Parola ai Poeti: Alberto Giaquinto


Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

se pare che quasi tutti siano o credano di essere poeti, ciò significa che forse la poesia italiana soffre di una costitutiva incapacità di autocritica. Lo “stato di salute” dell’una e degli altri dipende, credo, da quello della lingua italiana e quindi abbia origine nella scuola. Per fortuna la televisione ha sollevato e parificato il livello medio della lingua, pur avendolo anche appiattito introducendo e lasciando dilagare insopportabili moduli di stilemi e modi di dire, provenienti dal politichese, dai giochi a ricompensa e via dicendo [p. es.: “e quant’altro”, “assolutamente si (o no)”, ecc.].

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Ho cominciato a pubblicare versi molto tardi, quasi con fastidio, consapevole che non avrei dovuto mai scendere in un agone, dove occorre darsi sempre e troppo da fare, se si vuole emergere su enormi masse di basso petrarchismo, centrato sull’io e sui casi personali, ed avere a che fare con editori-stampatori, che vivono sul troppo diffuso desiderio di chi vuole vedere stampato il proprio mal di pancia. Meglio scrivere saggi.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Quanto detto [nella risposta alla seconda domanda, ndr.] vale anche per il punto 3).

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

La questione non sta nel web. C’è bisogno, piuttosto, di nuova forma e di nuovo contenuto, di valore universale e di scrittura comprensibile. Internet ingigantisce i difetti di un’editoria acritica, proprio o anche perché ha il vantaggio di costare di meno.

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Non credo alla possibilità di una ‘comunità’ critica, precostituita e preventiva. La sua competenza, a mio parere, non può essere che il risultato di un lungo processo di introiezione di creazione artistica nella cultura di una società; l’identità dichiarata di arte e mercato (ancor più esplicita nel linguaggio delle arti “figurative”) tende ad impedirlo fortemente ed il budget assegnato dai governi alla cultura e alla scuola lo dimostra in modo ampio. Una ciritica attenta e competente resta ininfluente, inascoltata, se non è già incanalata nei percorsi del denaro e di un richiesto successo d’immagine. Certo, la critica non può rifiutare il suo ruolo: ma questo implica una posizione globale, sia nei confronti dei linguaggi dell’arte (proseguendo à rebours dalle neuroscienze), sia nei riguardi della cultura e della società: quindi della Weltanschauung politica.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Nella domanda non mi è chiaro il senso del termine ‘canone’: canone, in quanto modalità di pagamento d’uno strumento, come la televisione o Internet? oppure ‘canone’ come forma espressiva (i canoni della pittura dell’800, p. es.)? Libertà di accesso o libertà di forma? Nel secondo caso, scardinare le regole formali ha il limite della capacità di comprensione, della comunicabilità.

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona poesia?

In Italia un grande obiettivo, il più grande, sarebbe già quello di copiare i progetti culturali dei paesi vicini, diciamo Francia e Germania.

 

Quali sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Basterebbe cominciare a ribellarsi al trombonismo retorico e misticheggiante, ripensando criticamente anche alla nostra storia politica, alle nostre visioni storiografiche.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Se c’è una responsabilità verso il pubblico, questa è l’obbligo di farsi comprendere, compatibilmente con le necessità di una creatività formale. Altrimenti è il pubblico, è la società a dover avere una sua responsabilità di fronte all’arte e alle sue creazioni.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Personalmente credo nel valore dell’espansione massima delle conoscenze culturali e scientifiche: da qui l’incontro produttivo con la propria personalità e quindi ispirazioni e bisogni di disciplina.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

penso che le idee siano sempre intrise delle emozioni su cui nascono e si formano. Non è la poesia ad avere  da consegnare messaggi: piuttosto la storia e la vita in cui viviamo e che, in qualche buon caso, la poesia può restituire.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

Non mi pongo il problema, perché non amo in funzione della poetica di chi amo.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Quanto al punto 13), ho già implicitamente risposto. Qualunque lavoro può essere fonte di poesia: non è questione di quantità di tempo, ma di qualità; è bene che la poesia taccia, se non trova fonti da cui trarre il suo essere.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Infine, a parte il mio ‘io’, così come l’arte ‘figurativa’ contemporanea è ritenuta essere ‘morta’ nel suo incontro con il mercato e il sistema galleristico, anche l’arte della parola potrebbe provvisoriamente estinguersi, nel suo incontro con l’editoria e le esibizioni pubbliche di lettura. Non c’è da preoccuparsi: anche il basso medioevo ha avuto una sua fase di transizione buia.

