Parola ai Poeti: Alessandro Ramberti

 

[Lo spazio Parola ai Poeti ospita oggi l’intervista ad Alessandro Ramberti, figura mista poeta-editore. Buona lettura]

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

La poesia può svolgere un ruolo importante in momenti di smarrimento, come mi suggerisce Alfonsina Zanatta (grande esperta di poesia contemporanea): i salotti letterari, anche quelli legati a grandi marchi editoriali, sono in qualche modo costretti a fare i conti con una realtà che sta mutando e che le voci canonizzate non sempre riescono a esprimere in maniera nuova ed efficace. Le conventicole esisteranno sempre, ma ci sono tante nuove voci interessanti, magari isolate e nascoste, che hanno un indubbio valore (il precocemente scomparso Simone Cattaneo, Davide Brullo, Chiara De Luca, Alessandro Rivali, Francesco Accattoli, Sebastiano Adernò, Francesca Serragnoli, Lorenzo Mari, Isabella Leardini… solo per fare qualche nome fra i tanti).

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Ho pubblicato tardi, a 44 anni. Non mi aspettavo niente in particolare, avevo l’esigenza di raccogliere cose che ero venuto scrivendo in quasi due decenni, cose spesso limate all’osso e che facevano un po’ il punto sul mio cammino. Il libro me lo sono auto editato quindi non posso parlare di delusioni, mentre sono stato sorpreso dalle critiche generalmente favorevoli e comunque, anche se negative, per me sempre molto utili. Il libro ha poi vinto diversi premi e anche questo mi ha fatto piacere.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Io sono un piccolo editore e consiglio sempre a chi desidera pubblicare di inviare prima il materiale a concorsi (di fatto seleziono quasi tutti i miei autori attraverso i concorsi che organizzo): ciò consente di farsi leggere da più occhi, di potere contare su uno sguardo e un giudizio tendenzialmente più obbiettivi di quello che due sole pupille possono garantire, e di essere pubblicati, se si vince, a costo zero nelle antologie dei vincitori. A volte gli editori pubblicano di tutto, a volte gli autori pretendono di essere pubblicati e sono privi di quell’atteggiamento umile e di fatica che ogni opera pubblicabile esige.

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

La poesia avrà sempre meno spazio in libreria, quindi sono sempre più convinto che sia necessario creare una sorta di famiglia in cui gli autori di un piccolo marchio editoriale possano confrontarsi, leggersi e anche comprarsi reciprocamente. Il web può essere utile per rendere disponibile materiali e confronti in rete, ma sempre appoggiandosi a una realtà su carta, altrimenti c’è un notevole rischio di dispersione e volatilità.

 

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Sì, certo, se non si crea una comunità con una onesta capacità critica e di giudizio si rischia di cadere nel solipsismo più bieco, nell’autoreferenzialità di bandiera. La critica deve criticare, facendo i nomi delle opere e degli autori, evitando critiche generiche o utopiche appartenenze.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Le regole vanno conosciute, le si può trasgredire in maniera convincente solo se le si conosce molto bene. Il canone può avere un valore didattico, ma spesso non è propriamente da criteri assolutamente credibili (come sempre, è a volte più importante entrare nei salotti giusti che esprimere una qualità destinata a restare in ombra, ma la rete, almeno offre nuove nicchie di potenziale visibilità).

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona Poesia?

Una sola cosa: mi piacerebbe che i poeti viventi, anche giovani, venissero invitati nelle scuole di ogni ordine e grado, per confrontarsi direttamente con i ragazzi e i loro docenti, leggendo le loro poesie con il loro corpo, la loro voce… la poesia è parola da ascoltare, da far vibrabre)

 

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Come detto nella risposta precedente, è necessario che la scuola dia uno spazio alla poesia contemporanea.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Per il fatto stesso di usare un determinato codice linguistico, per quanto lo possa “deformare”, il poeta è un cittadino, magari spesso anarcoide ma senz’altro desideroso di comunicare, di entrare in relazione anche con soli 25 lettori (che per la poesia non sono neanche pochi).

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

La scintilla scocca da sola, in certe situazioni e disposizioni di animo. I versi vanno poi per un po’ dimenticati, ripresi, mutati, limati e rilimati.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

La poesia è per sua natura un fare: se si agisce si comunicano emozioni e si sollecita il pensiero. Il gesto poetico è voce che intacca le corde più intime e disegna immagine interpretabili a più livelli.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Alcune possono essere riluttanti a leggere versi, specie di autori ignoti, ma se l’autore è presente e se si porgono nel giusto modo, sono rare quelle che non ne subiscono il fascino.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Scrivere per mestiere poesie credo sia una condanna 🙂

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

I poeti dovrebbero forse leggere di più gli altri poeti, si rischia altrimenti di scrivere cose che altre 10,000 persone hanno già scritto e scritto meglio. L’augurio è che la poesia trovi nelle scuole, all’università, nei conservatori, nei festival e magari nelle sagre degli spazi di qualità (il che significa anche che non tutti coloro che credono di essere poeti lo sono 😉

 

 


 

 

Alessandro Ramberti è nato a Santarcangelo di Romagna il 10 giugno 1960, lavora dal 1993 nell’ambiente dell’editoria. Si è laureato in Lingue orientali a Venezia, vincendo una borsa di studio annuale presso l’Università Fudan di Shanghai, poi una borsa biennale per conseguire il master in Linguistica teorica presso l’Università di California in Los Angeles. Successivamente consegue il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre. Ha vinto il premio “L’Astrolabio” con Racconti su un chicco di riso (Tacchi Editore, Pisa 1991) e vari riconoscimenti per opere poetiche (recente la segnalazione al “Premio Agostino Venanzio Reali 2004”). Ha pubblicato con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson La simmetria imperfetta.

More from Redazione

Presa di coscienza di una scrittura – una nota di A. Cappi su “La Res/ponsabilità” di Gio Ferri

  di Alberto Cappi Certa nuova poesia è anzitutto da assumersi come scrittura,...
Read More

4 Comments

  • “…mi piacerebbe che i poeti viventi, anche giovani, venissero invitati nelle scuole di ogni ordine e grado, per confrontarsi direttamente con i ragazzi e i loro docenti.”

    Uno dei tanti passi che condivido

    Un caro saluto
    Antonio

  • “l poeta è un cittadino, magari spesso anarcoide ma senz’altro desideroso di comunicare, di entrare in relazione anche con soli 25 lettori (che per la poesia non sono neanche pochi).”

    Condivido ogni risposta. E questa frase la terrò presente per essere grata ai miei 25 lettori.
    Grazie.
    cb

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.