Poesia Condivisa n.4: ‘Da una vena unica’, di Michele Colafato

 

Il cavaliere polacco

Tutte le straripanti bellezze
del mondo che hai attraversato
in diagonale parafrasando
con decisi trasferimenti di accento
o cenni del capo,
il frustino poggiato sopra
i calzoni di fustagno scarlatto
il berretto di pelliccia rovesciato
la lunga casacca orientale
aperta sull’ambio e lo sguardo alto.
Tutte le bellezze del mondo
perché tu possa adesso passo
dopo passo vedere te stesso.

 

La notte della vigilia

La notte della vigilia
è la notte della tenerezza
per te stesso. Ti affacci
alla finestra e guardi la luna
con rispetto e con dolcezza,
poi indugi con lo sguardo
sulla terra. Non sei in alto
né in basso, non hai divi
né diavoli intorno.
È il tuo mondo, dove tu resti,
uomo tra gli uomini, in mezzo.

 

I pini di Matsushima

Quanto sono ammirevoli e singolari
le loro sembianze! Si sollevano in silenzio
sulle punte dei piedi con le braccia aperte,
e ubriachi d’aria, dopo l’imprevista liberazione,
vanno ad arrendersi allampanati al sole.
Il nostro preferito si sporge sulle rocce
come un pescatore di perle:
le radici non lo lasciano tuffarsi e lui nel vuoto
in avanti la pancia protende
e nello sforzo si trasforma in arco.

Siamo partiti in treno, poi abbiamo preso
il vapore. I ragazzi lanciavano
gamberetti ai gabbiani e al ritorno
ricordo queste parole: «Sono malati
i pini di Matsushima».

Da una vena unica, Il Labirinto, Roma, 2009

Qui per leggere l’e-book

Il cavaliere polaccoè la prima poesia del libro.Nella breve, asciutta e antilirica descrizione del cavaliere (è chiaro il riferimento al celebre quadro di Rembrandt): il fustagno rosso dei pantaloni, il frustino, il berretto di pelliccia, la lunga casacca, lo sguardo alto (che, fisso “tra la sfida e il fantasticare”, così è stato scritto, spazia lontano, attraverso il crepuscolo), inteso allo svelamento e alla rivelazione di sé, e l’andatura del cavallo attraverso “le straripanti bellezze del mondo”: elementi essenziali, più di un carattere che di un atteggiamento, circoscritti in un tempo e un luogo precisi, eppure misteriosi come l’attesa; nella descrizione del cavaliere, dicevo, si trovano già dispiegati i motivi della poesia di Colafato: riflessione, autoironia, conoscenza del mondo, introspezione affilata. Una poesia che ferisce, ma che, come si legge nel risvolto editoriale, ha “in sé poteri lenitivi”; e basta a confermarlo La notte della vigilia,breve scena notturna, di lindore e commossa bellezza: pochi versi che spalmano l’unguento lenitivo della tenerezza sui lividi di un pensiero appena riconciliato con se stesso e che qui, sembra, trova requie. E, per finire, I pini di Matsushima, località devastata dal recente tsunami. Esisteranno ancora, i pini? Oppure, strappati dalle loro radici, si saranno tuffati nel vuoto?

Dichiaro di voler acquistare eventuali successive raccolte pubblicate dall’autore per seguirne nel tempo la futura scrittura, riferendone in questa rubrica.

Francesco Dalessandro, Roma, 10/4/2011

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28 Comments

  • menomale che ci hai pensato tu, Francesco. intollerabile sorvolare. tre disegni fortemente incisivi quelli di Savinio per questo libro.
    @cristina. interessante la tua suggestione, che ti ha richiamato i Taviani. te ne potrai convincere ancor più leggendo l’intero -piccolo, ma intenso-libro.
    siamo in attesa ora di vedere pubblicato l’e-book gratuito, che Michele Colafato ha meritato, con testi selezionati da altri libri e anche inediti!
    un saluto a tutti,
    annamaria ferramosca

  • Il cavaliere polacco m’ha ricordato un film dei Taviani, con giacche e mantelli rossi e con il fermarsi a un certo punto a guardare dove siamo, come siamo. Cerchero’ di ricordarmene.
    Garzie alla poesia, grazie al poeta.

