La neoepica post-sovietica nelle “Poesie” di De Signoribus (Premio Viareggio)


di Ottavio Rossani

Valerio Cuccaroni scrive: “Spesso il nome di Paolo Volponi (1924-1994) è stato accostato a quello di Eugenio De Signoribus per segnalare analogie stilistiche e tematiche (oltre le evidenze biografiche: entrambi sono marchigiani). L’associazione fra i due sarà dunque sorta spontanea a chiunque abbia letto della recente assegnazione del Premio Viareggio a De Signoribus per le sue Poesie (1976-2007), (Garzanti, 2008). Anche Volponi infatti vinse il Viareggio: una prima volta, nel 1960, con la raccolta poetica Le porte dell’Appennino, poi ancora, nel 1975, con il romanzo Il sipario ducale. Sia la raccolta Le porte dell’Appennino che i libri di De Signoribus, specie Istmi e chiuse, rappresentano piccole ma significative svolte nella storia della poesia italiana (segno che il Premio Viareggio spesso coglie nel segno). In effetti, ne Le porte dell’appennino Volponi raccontava un’Italia in via di sparizione, l’Italia contadina, con l’andamento narrativo richiesto dalla sua adesione alla poetica di «Officina», di cui rappresentò uno degli esiti migliori. Anche De Signoribus canta una svolta storica, quella iniziata con il crollo dell’Unione Sovietica. Il poeta cartografa le manovre con cui la «civile fortezza occidentale» ha portato avanti la sua gara civica, imponendosi con la violenza dei suoi «cupi gladiatori», «fingitori inginocchiati», «portatori d’orpelli», «predatori-pregatori», a cominciare dalla prima guerra del Golfo (vedi la sezione Belliche in Istmi e chiuse). Con uguale se non maggiore sapienza poetica del suo conterraneo, De Signoribus ha saputo mantenere lo stesso sguardo fisso sulla storia e la realtà, pur senza l’impegno politico diretto in cui si prodigò Volponi. Sguardo che nei due poeti non si risolve in un dettato piatto e cronachistico, ma si accende di continue invenzioni linguistiche. De Signoribus inoltre riesce a mantenersi quasi costantemente leggibile, a differenza di Volponi, pur utilizzando una «lingua “straniata”, petrosa “immagine della realtà”, come sottolinea Paolo Zublena.

Comune ai due poeti, infine, la tensione verso il superamento della distinzione fra generi: sempre più numerose, infatti, sono negli ultimi libri di De Signoribus le «quasi-prose», a conferma di un rafforzamento della vocazione poematica dell’autore, suggellata dall’ultima straordinaria sezione del libro, Acque domestiche, vero e proprio poemetto compreso nella raccolta finora inedita Soste ai margini (2005-2007). Trascrivo il Congedo:

 

a occhi aperti insanguinata vedi
una ciabattina tra lamiere

deserta dall’altra e scorporata
ne assorbi la vita tra sfumiere

e poi vedi un mondo cieco e vile
eppure tanti occhi che l’assaltano

a occhi chiusi affondi nell’oceano
e affronti una più vasta psiche

tanto il corpo fa acqua e si sballotta
tanto in esso sta una lotta immane

nella sosta sei scalzo e ti raccogli
nuda la nuca, vivi una vigilia

 

Come già Volponi fu grande narratore neo-epico ante litteram (escluso però dal bel saggio di Wu Ming 1 sulla New Italian Epic pubblicato qualche tempo fa sul sito www.carmillaonline.com), così De Signoribus potrebbe essere considerato, con tutte le cautele e i distinguo del caso, uno dei maggiori poetici neo-epici italiani contemporanei, assieme a Franco Loi e Gianni D’Elia, fra gli altri. Ripeterei, per concludere, le parole di Giovanni Giudici che in momenti diversi ha sottolineato la «discrezione, gentilezza e tuttavia efficacia» della poesia di De Signoribus, il suo saggio «pudore», la sua «mesta e provvida ironia», la sua «vocazione a una cantabile e cantata (ma quanto “pensosa”!) oralità popolare», la sua «ascetica religione della parola», professata, per dirla con Enrico Testa, attraverso «accostamenti inediti», «trattamento libero dell’endecasillabo» e un’«intensa adozione della rima, che, in funzione antimelodica, confligge con l’asprezza sonora di un vocabolario di filigrana dantesca».
De Signoribus «si investe» della «voce di tutti» (Enrico Capodaglio), in particolare degli «appenati», secondo una definizione ricorrente dell’autore, alla ricerca di «parole esiliate e vacanti» per «farne strutture portanti/ di queste pareti insicure» (in Acque domestiche).
Desidero infine confermare l’impressione avuta da Yves Bonnefoy su De Signoribus, avendo anch’io avuto la fortuna di conoscerlo personalmente nel 2006 quando lo invitammo ad Ancona alla prima edizione del festival di poesia «La punta della lingua». Egli ha davvero una «presenza commovente» ed è davvero «uomo poco incline a comparire in luogo dei suoi scritti, benché ragguardevole al pari di essi, e benefico, oserei dire: presenza riservata, silenziosa, si direbbe quasi selvatica, ma nimbata di quella luce che nasce dall’esigenza severa, quando è insieme dolcezza attenta e tenerezza», come ha scritto Bonnefoy nella prefazione a Ronde des convers, traduzione francese di Ronda dei conversi di De Signoribus.
Per tornare alla definizione di poeta neo-epico, De Signoribus sembra avere la stessa consapevolezza di Omero della fragilità dell’uomo e della realtà della guerra. Non a caso l’Io di De Signoribus, novello Odisseo, si trova continuamente circondato dall’acqua, come testimoniano questi versi, tratti sempre da Acque domestiche:

 

Lo ammetto, sono sgomento

lo ammetto, sono sgomento…
mi ospita un fradicio muro
che scola da ogni lesione,
crollerà sul marcio cortile…

le mie mani reggono, vedi,
un dignitoso disegno,
come traversassi un guado
senza torcia o mantile

sperando di non affondare
e in alto le mani tenendo
come se un dono invisibile
avessi da traghettare…

e tu che sei là, tu oltre,
tu altro, voce mediana
che credi al tuo fine,
dimmi se è un bene giungere a te

dimmi se sarò
tuo ospite o tuo prigioniero!…
intanto questo cancellato sentiero
attraverso con le mani in alto

Eugenio De Signoribus

Da Poesie (Garzanti, 2008, pagg. 664, Euro 21) “.

More from Redazione

Svelare le segrete stanze nella poesia di Domenico Cara

  di Gabriella Colletti Interni d’immolazione (Edizioni I mutamenti del Giallo, Roma-Milano 2007)...
Read More

Lascia un commento