Parola ai Poeti: Marco Furia


Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

In generale, il livello medio negli ultimi anni si è innalzato, ma i versi davvero originali (e consapevoli) restano rari.
Quanto ai poeti, ancora in pochi s’interrogano in maniera adeguata sull’arte che intendono praticare.

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Il mio primo libro, “Effemeride”, è stato pubblicato nel 1984 per i tipi di Tam Tam (erano apparse, in precedenza, alcune mie poesie sull’omonima rivista diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai).
Pubblicare con siffatto editore fu, senza dubbio, fonte d’entusiasmo: mi sarei aspettato, tuttavia, una maggiore promozione del volumetto.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Darei il giusto spazio a taluni autori di valore, a torto trascurati dalla grande editoria.

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

Il web è importante e va tenuto ben presente: credo, nondimeno, che il testo stampato (libro o rivista) conservi peculiare pregio.

 

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Faccio parte di una redazione, quella della rivista “Anterem” (che è anche una piccola casa editrice ed un’associazione culturale impegnata a promuovere numerose iniziative), composta esclusivamente da poeti: alcuni di loro, compreso il sottoscritto, s’impegnano nella critica.
Il mio modello è un po’ questo.
Un modello che può essere ampliato e variato: occorre, però, porre attenzione a non diminuirne l’efficacia.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Dobbiamo tenere presenti le feconde esperienze delle avanguardie del secolo scorso senza cadere in sterili repliche.
La “tradizione” è, anch’essa, un insieme di lingue, di forme espressive: occorre riuscire a superare certi rigidi schemi, in modo tale da recuperare taluni lineamenti.
Si tratta, più che di far “prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento” di muoversi senza pregiudizi tra vari linguaggi.

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona poesia?

La buona poesia esiste, ma occorre essere in grado di riconoscerla.
La promozione può avvenire tramite pubblici incontri, idonei programmi scolastici, internet, opportuni finanziamenti, eccetera.

 

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Possono favorevolmente influire la scuola, le riviste specializzate e non, i giornali e, in genere, i media: è necessario mettere un numero sempre maggiore d’individui in grado di riconoscere la buona poesia.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Il poeta è un ricercatore: propone una lingua nuova, diversa da quella ordinaria.
È, insomma, un artista della parola.
Non so dire se sia cittadino o apolide: certamente, fatte salve le caratteristiche nazionali dell’idioma in cui si esprime, tende a rivolgersi al mondo, alla comunità umana nel suo complesso.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

L’ispirazione nasce dal (e nel) lavoro poetico stesso: la “scintilla”, come la fiamma, si mantiene lavorando.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

L’idea poetica è anche emozione.
La poesia ha qualcosa da dire.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Gli stretti familiari ed alcuni amici (non poeti) mostrano interesse alla mia attività: tranne casi particolari, tuttavia, non sembra desiderino approfondire la materia (restano come sulla soglia).

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Carmina non dant panem, almeno non a me.
Sono nato nel 1952 e, senza considerare alcune esperienze giovanili, scrivo versi da più di trent’anni: sarei ben lieto di dedicarmi soltanto alla poesia.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Alla poesia oggi spesso manca, contrariamente a quanto a prima vista può sembrare, una profonda consapevolezza della propria natura, nonché una piena fiducia nei propri peculiari mezzi: consapevolezza e fiducia da guadagnarsi a prezzo d’intenso lavoro accompagnato da continua, attenta riflessione sullo stesso.
Auguro a tutti i poeti (e a me tra questi) un proficuo procedere lungo tale impegnativo cammino.

 

 


 

Marco Furia e’ nato nel 1952 a Genova, dove si e’ laureato in giurisprudenza.
Gia’ collaboratore di Adriano Spatola, ha pubblicato: Effemeride (Tam Tam,1984); Mappaluna (Tam Tam,1985), nota critica di Adriano Spatola; Arrivano i nostri (in Fermenti letterari’ Napoli, Oceania Edizioni, 1988); Efelidi (Anterem Edizioni, 1989), nota critica di Stefano Lanuzza; Bouquet (Anterem Edizioni,1992), nota critica di Roberto Bugliani; Minime topografie (Anterem Edizioni, 1997), nota critica di Stefano Strazzabosco; Forma di vita (Anterem Edizioni, 1998), nota critica di Gilberto Finzi; Menzioni (Anterem Edizioni, 2002), nota critica di Stefano Guglielmin; Impressi stili (Anterem Edizioni, 2005), nota critica di Carla De Bellis; Pentagrammi (Edizioni L’Arca Felice, 2009), disegni di Bruno Conte, nota critica di Mario Fresa.
Sue poesie sono apparse su riviste italiane e straniere.
Suoi testi sono raccolti nelle antologie: Poeti nati dopo il 1950, a cura di Adriano Spatola, in ‘Cervo volante’, 15/16, 1983; italie ( ), a cura di Adriano Spatola, in ‘Doc(k)s’, 71; Ante Rem, a cura di Flavio Ermini, Anterem Edizioni, 1998; Verso l’inizio, a cura di Andrea Cortellessa, Flavio Ermini, Gio Ferri, Anterem Edizioni, 2000 (l’antologia contiene due note critiche sull’autore di Ugo Fracassa e Gio Ferri); Paesaggio mutevole, a cura di Giorgia Cassini, Liberodiscrivere, 2006.
Tiene, sul sito www.anteremedizioni.it, una rubrica di note critiche che hanno trovato accoglienza anche su svariati periodici.
Ha partecipato a numerose manifestazioni con lettura di propri versi, per alcuni dei quali sono state composte partiture dai musicisti Francesco Bellomi e Roberto Gianotti.
Sue poesie visive eseguite al computer sono apparse sui siti www.tellusfolio.it e www.anteremedizioni.it – altre sono state inserite in rassegne internazionali.
Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo e giapponese.
E’ redattore di ‘Anterem’.

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3 Comments

  • La – talora – “brevitas” delle risposte (indicatrice, peraltro, nella ricerca poetica di Furia, di una singolare propensione per l’essenzialità della parola) non inficia la profondità di vedute di questa intervista; intervista che senz’altro attesta una precisa, e a tutto tondo, consapevolezza, esperita dal nostro, per il fatturato “poesia” (“una profonda consapevolezza della propria natura” scrive in fondo l’intervistato). Precise, nella loro sinteticità argomentativa, si tratta di risposte che condivido pienamente e che non mancano di offrire spunti di riflessione interessanti per quanti – “ricercatori”, “artisti della parola” – scrivono e si interessano di Poesia. Per esempio, ho gradito la lettura che il nostro fa della “tradizione” (il virgolettato ne è un espediente suggestivo che testimonia la non univocità del termine) come “un insieme di lingue, di forme espressive: occorre riuscire a superare certi rigidi schemi, in modo tale da recuperare taluni lineamenti”.

    Daniele Santoro

  • Mi colpiscono, delle risposte qui fornite, l’essenziale precisione e la stessa nuda e franca trasparenza del linguaggio. La ricerca critica e poetica di Marco Furia è tutta e sempre fondata su di una visione oggettiva,sovranamente preziosa e tagliente come un diamante raro e sconosciuto.

    Mario Fresa

  • provocazione costruttiva

    A passeggio
    con il marketing scemo
    nei templi della cultura
    contempla la moltitudine,
    temporeggia,
    questo presunto colto
    diffuso
    prolisso centellinare
    il nulla nel dire
    che pattina nella noia
    e toglie il sorriso alle fanciulle.

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