La Poesia nella Rete n.4: Transito senza catene – Giovanni Nuscis

1. Una tua breve autopresentazione

Sono nato ad Ancona nel 1958 da genitori sardi.  Dopo il  terremoto del 1972 decidemmo con la mia famiglia di trasferirci in Sardegna, a Sassari, dove vivo dal 1973. Ho iniziato a leggere con una certa regolarità a partire dai diciassette anni: soprattutto romanzi;  a scrivere, invece, ho iniziato intorno ai venti: poesie e brevi racconti, con periodi di interruzione più o meno lunghi. Ho pubblicato i libri di poesia: “Il tempo invisibile” (Book Editore, Castelmaggiore, 2003), “In terza persona” (Manni, Lecce, 2006), “La parola data” (L’Arcolaio, 2009) e “Transiti” (Quaderno di Poiein curato da Gianmario Lucini – Puntoacapo Editrice, 2010).  Mie poesie, articoli e note di lettura sono stati pubblicati su riviste cartacee e in rete.  Faccio parte della redazione del blog collettivo “La Poesia e lo spirito”.  Ho anche un blog personale, “Transito senza catene”, dedicato alla poesia, alla narrativa e all’attualità.

 

2. Di che cosa ti occupi nel tuo blog TRANSITO SENZA CATENE?

Propongo poesie mie e soprattutto di altri, note di lettura, interventi su temi di attualità;

 

3. Perché questa denominazione?

Il nome del blog deriva dal titolo d’una poesia contenuta nel mio primo libro; il significato, programmatico, credo sia intuibile come i suoi limiti;

 

4. La Sardegna non rappresenta un territorio degnamente monitorato dal punto di vista del panorama poetico: poeti attivi e/o da rivalutare con un adeguato apporto critico, situazioni editoriali, iniziative sul territorio, scuole di pensiero etc… cosa puoi dirci, partendo da un punto di osservazione interno?

L’insularità, a ben vedere – con lo sviluppo globalizzante della rete e dei social network  – non incide più di tanto sulla condizione già appartata di chi scrive poesia, che è attività tra le tante, alcune necessitate e non prive di insidie per la scrittura stessa e lo studio (il lavoro, chi ce l’ha; gli incombenti familiari e pratici di ogni giorno; i doveri sociali irrinunciabili); qui come altrove, le pagine culturali dei quotidiani locali si occupano poco di poesia, dal punto di vista critico, limitandosi a segnalare presentazioni di libri, letture pubbliche e qualche festival poetico. Maggiore spazio hanno invece i concorsi poetici in dialetto sardo (quasi ogni paese ne ha uno, e i poeti che scrivono in dialetto, i più bravi, fanno mattanza di premi). Per contro, la parola poesia troneggia nei titoli di articoli che parlano di tutto fuorché di poesia, dallo sport all’enogastronomia (“La poesia del vino”, “La poesia dei suoni” etc.).  In confronto alla narrativa, che vanta nell’isola un buon numero di scrittori affermati a livello nazionale e internazionale (Mannuzzu, Niffoi, Vacca, Soriga, Agus, Murgia, Ledda, Todde, Deroma e altri), la poesia ha espresso finora pochi rappresentanti nel panorama nazionale e oltre. Tra tutti, i nomi di Angelo Mundula (di cui è uscito di recente Dialoghi – Edizioni Feeria – libro interessantissimo che raccoglie scritti sulla letteratura pubblicati nella terza pagina dell’Osservatorio Romano), di Giovanni Campus, Alberto Masala e Antonio Fiori. Vorrei segnalare gli ottimi poeti dialettali Giuseppe Tirotto e Vincenzo Mura; di quest’ultimo è stata raccolta e pubblicata da poco l’opera completa (Poesias sèberas, edita da Edes) con traduzione in dialetto sardo nella variante logudorese. La buona rete bibliotecaria presente nell’isola (con realtà d’eccellenza come la Biblioteca Sebastiano Satta di Nuoro, ed altre, comunali, che ben interagiscono col mondo editoriale e culturale) valorizza soprattutto il genere narrativa e saggistico, e poco o nulla la poesia. Quanto alla realtà editoriale sarda, premesso che alla poesia bastano piccoli editori di qualità (per selettività, editing, diffusione e valorizzazione del libro), segnalo le valide collane di poesia degli editori Delfino, Edes, Aìsara, Magnum, Cuec, Condaghes e altri. Vanno inoltre ricordate alcune iniziative che più di altre hanno il merito di catalizzare l’attenzione sulla poesia: i premi letterari  “Giuseppe Dessì” (per la narrativa e la poesia), “Città di Sassari” (per la poesia, all’interno della rassegna “Ottobre in poesia”), “Città di Ozieri” (per la poesia e la narrativa nelle diverse varianti dialettali dell’isola), e il festival poetico “Cabudanne de sos poetos” di Seneghe.