  • Una cosa che non è stata fatta notare e che invece mi preme di mettere in rilievo è che in questo piccolo grande libro, oltre alle belle poesie di Michele Colafato ci sono anche alcuni bellissimi disegni (fatti apposta per il libro, a cominciare da quello di copertina per finire con quello tanto semplice quanto strabiliante del pino di Matsushima sporto sull’abisso e pronto al tuffo) di Ruggero Savinio: nome che non ha bisogno di alcuna presentazione, credo.
    Del resto, l’attenzione delle Edizioni Il Labirinto all’arte, specie in abbinamento con la poesia ecc, è caratteristica precipua e costante.

  • Sono anch’io contenta della qualità dei testi presentati e dei numerosi e vivi commenti, che stanno ravvivando davvero lo scambio di poesia che avviene attraverso questa rubrica. A presto. Loredana

  • Anch’io resto piacevolmente sorpresa del crescente interesse suscitato da questa scrittura,che sa indurre riflessioni di profonda partecipazione così concordi, come anche quelle di Monica, Meskalila, Francesco Pieroni. E Margherita , oltre ad un’analisi testuale preziosa, ha voluto perfino – grazie,Margh.!- dilatare queste pagine nel blog amico di Viadellebelledonne.

    Ho letto i 15 testi di “Da una vena unica”. Sono nuclei emozionali rappresi,che appaiono come piccole stanze di dolore sbarrato,in cui dietro la stessa delicatezza delle tre poesie che conosciamo, si rivela una lancinante richiesta di empatia. Vi si legge tutta l’inesprimibile altalena della vita, tutta la pena che si deve accogliere come evento destinato. E si cammina lungo queste parole come percorrendo il mistero dell’esistere, accettato senza angoscia nè illusione, investiti da un misterioso senso di pacificazione che questi versi promanano. E’,forse,in questo sereno acquiescere, la consapevolezza sottesa che dovunque si vada nel mondo, l’umanità sarà sempre uguale e sempre riconoscibile, perchè “l’acqua ha lo stesso sapore e scorre ad altezze diverse da una vena unica”. Un’umanità che,seppure dolente, dopo il sonno di un distorto passato conserva, come al mattino del sabato, il seme germogliante di una incrollabile speranza.

    Leggerò presto anche “Mutuazioni e sconnivenze”…

    Francesco(Dalessandro), fai molto bene a mettere in evidenza il ruolo dei buoni(e rari, purtroppo) editori “non a scopo di lucro”, quelli onesti, che non abdicano alla loro funzione culturale, ma selezionano gli autori”scommettendo” su di essi. E un po’ noi stiamo cooperando, mi pare. Insieme a tutti voi che qui leggete e rispondete, dunque a tutti voi grazie.
    annamaria

  • Michele mi sorprende; con la sua poesia “lieve”, sottovoce, spalanca visioni improvvise come praterie sconfinate, o richiami intimi che accarezzano, o graffiano l’animo.
    Io, che non sono un poeta, cerco talvolta rifugio nei suoi versi, per trovare la grandezza delle piccole cose e la pace nelle cose storte della vita.

  • La notte della vigilia…

    Ecco, la tenerezza per te stesso è affacciarti nella tua notte e grazie alla Luna che rischiara senza accecare, poter guardare alla tua indole terrena e terrestre, accettando senza giudizio la tua condizione umana, normale, molto simile a quella di tanti altri esseri umani. Allora, abbracci con tenerezza la tua mediocrità e in essa trovi luce, riparo e dolce ristoro.
    Meskalila

