La CanGura nasce dal suo balzo

Partorita dal movimento, è la mossa che mette rizoma, le sue zampe sono ali al suo volo, la sua coda è ciò che la fa avanzare.

LA CANGURA È LO SPERICOLATO, ACROBATICO SALTO IN AVANTI, IL CORAGGIO CHE MANCAVA, LA RICERCA DEI LUOGHI CHE HANNO FAME DI SOGNI, IL DESIDERIO DI SFUGGIRE ALL’ORBITA, GUIZZO DOPO GUIZZO, OLTRE L’OTTUSA GRAVITÀ FATTA DI SORDITÀ ACCADEMICA, DI MUTISMO CHE SA SOLO ANDARE A CAPO, DI CECITÀ EDITORIALE CHE STRISCIA, SERPENTINA E BIFORCUTA, TRA UN MAINSTREAM E L’ALTRO, GRIGIA COME UN SORCIO.

La Cangura è la sua coda terragna, che bilancia il volo, l’ala invisibile che la fa decollare: tra terra e cielo, in terra e in cielo, qui e là, con la presunzione imperdonabile di colpire infine il centro, il cuore, il nòcciolo della questione.

LA CANGURA È IL SUO BRACCIO CHE PUGILA, LE SUE ZAMPE, CHE LA PORTANO DOVE NESSUNO PUÒ MAI IMMAGINARE CHE VADA; LA CANGURA È IL SUO MARSUPIO, CHE CONSERVA TUTTO CIÒ CHE SI VOLEVA DIMENTICASSIMO, INSIEME A TUTTO CIÒ CHE VORREMO IMMAGINARE; È IL SUO ORECCHIO VIGILE CHE COGLIE IL FRUSCÍO DEL DOMANI CHE SI FA OGGI.

La Cangura parla una lingua fatta di mille voci, ma sa ascoltare ciò che è muto.
Ed è sempre dov’è ciò che muta.

LA CANGURA NON HA PADRONI, CON UN SOLO BALZO È OLTRE AVANGUARDIA E TRADIZIONE. NON CI SONO STECCATI PER IMPRIGIONARLA, NON CERCA TETTI SOTTO CUI RIPARARSI.

La Cangura non appartiene, la Cangura è nomade e segue le tracce di un popolo che ancora non c’è, sino a casa, anche se nemmeno questa casa ancora c’è e lei la costruisce andando…

La Cangura protegge i suoi piccoli: li nutre di se stessa e dei suoi desideri. Perché sono loro, infine, il popolo che ancora non c’è.

LA CANGURA È UN COLTELLO CHE TAGLIA COME UNA LINGUA, UN’ARMA ELASTICA CHE LANCIA PROIETTI CHE APRONO VARCHI, ABBATTONO MURAGLIE, SPIANANO LA STRADA A OGNI NUOVA MIGRAZIONE DELLE ARTI.

La Cangura è la molla che muove l’orologio di un tempo diverso, il motivo nuovo, il ritornello che non torna e suona la carica d’ogni nuovo esplorare. È un animale inaudito, bestia fatta da mille bestie, è ciò che, unendo, separa e crea identità; è una scommessa, il vuoto della caduta e la leggerezza del volo che plana. La sua filosofia è marsupiale, la sua speranza ha l’odore della fin’ amor, la sua prassi è quella del fiore inverso, che sboccia dalle radici e indaga le pieghe, tra petalo e petalo.

LA CANGURA RESPIRA, MODULA IL SUO FIATO, CREA LA SUA VOCE: PRESTIAMO ORECCHIO A OGNI SUO GESTO, LASCIAMO SPAZIO AL SUO CORPO ELASTICO, DANZIAMO AL TEMPO-SCHIOCCO DELLA SUA CANSO, SALTANDO CON LEI TRA CARTA, SUONO, BIT, TRA ORECCHIO E OCCHIO E CORPO… SEGUIAMOLA TUTTI E TUTTI INTONIAMO, OGNUNO IN CORO CON L’ALTRO; COMPONIAMO IL CANTO E IL CONTROCANTO, LA SERENATA E IL DISPETTO: DIAMOLE LA PAROLA, PERCHÉ IL SUO VERSO SI CHIAMA POESIA…

 

(di Lello Voce, pubblicato su Cangura)

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