 


 

Nato a Pirano (Slovenia) nel 1927, da padre siciliano e madre istriana, si laurea con lode in Filosofia a Roma e inizia la sua attività scientifica con Ugo Spirito e poi con Guido Calogero. All’Università La Sapienza di Roma insegna Logica, poi, all’Università di Tor Vergata, Propedeutica filosofica e Metodologia delle scienze del comportamento. Nel 1968 inizia una lunga attività politica dalla parte del Movimento studentesco e poi partecipa alla fondazione del Manifesto. Approfondisce studi di economia che lo portano a Berlino presso l’Otto Suhr Institut e a pubblicazioni sull’economia marxiana e sulla cosiddetta scuola neoclassica.
Pubblica in molte riviste scientifiche, nonché di teoria politica […]. In campo letterario, oltre a ricerche specifiche sui linguaggi delle arti, dal ’90 comincia una pubblicazione di versi, che hanno subito risonanza (reti 2 e 3 della RAI): Nel regno del Capricorno (Cultura Duemila, Ragusa 1990), con partecipazione all’antologia Europa oggi. Il cammino della nuova poesia (Cultura Duemila, Ragusa 1993); Dalle terre dell’utopia (Bagatto, Roma 1993), con 5 incisioni di G. Ekhard e introduzione di Raul Mordenti; Terre dell’Utopia, azione intermediale dal poemetto Dalle terre dell’utopia, prima esecuzione assoluta all’Acquario Romano, Roma 1997, musiche di Alessandro Sbordoni, video e regia di Giulio Latini, voce Roberto Herlitzka, basso Nicholas Isherwood, mimo Anacleto Lauri, quartetto Santa Cecilia (Marco Serino. Stefania Azzaro violini, Gabriele Croci viola, Valeriano Taddei cello), nastro magnetico e live electronics d’ambiente; CD e Programma di sala con bozzetto di Ennio Calabria (Stampa STED, Roma 1997); Le stanze del sole (LIBROITALIANO ELI, Ragusa 1996); Nel volo delle gru, con cinque tavole originali di Ennio Calabria (Editrice Ianua, Roma 2000); Ma già ieri (in Testo & Senso, Giuseppe Gigliozzi: La fondazione dell’informatica applicata al testo letterario, 4/5 – 2001/2002, EuRoma ed., Roma 2002); Don J, Frammenti (Prefazione di Filippo Bettini, Disegni di Michele Cappellesso, Via Herákleia della Cierre Grafica, Verona 2002); Cronopedie, presentazione di Francesco Muzzioli, in www.albertogianquinto.it, 2003; Geopedie, in www.albertogianquinto.it, 2003. XXIII° edizione Premio Città di Roma per la poesia, 31.10.2002.
Molte poesie sono sparse nelle riviste. Stretto il rapporto di questa poesia con la musica: È già sghemba la luna (per soprano e pianoforte, musica di Nicola Costarella e Raffaele Tega, soprano Antonella Cesàri); Confluenze (video d’arte sui versi Affiorare, sull’orlo della tua memoria, per il clarino basso Ciro Scarponi e il violoncello Luigi Lanzillotta, la voce di Anna Macci, musica di Alessandro Sbordoni, regia di Giulio Latini, interprete Ornella Mandolesi, fotografia Pietro Baldoni, montaggio Giogiò Franchini, produzione Videodream Napoli); lettura di versi a S. Stefano Rotondo (con le musiche di Sergio Rendine e la voce di Milena Vukotic, anche con i versi di Emilio Servadio, Manfred Esser, Ildegard von Bingen); al Teatro di Rieti, nel 1996, e poi l’anno successivo al Centro sperimentale di cinematografia: Zodiaco, un gioco di parole e suoni ed altri versi, Serata in onore di A.G. organizzata da colleghi, amici, allievi della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ (musica di Giovanni Bietti, gruppo ‘Open Trios’, voce Nicola Tangari, regia di Giulio Latini, Programma di sala grafica On/Off coop. soc. a r.l.).
Sul tema del paragone delle arti e delle ricerche intermediali, ha codiretto con Raul Mordenti la rivista Testo & Senso, che è stata presente anche in forma autonoma on line, ed è stato membro della direzione della rivista elettronica internazionale Immaginare l’Europa (sotto l’egida del Dipartimento per l’Educazione e la Cultura della Commissione Europea) e di Galleria Virtuale (rivista elettronica d’arte figurativa). Ha curato inoltre il documentario Renzo Vespignani. Ricordare con le mani (regia G. Latini, fotografia P. Baldoni, montaggio S. Di Domenico, produzione Forma Digitale, Videodream, S. Di Domenico, F. Lang), in possesso ora della RAI.
Il presente progetto web, www.albertogianquinto.it (2003-04), raccoglie, per opportuna selezione e impostazione tematica, materiali posteriori al 1990.

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