  • Ringrazio gli ultimi commentatori. Confesso che non mi aspettavo tanto successo. Non per me, è ovvio, ma per Colafato. E non perché non credessi nella sua poesia: chiaro che se fosse stato così nemmeno l’avrei commentata. No, non mi aspettavo molti commenti e non me li aspettavo tanto puntuali, agguerriti, precisi… Non posso dire altro che “grazie”. E per non perdere il vizio segnalo a tutti che Colafato ha pubblicato anche un precedente bel libro, più corposo, presso le edizioni Il Labirinto: Mutuazioni e sconnivenze. Andrebbe anch’esso conosciuto e chi vuole può procurarselo scrivendo direttamente a librilabirinto@gmail.com o entrare nel sito http://www.labirintolibri.com. Là, insieme a quelli di Colafato trovate molti altri bei libri e molte proposte interessanti. Insomma, non solo i bei libri e le belle poesie andrebbero segnalati, ma anche gli editori meritori e Il Labirinto è tra di essi assolutamente unico (provare per credere, come si dice). Non a caso è anche il mio editore… Ancora grazie a tutti.
    Francesco

  • Complimenti all’autore Michele Colafato, a Francesco Dalessandro che lo ha proposto e per i commenti che hanno evidenziato spunti interpretativi interessanti e stimolanti per ulteriori considerazioni.
    Concordo con chi ha trovato queste poesie composte e pacate, seppure piene di suggestioni capaci di riverberare il lettore che ne rimane colpito. Ed è vero che la poesia dell’autore si manifesta in questo rapporto interno-esterno, dentro-fuori. Dai testi che ho letto mi sembra che questa introspezione, mai autorereferenziale, si riflette su una natura che anzichè ‘maligna’ è fonte d’ispirazione e di comprensione, e questo “essere, (re)stare in mezzo” dell’uomo, pur nella sua fragilità, rappresenta la sua forza e la sua virtù, e il poeta ce lo indica e lo trasforma in necessario soggetto/oggetto del poetare. E’ una poesia che si impone attraverso la sua essenzialità. L’ultima terzina de “Il cavaliere polacco” è davvero molto bella e dichiarativa.
    Monica Martinelli

  • grazie a te, Michele. ma siamo noi, ogni volta, a sentirci un po’ più ricchi,quando la parola dei poeti continua a meravigliare.
    e ci piace questo tuo saluto con le suggestioni di Basho. un richiamo all’ umiltà del pensiero, stabile di fronte a ogni mutevolezza dal mondo. qui sei sempre il benvenuto,

    la redazione di Poesia condivisa da qui in anticipo la notizia che il sito http://www.larecherche.it inizierà presto con la nostra rubrica una collaborazione per la realizzazione di e-book gratuiti per gli autori presentati in rubrica. ne siamo felicissimi. perchè e’ proprio in questa dilatazione della poesia, possibile in rete, che crediamo, un saluto a tutti,
    af

  • Ringrazio Mariapia, Antonio, Liliana, Nail, Leopoldo, Ivano, Abele, Simona, Rosaria, Annamaria, e Francesco per i loro commenti che mi hanno fatto sentire ricco e anche coloro che hanno letto senza lasciare commenti. Vi saluto.
    *
    SALUTO DI BASHO
    Non possiamo dire
    il sentiero va a nord o va a sud
    e io non sono davvero quasi
    mai partito da Edo.
    Quanto agli scorpioni nelle capanne
    dei viandanti sto ancora imparando
    a non schiacciarli.
    Michele Colafato

  • riporto qui dal blog neobar il commento di Rosaria Di Donato,
    che ringrazio,con un caro saluto.
    af

    rosaria di donato
    maggio 8, 2011 9:29 am
    “Il cavaliere polacco” di Rembrandt suggerisce compostezza , curiosità, sicurezza e calma, non di certo impeto ed irrequietezzza come il “Napoleone” rampante di David. Anche i versi di Colafato invitano alla lentezza della meditazione e dell’introspezione: alla contemplazione del bello interiore da assaporare attimo dopo attimo, senza fermarsi, nella costanza di un passo misurato.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  • sei come sempre attento e solidale, Abele. un’idea graditissima la tua dilatazione in neobar, grazie!
    e le originali riflessioni di Simona Tarantino,cui do il benvenuto in questa stanza, continuano a segnalare l’inesauribile densità di questa scrittura.

