Giulio Marzaioli: ‘Quadranti’ – una nota di Giancarlo Alfano

Quadranti

Giulio Marzaioli

2006

Oedipus

Con In re ipsa (2005), il suo libro precedente, Marzaioli aveva mostrato un’accensione sonora, o meglio ritmico-sonora che tendeva a racchiudersi nella misura di pochi versi, per lo più brevi. Ne sortivano rimartellamenti su cola alternativamente minimi o eccedenti la misura del verso, con effetti di rima al mezzo, come in questo caso: «Chiome. Chi osa violare? / Chi o meglio cosa se non / interferenze, vene chiamate / a ferire? (l’inferno è sempre / sotto, verde ben raccolto)». Se poi l’ultima sezione accoglieva invece tre componimenti lunghi (Riflesso, Vene, Verso), identica restava l’insistenza fonica, irrobustita però in questo caso da una struttura sintattica allo stesso tempo solida e volubile, agglutinante a spirali e battuta su di un tempo tutto suonato in semibiscrome («Ed invertendo viene neve nel / vento, gelida vira, sviene, risale / e viene ancora, e ancora ve ne / fosse ad invernare […]»).
Con Quadranti le scelte espressive sono in parte mutate. Intanto non più versi, ma prosa, lasse compatte e di solito assai brevi, con la punta massima di una mezza paginetta. Ne deriva un rallentamento del ritmo, che però resta elemento cardinale del tessuto compositivo. Ma è forse nell’articolazione sintattica che maggiori sono i cambiamenti, se è vero che essa tende a farsi sostegno di un andamento concettuale che si mostra, sia pure tra sincopi e crasi, più raziocinante. Un breve esempio: «Meglio scarnificarsi, dettagliato. Tutto di taglio in uno, concentrarsi. Così per aderire all’altro, con incastro. Uno per ogni altro nelle ossa». Come si vede, la sintassi, sia pure nominale, è disposta a isolare momenti di pensiero progressivi, così che dalla constatazione iniziale, dov’è certo un valore ottativo se non proprio esortativo, si arriva all’affermazione conclusiva, che chiarisce la precedente frase finale. Quel che però resta collocato in bella evidenza è il tessuto sonoro, nel quale i rimartellamenti sillabici hanno spessore semantico tanto da realizzare giochi etimologici (dettaglio/taglio), o crasse sovrapposizioni in clausola –arsi, –astro, ossa. Un tale smembramento del corpo fonico della parola che si appoggia appunto sullo sviluppo progressivo della sintassi, è poi in rapporto con il tema del libro e con la sua organizzazione macrotestuale complessiva. Quadranti, come per una bussola, e dunque in un campo di azione perimetrato, ridotto a composizione logica. E progressiva, se le quattro partizioni, intitolate ai quattro punti cardinali, proseguono secondo l’ordine Est, Nord, Sud, Ovest, così da realizzare il più classico dei movimenti verso Occidente. Dalla nascita, dunque, verso la fine, oltre la quale, a discorso poetico compiuto, si apre la dimensione della pulsione biologica. Al di qua di quel limite, le parti descrivono innanzitutto la tensione tra il di qua e il di là. Non si tratta di un’organizzazione spaziale, della creazione di uno spazio dove si soggettivizzi il soggetto, ma  proprio di una definizione biunivoca, nel senso di un’infinita dialettica servo-padrone: i due poli si tengono appunto perché coesistono. Questa tensione realizza poi il movimento. Lo spiega il secondo capoverso della prima lassa: «Un lato e l’altro – altro. Altrove, dove scorre, non c’è soccorso, se non come registro del passaggio. Qualsiasi cosa dentro, ma verso un fine. / Indefinibilmente, ma verso». Scorrimento della materia organica ridotta a mira biologica che non può che concludersi col caos (viene in mente Gadda: «tendo al mio fine», ossia,  prima o poi dovrò finire…). Tuttavia un soggetto c’è, un resto di soggetto, che è però soggettività materiale: carne. Ecco dunque quello che mi sembra il tema di base di Quadranti: da una parte il «corpo cartesiano» (p. 24), dall’altro la «carne» (ivi). Che è a dire: da una parte l’organizzazione membratim della compagine umana (con la sua deriva ideologica: c’è un corpo, ergo c’è un individuo), dall’altra parte la pura presenza – elastica, malleabile, come di una sorta di gelatina senziente (La fisica del senso! diremmo adesso con Cortellessa, la sua fisicità sensibile). Certo, nella vita ordinaria si vive di corpi e di sue derive ideologiche, ma vige costante la minaccia sottile che tutto si possa scompaginare, che esso possa squassarsi per l’improvvisa caduta di ogni illusione strutturale e così aprirsi sulla familiarità con la pura Natura, la quale a null’altro tende che al suo fine: andare-verso, «indefinibilmente», al di là della rocca individuale. Che poi Quadranti raffiguri una stanza chiusa con dentro due amanti, non cambia di una virgola il suo discorso profondo. Sesso è per eccellenza una spinta verso, «Sino ad arrivare in fondo. Foro. Fuori» (p. 31).

(di Giancarlo Alfano su Semicerchio, 2006)

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