 

5. Un altro spazio in cui lavori, è LA POESIA E LO SPIRITO, blog collettivo che non si occupa solo di poesia, certamente, ma uno dei più letti. E’ possibile delineare un ritratto approssimativo del lettore che è interessato soprattutto a tematiche legate alla letteratura? E’ un lettore ingenuo, “fuori dai giri” o un lettore/scrittore, per esempio?

Guardando le statistiche, LPELS ha avuto dal gennaio 2007 fino ad oggi circa 4 milioni e mezzo di lettori, con una media giornaliera di circa 2800 visitatori (con punte di 10.000 visite, nel dicembre 2009). Il numero delle visite ha tutto sommato  tenuto, negli anni, mentre c’è stata una netta flessione nei commenti così come nella maggior parte dei siti e dei blog di letteratura (e d’altro), in quest’ultimo anno. Ciò premesso, credo che non sia possibile (sconosco, però, se per l’administrator lo sia) delineare un ritratto del lettore del blog, quanto meno il “modo” e i “tempi” di permanenza nella lettura; vale a dire, distinguendo il visitatore “compulsivo” da quello che legge per intero gli interventi postati.  Il lettore silente e indefinibile è comunque preponderante rispetto a quello che si esprime e, in parte, disvela, attraverso un commento. I lettori che commentano (compresi gli stessi redattori) non possono d’altro canto considerarsi un campione rappresentativo dei lettori totali. Va rilevato, però: a) che i lettori del blog risultano provenire un po’ da tutto il mondo, anche dai luoghi più impensabili; b) che molte visite provengono dai principali motori di ricerca per selezione di argomenti (nomi di piante, di fiori etc.), di eventi, di toponimi (Pompei, Milano, Genova) oltre che da quelle, naturalmente, per autore (poeti, narratori, studiosi, artisti in genere); c) l’incidere crescente, nelle visite al blog, dell’uso integrato coi principali social network; d)  la presenza e l’incremento sicuro di alcune categorie di lettori (studenti, ed insegnanti, ad esempio) è correlabile ad alcune rubriche del blog (Vivalascuola, curata da Giorgio Morale, e quelle di critica curate da Giuseppe Panella).

 

6. Qual è la tua opinione personale sulla cosiddetta crisi dei blog “poetici”. Si è registrato innegabilmente un momento di stanchezza fra gli operatori che si occupano di poesia in Rete e sicuramente è cambiato il modo di fruire gli spazi di poesia….forse anche a causa di facebook…