    avverto poi tutti i visitatori che ogni pagina di Poesia Condivisa resterà sempre aperta per chi volesse aggiungere nel tempo altri pensieri dopo la lettura dei libri da cui sono tratti i testi,continuando così un dialogo-diffusione che crediamo vitale. un grazie a tutti,
    af

  • In queste tre poesie di Michele Colafato sento il centro del crinale al quale si arriva dopo una peregrinazione faticosa verso il senso dell’esistenza, lo sguardo è rivolto all’esterno e all’interno contemporaneamente. Queste parole fanno pensare alla riga che si traccia alla fine dei conti e che se il cammino è stato attento e consapevole oltre che umile permette di sentirsi parte del tutto. E in questo tutto troviamo veramente tutto: bene, male, fatica, grazia, il principio e la fine, le ombre e gli squarci di effimera comprensione. La scelta delle parole che compongono i ritmi di queste tre poesie rendono il lento lavoro che sta dietro la costruzione dell’assegnazione di senso a questo peregrinare del cavaliere polacco. E’ vero è pacata questa poesia e per questo lenisce, ha un movimento accogliente non affronta di petto, non è muro ma porto e per questo vi si può riposare.

  • Poesia elegiaca, partendo dal delicato ritratto tracciato dalla memoria in I pini di Matsushima che, come sottolinea Dalessandro, si stagliano nel vuoto lasciato dalla tragedia che ha colpito il Giappone ; dove La notte della vigilia più che una tregua è un attimo di consapevolezza, di amore verso se stessi, un difendersi dall’incalzare della morte, a cui Il cavaliere polacco si prepara forte della sua vita.
    Abele

  • mentre appare il mio commento, ecco lo vedo essere stato appena preceduto da quello entusiastico di Ivano Dattini, che va nel senso di un riconoscimento delle qualità sottese di cui dicevo. rigore, straniamento, distacco… grazie per condividere, Ivano

  • do il mio benvenuto in Poesia Condivisa al gruppetto di nuovi visitatori Nail Chiodo, Liliana Zinetti, Leopoldo Attolico, ad Antonio Fiori che vi ritorna, a Francesco Dalessandro presentatore. a tutti grazie per l’apprezzamento di questo che vuole essere un semplice assaggio di poesia. mi verrebbe da dire quasi “un test di testi”,che mette un po’ alla prova vari attori: la poesia in primis, l’efficacia di stimolo della presentazione, i nostri gusti di lettori di poesia. e dico che la finalità -per tutti gli attori benevola- della rubrica, vorrebbe essere proprio quella di sollecitare movimento attorno a una scrittura, nel senso di andare oltre la lettura e lo scambio sui soli testi presentati, ma -proprio nel senso del cercare indicato da Antonio Fiori- volendo cercare altra anima dell’autore, altre sue visioni, ossessioni, temi, insomma farsi trainare verso un più largo approfondimento…
    E per me, proprio quel mistero dell’introspezione innescata dal cavaliere dipinto, colto da Nail Chiodo, accanto al senso sottile del comune destino e della cura, riferiti da Liliana, e altro ancora ,sotteso e anche inesprimibile in questi versi, sono elementi che suscitano voglia di continuare l’esplorazione. così ho trovato in rete notizie di una vita di peregrinazioni densa di fascino e vicissitudini, di un ambiente originario bilingue,arberesh-italiano…
    ma al dilà della biografia, su cui pure mi piacerebbe sapere dall’autore quanto il suo nomadismo abbia influito sulla scrittura, credo che per noi lettori la via più facile sia anche la più breve: leggerlo. leggere questo suo libro “Da una vena unica”. entrandogli in vena, appunto.

