non è qui intesa, ovviamente, come arraffare, distruggere la concorrenza, o chissà cos’altro, ma è un traguardo, un’immagine, un’idea che prende forma a partire dalla collaborazione tra gli esseri umani, perché si abbia la possibilità di guardare tutti in una stessa direzione o in direzioni diverse, da un punto di vista piuttosto che da un altro, ma pur sempre dallo stesso piano. E nel caso si vogliano guardare le cose da piani ‘altri’, avere la possibilità di deciderlo insieme. Tutto qui.

È ovvio che potrebbe acquisire, questa parola a me tanto sacra, anche altre inclinazioni, ma non sarà questo il caso in cui ne parleremo, anche perché è possibilissimo ragionarci da soli. (Noi siamo la parte attiva, e non solo passiva, dell’universo).

Fare qualcosa per noi stessi vuol dire essere dei testimoni diretti della vita. Io credo sia questo il senso della parola conquista. Portare testimonianza agli altri di chi siamo. Invece di creare un mondo in cui le persone sanno conquistarsi in modo genuino e spontaneo ciò che desiderano, si sta configurando un mondo di guardoni. Si… perché guardare è l’unica cosa che rimane da fare quando si è impotenti di fronte a uno stimolo.

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4 Comments

  • Alessandra Annibali Marinels, è un mio amico poeta che scrive… con te sono due!!:-D
    8 ore fa · Non mi piace più · 1 persona
    Gianni Ruscio ciao… : )
    7 ore fa · Mi piace

    Diego Maugeri La liberta’ non e’ conquista, e’ coesistenza. La nozione di conquista e’ intrinsecamente capitalista. Conquistare qualcosa significa levarla a qualcun altro, anche a se stessi se, nel delirio di conquista trascuro me e chi mi circonda. Io n…
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    4 ore fa · Mi piace

    Diego Maugeri Non e’ un caso temo che a margine di quell’articolo sventoli una bandiere americana..
    4 ore fa · Mi piace

    Alessandra Annibali Pur essendo d’accordo con il tuo commento, qualcosa mi dice che hai tuttavia molto male interpretato il senso ultimo dell’intervento di Gianni. Credo che la parola “conquista” possa anche essere spogliata dalle tinte fosche da te dipinte. D…
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    4 ore fa · Mi piace

    Diego Maugeri No, ed insisto: se non sei libero prima di scrivere la posia, non e’ “conquistandola” che sei libero dopo. Il dover superare se stessi a tutti i costi e’ cosi’ banalmente niciano che fa specie che la gente ancora ci caschi. Ed insisto anche sul fatto che, ad impostare la propria vita sulla nozione di conquista, si semina una scia di cadaveri. Metaforici e,molto spesso, veri.
    4 ore fa · Mi piace

    Alessandra Annibali A me basterebbe un solo cadavere ora come ora…:-) Comunque io non ci vedo questo doversi superare “a tutti i costi”, ma esplorazione della propria coscienza e delle proprie capacità, da ultimo lo gnosis auton di socratica memoria. Nessun …
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    4 ore fa · Mi piace

    Diego Maugeri Uno, nessuno ha potere su di te se non glielo concedi. Due, il potere e’ funzionale al concetto di conquista. Se consideri cio’ che vuoi conquistare come qualcosa al di fuori di te o al di fuori della tua portata, allora devi combattere qua…
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    3 ore fa · Mi piace · 1 persona

    Alessandra Annibali Una sola notazione: è vero nessuno ha potere su di te se non sei tu a darglielo. Ma non tutti ne sono consapevoli, anzi. Vorresti forse negare che è necessario un risveglio individuale e collettivo? No, non lo voi nega, vè?
    3 ore fa · Mi piace · 1 persona

    Diego Maugeri Non lo nego e, nel dialogare con lei signorina, mi riscopro anche curiosamente buddista, cazzo.
    3 ore fa · Mi piace

    Alessandra Annibali ricopriti che prendi freddo!
    3 ore fa · Mi piace · 1 persona
    Gianni Ruscio mi riscopro a leggere. ed è esattamente questo ciò che volevo. grazie. sono totalmente d’accordo con lei signor Maugeri, e con lei, Signora Annibali… un allusione, una provocazione… io sono il primo a conoscere sulla mia stessa pelle i …
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    4 minuti fa · Mi piace
    Gianni Ruscio ah, e poi è stato un piacere, sfondi una porta aperta, io non sono davvero niente. per ora ne controllo, ne potere. forse avresti dovuto leggere anche ciò che ho scritto prima e ciò che scriverò dopo per capire. e poi nella poesia non si è più niente… figurati se potevo parlare di potersene approfittare… no, io no! : )
    2 minuti fa · Mi piace
    Gianni Ruscio a prop. se non vi dispiace lo posto sotto il mio intervento.
    54 secondi fa · Mi piace
    Gianni Ruscio grazie di cuore.

  • grazie Valeria, il tuo pensiero è sempre una parte “detta” o che dici all’interno del mio “non detto”. lo apprezzo molto.

    gianni

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