Vicolo Cieco n.8: Appunti di natale anticipato


Ogni arte è un’esperienza sensoriale che la pedanteria uccide. Questa pesantezza del parlare costruttivo da parte del poeta che si pavoneggia delle sue eccellenze ha relegato alla marginalità la poesia  trasformando il poeta in un mistico delle intenzioni.
Una poesia che viva 24 ore al giorno è una poesia che vive ridisegnata in una urbanità, in un fuori casa dove avvenga il piacere d’incontrala.
Io amo la poesia che assomiglia a chi l’ha scritta, non quella che ogni volta sembra sempre qualcun altro. Forse è il frutto di qualche evoluzione interiore, di qualche cammino esperienziale del verso da parte di autori eclettici e versatili. Palle. Questa è solo estetica del camouflage .
È tutto tiepido, ma a Bologna si dice che riscaldata è buona solo la minestra di fagioli. Al caldino di questa immobilità rassicurante assistiamo a questa rilettura rurale del moderno a questa critica operativa, perché militante è una brutta parola che in molti non vogliono sentire, che ci ristabilisce connessioni con un futuro che non ci rappresenta, perché non sa più considerare che la poesia è prima di tutto un sistema insediativo del fare comunità, un’ istanza del presente che accade con le parole in bocca e  nella sua capacità di reagire dà forma alla sue espressioni.

Questi sono gli anni del nemico necessario, gli anni che abbiamo chiamato non luoghi solo gli spazi alternativi che non abbiamo saputo scegliere, quelli dove abbiamo smarrito il filo sottile del corpo e del senso, ma in questi appunti di Natale anticipato mi piacerebbe che la poesia potesse di nuovo cercare di cadere in piedi, mi piacerebbe ritrovarmi tra uomini che scrivono senza la copertina corta tenendo a mente che solo l’autenticità delle nostre parole è la chiave della responsabilità di ogni iniziativa che portiamo avanti.

More from Alessandro Assiri

Vicolo Cieco n.19: Svalutation

  Sono così buono, deve essere lo spirito del natale, quasi quasi...
Read More

5 Comments

  • Caro Lorenzo, è esattamente ciò che stiamo cercando di fare con Poesia 2.0. Speriamo si riesca a fare qualche passo in avanti 🙂

    A presto
    Luigi B.

  • Credo che le giuste considerazioni di Lorenzo si riassumano in una parola: impegno, al quale è necessario tornare e al quale, come sempre cerco di fare, l’articolo vorrebbe essere un monito. C’è un interessante pezzo di Demichelis su alfabeta di questo mese intitolato “biopolitiche dell’egoismo” che potrebbe essere utile a incrementare il dibattito.
    cari auguri di serene feste
    alessandro assiri

  • E’ un argomento ruvido da affrontare, ma vale la pena subire qualche escoriazione.
    L’invisibilità dei poeti è un concetto che ha un’infinità di declinazioni, un numero incalcolabile di pensieri e ragionamenti sono stati fatti.
    Probabilmente –e in certo senso- l’ultimo che abbia davvero squarciato il mantello dell’invisibilità è stato d’Annunzio, forse diventando più visibile che diventando più poeta ma questa è altra storia, e sul personaggio (come è ovvio e giusto che sia) le opinioni sono discordanti.
    Non si tratta di un discorso sulla militanza, ma sulla visibile presenza del poeta nell’abito sociale e culturale.
    Chiaro che sembri aria fritta, o una minestra riscaldata, fate voi. Ma ai tempi in cui la minestra è stata cotta non esistevano gli strumenti di comunicazione che esistono oggi, e questo è un fatto da cui è impossibile (oltre che ridicolo) prescindere. Non che la tecnologia sia o possa essere la panacea per ogni male, ma in certe occasioni è un mezzo che può portare risultati incredibili e inaspettati.
    Scrivevo qualche tempo fa che oggi per acquistare –diciamo- quattro diversi volumi di poesia editi da quattro editori diversi, abitando in una grande città ci può volere più di mezza giornata, figuriamoci se si abita fuori. E internet non viene in soccorso più di tanto, dato che i tempi per avere i testi sono molto lunghi e comunque non esiste un “luogo” unico dove si possano acquistare online.
    Dicevamo dell’invisibilità (scuserete la brutale semplificazione delle prossime righe).
    È tradizione pensare al poeta come ad un emarginato, un eremita spesso ermetico, e questa condizione è altrettanto tradizionalmente accettata dai poeti e usata per marcare le distanze dai simili che vivono il quotidiano terreno. Sta bene, è nella natura delle cose che ci sia un certo tipo di distanza.
    Quello che fa riflettere è che poi circolino, ormai per la maggior parte attraverso il web, inviti a partecipare ad eventi di poesia più o meno quotati dove lo scopo dichiarato (nel testo dell’invito, tanto per essere chiari) è quello di avvicinare nuovi lettori per diffondere la poesia, ampliare l’audience e –legittimamente- vendere più copie (questo ultimo intento non è ovviamente dichiarato nel testo dell’invito, n.d.r.). A parte la discussione che si potrebbe aprire sula validità di eventi del genere che molto costano e poco raccolgono, è impossibile non notare una discrepanza.
    La distanza non ammette seguito (non più di tanto), altrimenti che distanza sarebbe? Si potrebbe parlare al massimo di un vantaggio.
    La verità è che il poeta vuole diffondere Bellezza, vorrebbe che ogni singolo essere vivente ne fosse intriso e il modo che usa è la poesia.
    Serve un’offensiva, una chiamata alle armi che riunisca tutti sotto il medesimo vessillo, una piccola rinuncia di sovranità a beneficio della poesia, della Bellezza e dell’aumento di quelli che ne saranno toccati.
    Immagino una “federazione poetica” che abbia –tra le altre cose- un unico sito web da cui emettere-immettere energia e opinioni e in cui si possano comprare i libri di poesia (o scaricare gli e-book, facendo sapere poi che se ne pensa), che diventi una voce udibile e un soggetto visibile, riunendo la odierna galassia di stelle lontane tra loro la cui luce arriva a terra dopo viaggi di milioni di anni. Che magari riesca a trovare le risorse anche per una pubblicazione cartacea periodica.
    E non è merchandising, non più di quanto lo possa essere esporre i libri di carta in libreria perché siano acquistati. E mi risulta che questa sia una fondamentale pratica in uso da tempo.
    La Bellezza approverebbe. Forse mai come di questi tempi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.