Vicolo Cieco n.12: Se il re è nudo si copra

Per buona pace di tutte le estetiche, l’arte non è più la figurazione di un possibile come sosteneva Duchamp, ma cosa in verità ha rivelato il suo limite? L’incapacità contemporanea della rappresentazione o piuttosto la ristrettezza dei campi del possibile. Perché se parola ancora oggi si dà è esperienza vuota, ne è vuoto il dono, perché è venuta meno la capacità dell’offerta.

Riflettiamo: la scrittura è un atto insofferente, ma quanto si ostina ad essere incapace una poesia che non mi aiuta a costruire, che non mi si offre come mondo da abitare. Attraverso l’uso di ogni parola, anche quella poetica, una società si da delle forme, si costituisce in un transito che conduce al tentativo di una definizione dell’altro, ma quest’altro che questa pseudo modernità ha in sé, ha rivelato tutta la banalità di cui è stato investito. Banale, perché artisticamente incapace di uscire dal circolo di essere sia l’autore che il proprio censore, di essere sia la vittima che il carnefice dei propri scritti e dei propri gesti.. Nel nome di una finta politicizzazione dell’arte ci si è data pena per dar vita alla possibilità di un arte accessibile, come sottolinea un bel saggio di Ferrari “ il re è nudo”, si è sostanzialmente  democratizzato un passaggio che ha nell’anarchia creativa il suo fondamento. L’artista è un aristocratico anarchico, cita l’autore nel testo, un’affermazione che potrebbe essere anche condivisibile, ma che espone il fianco al rischio di un elitarismo guenoniano o, peggio, al verificarsi di un ulteriore proliferazione di investiture e mistiche vocazioni da parte di chi non possiede strumenti di partecipazione. Mi sento di condividere il richiamo del testo a una potenza creativa aperta, se questo non stabilisce ascendenze verso una visione celestiale dell’apertura, mi piace sempre continuare a credere che dal paradiso non si cada ma si precipiti. Può essere che né l’arte, né tantomeno la poesia, a cui qui estendo il discorso, non appartengano al sistema democratico, ma faccio un’ immensa fatica a sostenere che oggi appartengano all’eccellenza. Se il re è nudo si copra.

More from Alessandro Assiri

Vicolo Cieco n.15: Provviste per il futuro

  La poesia che torna al corpo e quella che respira, quella...
Read More

1 Comment

  • se fosse un aristocratico anarchico sarebbe troppa cosa e dunque già morto e concluso,etichettato anch’egli, sarebbe una merce da supermercato. L’artista è il fieri non la fiera bestia da es-posizione,macellata dalla critica e vivisezionata da chi ascolta passibile d’essere la sua copia: e dovrebbe per primo “sbranarsi”, senza volontà di ricomporsi in uno scritto o in una qualsiasi altra forma, non deve cioè de-scriversi, o scrivere a sé se stesso, ma cercare i varchi in cui l’essere tutte le forme (o il poterlo essere in un non) lo fessura e gli permette appunto di attraversare senza sosta non un singolo ma un singolare collettivo che egli è, da sempre. Duecentomila anni è la sua età, tale e quale ad ogni altro,uomo o donna, l’androgino artista ancora può crearsi,morirsi, abitarsi e farsi il costume, l’abito abitabile, senza rchi né trave che gli os-curi occhio bocca cuore e cervello. Il resto è come al solito vanità di vanità.ferni

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.