Poernet n.6: Poesia 2.0 sbarca su Bookliners

In principio fu Facebook – d’altronde, è il terzo stato più popoloso del pianeta e la “cittadinanza” è gratis. Poi fu la volta di Twitter, abitato da gente decisamente più interessante – forse perché la possibilità di dire boiate è limitata a 140 caratteri. YouTube non poteva mancare: metti che qualcuno ci scrive perché vuole occuparsi della gestione dello spazio dedicato alla videopoesia? Issuu si è reso necessario, vista la quantità – ormai piuttosto importante – di e-book pubblicati nella nostra biblioteca. La cassetta degli attrezzi basici del Web 2.0 è al completo, pensavo.

L’ho pensato fino a non molto tempo fa, quando un link di twitter mi rimandò ad un articolo del Corriere dove si presentava una nuova piattaforma di “social reading”: Bookliners.

Ora, saranno i tempi che corrono: il fascino degli inglesismi e la supremazia linguistica anglosassone nel campo della tecnologia, il boom degli e-book o quello che vi pare… io, però, sono personalmente convinto che, nel caso di Bookliners, parlare di “piattaforma”, di “social reading” o di “nuova frontiera dell’editoria digitale” significa sminuire di gran lunga la portata di uno degli “esperimenti” web applicati alla letteratura più importanti e interessanti degli ultimi 150 anni (cit. in copyleft applicabile praticamente a tutto).

Bookliners non è (solo) una “piattaforma”, né un semplice “social reading” o una opportunità da non perdere per gli editori; Bookliners è il luogo spazio-temporale vivo in cui la parola scritta diventa letteratura “in carne ed ossa” – lo dico senza timore di esagerare e giurando di non essere stato pagato per farlo.

La letteratura nasce con la critica che nasce con la scrittura. Prima dell’invenzione dell’alfabeto, la letteratura (almeno così come noi la conosciamo, la pensiamo e la intendiamo) non era. Come lessi da qualche parte che ora non ricordo, “la letteratura non la fanno i libri ma i discorsi sui libri”. Nulla di più vero. E chi fa i discorsi sui libri, se non i lettori? – chiunque essi siano.

I libri sono degli esseri vivi che vivono la vita di chi li legge. Quando uno scrittore mette finalmente l’ultimo punto: è lì che comincia la letteratura.

Su Bookliners i libri si leggono in streaming e la letteratura si fa online: i libri si trasformano sotto gli occhi del lettore (e dello scrittore!) che li vede snaturarsi, trasformarsi da oggetto-feticcio a processo letterario. Le sottolineature, i passaggi che hanno colpito, le note ad una frase o ad un paragrafo, un verso scaturito da un altro verso:  tutto resta registrato sulle pagine di un libro potenzialmente infinito che non sarà mai più come il suo autore aveva deciso che fosse.

Per la prima volta nella storia, la perdita dell’autorialità dello scrittore da discorso teorico diventa un evento mediatico: esiste. Per la prima volta nella storia, scrittore e lettore sono sullo stesso visibile, tangibile piano (del discorso e non solo). Dopo anni di isolazionismo borghese, si intravvede di nuovo la possibilità per la letteratura di riscattarsi, ritrovando la sua dimensione politica.

Bookliners rappresenta un grande sfida: per gli scrittori e per i lettori, per i critici ed i filologi, per i filosofi della cultura e per i sociologi, per gli esperti del settore e per gli appassionati, per gli internauti 2.0 e per quelli che è meglio il digital divide. Vediamo cosa siamo capaci di fare.

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4 Comments

  • di morti che credono di leggere libri ce ne sono molti e purtroppo ce ne saranno sempre – a prescindere dalla natura del libro e dalla sua qualità.

    e no, l’assorbimento totale nell’ipertesto non è LA soluzione, nemmeno UNA soluzione. Però qui non si parla di assorbimento totale nell’ipertesto, piuttosto in un modo di vivere il testo diverso che può (potenzialmente) offrire nuove possibilità.

    e no, la sparizione dell’autorialità non si ricicla con le prolunghe: ovvio è (per me) che se uno usa questo strumento per farsi autore di un libro non suo sotto mentite spoglie di lettore vuol dire che non ha capito nulla né del progetto, né della lettura né tantomeno della letteratura.

    e no, un testo non è politico nella sua definizione. se così fosse la nostra classe politica sarebbe davvero tale in quanto tale – tautologicamente. un testo è politico quando è capace di creare attorno a sé una polis di lettori e non di compratori o di critici o dio solo sa che. A me l’idea che la “storia” raccontata in un libro possa andare oltre le sue pagine anche per molto tempo mi incuriosisce e mi appassiona. Anche l’idea di un autore che non sforna un libro al mese per 10 anni di fila mi appassiona.

    e si, è una strada da tentare e fortunatamente non è l’unica!

    ben vengano certe forme di “resistenza” a mitigare troppi facili entusiasmi 🙂
    Luigi B.

  • i libri sono degli esseri vivi che tentano di rianimare i morti che credono di leggerli

    si vediamolo cosa siamo capaci di fare, l’assorbimento totale nell’ipertesto può diventare comunque una fregnaccia, la sparizione dell’autore non si ricicla con le prolunghe, la si ottiene quando il testo è politico nella sua definizione

    strada da tentare sicuramente
    un caro saluto
    ale

  • Si, lo è, Antonio!
    Per entrare sul serio c’è bisogno di registrarsi e fare il login altrimenti si resta nella pagina di apertura.
    Luigi B.

  • Molto interessante ed intrigante.
    Sono entrato a curiosare….
    ma non ho trovato la banca dati, l’attuale ‘magazzino’.

    Antonio

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