La rete è e dovrebbe rimanere, per quanto mi riguarda, l’utile strumento per veicolare informazioni ed esprimere controtendenze –integrando e compensando quelle diffuse dalle lobbies culturali-editoriali-imprenditoriali- dando così  visibilità alla buona letteratura che resterebbe altrimenti in ombra. La crisi potrebbe essere dovuta al fatto che gli operatori in rete, quasi sempre poeti e/o studiosi, faticano spesso ad armonizzare l’attività di studio e di scrittura con quella anzidetta, la cui componente ludica è fortemente accattivante ed assorbente, se non propriamente gratificante, e può togliere perciò tempo e slancio alla prima. Il problema, dunque,  non è lo strumento in sé, blog o social network, ma il giusto punto di equilibrio, che non può che essere soggettivo.  Un momento di stanchezza e di riflessione doveva pur venire – considerando lo sviluppo della rete e dei litblog dagli inizi del duemila ad oggi, e quello sempre in crescita dei social network. Sul futuro non so che dire, se non l’incontrovertibilità dell’utilizzo della rete, anche come proiezione del proprio lavoro, nonché come spazio di confronto dentro una comunità ampia e più immediatamente raggiungibile seppure con gli intuibili limiti e rischi (fraintendimenti, incomprensioni, eccessiva esposizione, nascita e moltiplicazione di un nuovo genere di doveri sociali e di bon ton di cui è difficile sottrarsi…;  tanti post, tante mail, tante richieste di ascolto e di riscontro, consapevoli che pure noi contribuiamo alla saturazione, alla  tensione permanente). Capita a volte di pensare che non resti che fuggire, o maturare una capacità di selezione strabiliante, scansando a colpo d’occhio l’inessenziale, per noi, ma finendo magari per decretare proprio ciò che invece non volevamo: il nostro isolamento.

 

7. Esiste, a tuo avviso, un divario, una spaccatura, tra il “canone” poetico della rete e quello, diciamo cartaceo, tradizionale?

Con la “pubblicazione” in rete, sempre più estesa e libera (Con Facebook, la rete irrompe nella posta privata, con testi leggibili integralmente o con un link), l’unico diaframma che separa ormai il singolo poeta dalla galassia poetante è l’autocontenimento: nella pubblicazione dei propri testi e nell’accesso alla rete e alla posta, ma anche ormai col cellulare: sms che lanciano mail e avvisano di post e commenti. Poeti, lettori e critici più esigenti s’indirizzano così su spazi “webbici” seri, per qualità (molti di questi aggregati sul sito Poecast) e strategie (spesso vi si pubblicano selezioni di testi già pubblicati in volume, unitamente a un giudizio critico). Riguardo invece al cartaceo, pur nella miriade di case editrici a pagamento, nella maggior parte dei casi poco selettive, va osservato che almeno un’attenzione artigianale minima (se non di editing) viene in genere garantita rispetto ai post compulsivi della rete.  Tolte le pubblicazioni antologiche riguardanti in genere pochi testi, va inoltre osservato che la pubblicazione cartacea, dando organicità alla raccolta, consente un giudizio più ampio e articolato. Per il resto, l’emersione dal vasto panorama editoriale di editori o di collane di poesia di qualità, ci riporta per certi aspetti a quanto detto sull’universo “webbico”. In conclusione, se ci chiedessimo se esiste una scrittura di versi pensata per la rete,  immediata e a pronto consumo, io sarei per una risposta positiva.

 

8. E’ possibile credere ancora, a tuo avviso, a un progetto che integri in maniera significativa l’esperienza del “fare” divulgazione poetica in rete e quella delle riviste?

Penso di sì, ma considerate le caratteristiche della rete non può non chiedersi alle riviste qualcosa di più e/o di diverso, rispetto alla prima. Visti i tempi, rapidi, della rete, dalle riviste è lecito attendersi interventi a lunga decantazione, saggi piuttosto che articoli, prose meditate piuttosto che riflessioni a caldo. Giocano a favore delle rete i costi elevati della stampa e di distribuzione delle riviste, la sensibilità ecologica sul consumo della carta, la militanza critica del giorno per giorno, insofferente, forse, ai tempi  lunghi delle riviste cartacee. Eppure ritengo questa integrazione possibile e auspicabile: tra tempo in corsa, quotidiano (del qui e ora), e il tempo lento di ciò che deve permanere e resistere.

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