  • E’ PUR BREVE IL PERIODO CHE CI SEPARA DALLA USCITA DEL LIBRO
    E DALLA PRIMA LETTURA DELLE POESIE DI MICHELE, ED ECCO CHE SCOPRO, CON LA VOSTRA INIZIATIVA DI – POESIA CONDIVISA – CHE QUESTE LIRICHE SI SONO GIA’ CONSOLIDATE IN ME COME UN CLASSICO CONTEMPORANEO.
    RITROVO OVVIAMENTE LA RAFFINATEZZA E IL RIGORE, RIVERBERO, SOBRIAMENTE DISSIMULATO, DI VASTE, ELABORATE ESPERIENZE.. E LE IMMAGINI..CERTO..MA DI TUTTO CIO’, SOPRATTUTTO L’ EFFETTO DI ATTENTA ESTRANIAZIONE ,DEL GIUSTO DISTACCO CHE AVVINCE: IL RISULTATO SAPIENTE DI UN ‘MONTAGGIO ‘ CHE SPIAZZA E PACIFICA.CHE DIRE ? UN BEL COLPO PER IL ‘ LABIRINTO’.
    UN SALUTO E UN RINGRAZIAMENTO PER LE VOSTRE INIZIATIVE IVANO

  • Da curatore, ringrazio questi primi commentatori, a cominciare da Annamaria (che ci – me e principalmente l’autore delle poesie – ospita nella sua lodevole rubrica). Non sono certo tra i patiti dei commenti a tutti i costi, dunque spesso generici e inutili, ma quando i commenti sono attenti e puntuali come i precedenti, credo che tutto sia più facile. Poiché l’apprezzamento per i testi è generale (e la mia breve nota questo voleva ottenere: ringrazio di darmene atto l’amico Leopoldo) non ho da aggiungere granché. A Liliana (Zinetti?) vorrei dire che non è affatto miope, e che è vero che la poesia non produce lacerazioni. Io credo d’aver detto che ferisce, che mi pare non sia la stessa cosa, come molta buona poesia e come molta buona poesia però anche lenisce le ferite a sé e al poeta, al tempo, al mondo…
    Grazie

  • Rifuggendo dal famigerato ( e comico ) “critichese” , Dalessandro coglie la fresca pronuncia e la sorvegliata espressività di questi versi , restituendoci l’empatia che suscitano . Più che generico apprezzamento , mi sembra d’obbligo accordare a Colafato una forte stima ( con gli auguri di buon proseguimento ) .

  • “Il cavaliere polacco”, nel tono e svolgimento, mi ricorda alcune poesie di Costantino Kavafis: la descrizione appassionata ed oggettiva di straordinarie apparenze, e l’ineluttabile conclusione morale dettata con la seconda persona singolare.

  • Non vedo (forse per miopia) lacerazioni in queste poesie, ma cura. Cura e pietas, una ricerca di moventi, l’attesa che nel secondo testo dice la consapevolezza di essere in un comune destino, tra terra e cielo, fragili.
    E gli alberi, la natura che osserva e si fa specchio.
    Bella proposta, grazie
    Liliana Z.

  • Con riserva di cercare notizie sull’autore – e senza aver letto altro che queste tre sue poesie – devo dire che i testi scelti s’imprimono subito felicemente per l’efficacia dei ritratti, la musicalità, le indovinate scelte lessicali.Poesia che ferisce e lenisce, come ci viene riferito e come constatiamo; ma in fondo è proprio questo il lavoro infermieristico che svolge la poesia: cercare le ferite, aprirle e riaprirle per medicarle, inciderne di nuove per guarirci di qualcosa…Una piacevole scoperta dunque, pienamente nell’ottica di questa rubrica.
    Un saluto cordiale
    Antonio

  • Mi congratulo con Francesco Dalessandro per questa felice proposta che ha meritato per giudizio unanime della redazione l’inserimento in rubrica per il bimestre maggio-giugno. All’autore Michele Colafato, che non conoscevo, auguro che la presenza di sue poesie qui sia di aiuto per dilatare la conoscenza della sua scrittura. Sono testi che subito mi hanno catturata per la loro geometria che fonde sottili emozioni ed eleganza di stile.E l’analisi empatica di Dalessandro, pur nella stringatezza, bene mette a fuoco rappresentazione e linguaggio perfino nelle sfumature, stimolando viva curiosità.
    La redazione invita cortesemente presentatore e anche autore, se disponibili, a partecipare qui allo scambio con chi legge-commenta.
    un grazie a voi tutti
    Annamaria Ferramosca

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