Mariella Bettarini – Scheda Autore


Mariella Bettarini nasce il 31 gennaio 1942 a Firenze, dove tutt’ora vive e lavora. Insegnante nelle scuole elementari per venticinque anni, dagli anni ’60 collabora a giornali e riviste con scritti di critica letteraria e sui rapporti tra cultura e società.
Nel 1973 ha fondato (e da allora diretto) il quadrimestrale di poesia autogestito e autofinanziato Salvo impre­visti, dedicando i suoi numeri monografici a temi che collegano cultura, poesia e problemi sociali. Nel 1993 la rivista continua il suo lavoro con il nome de L’area di Broca, rimandando alla omonima parte dell’emisfero sinistro del cervello coinvolta nella elaborazione e comprensione del linguaggio.
Dal 1984 cura, con Gabriella Maleti, le Edizioni Gazebo.
Dal 1998 al 2000 ha curato per il mensile Poesia (Crocetti) una rassegna dal titolo “Donne e poesia”, in cui ha antologizzato il lavoro poetico di circa cento autrici italiane dal ’63 al ’99.
Ha collaborato con svariate riviste, quotidiani e periodici, fra i quali Altri termini, Carte segrete, Effe, LEspresso, Bollettario, La Fiera Letteraria, Il manifesto, Nuovi Argomenti, Noi donne, Ombre rosse, Pianeta, Paese sera, Tempi moderni, L’Unità.
E’ presente nelle principali antologie di poesia italiana contemporanea che ospitano autori della cosiddetta “quinta generazione”. Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, neogreco, rumeno, russo.

 

di Mariella Bettarini

Vivo e lavoro a Firenze (dove fino al ’92 ho insegnato nelle scuole elementari), città dove sono nata il 31 gennaio 1942.
Dopo una parentesi torinese negli anni dell’infanzia e un doloroso soggiorno di tredici anni a Roma, e dopo corroboranti esperienze nella mia città natale (la città di La Pira e di don Milani, di padre Balducci e dell’Isolotto: le mie radici), nel 1973, in un postsessantotto colmo di disperate speranze, con alcuni amici scrittori diedi vita a Salvo imprevisti, quadrimestrale autogestito e autofinanziato sempre, e che ha sempre pubblicato fascicoli monografici dedicati a temi come “Cultura e meridione”, “Donne e cultura”, “Dopo il sessantotto”, Pasolini, “Poesia e inconscio”, “I bambini/la poesia”, “Poesia e teatro”, “Poesia e follia”, “Del tradurre”, ecc: Ho, infatti, sempre sentito strettissimamente connessa la mia ricerca etico-estetica con il rovello, la ricerca, l’esperienza etico-culturale di altre persone (prima che poeti/scrittori), in una comunitaria, non competitiva passione insieme letteraria e sociale.

Dal 1992 Salvo imprevisti si chiama L’area di Broca, semestrale che privilegia temi scientifico/conoscitivi, oltre che letterari.
Intanto, dal 1961 scrivevo molto, soprattutto poesia (ma anche prosa creativa e critica: recensioni prefazioni, brevi saggi), leggevo moltissimo, traducevo la Weil, partecipavo attivamente, su fogli e riviste, al dibattito in corso sui sempre difficili rapporti tra letteratura e società.

Da allora ad oggi ho pubblicato ventisei titoli di poesia, sette tra libri e plaquettes di narrativa,due di saggistica (sulla condizione della donna e la sessualità nel 1978 e nell’80 una serie di interviste a 33 poeti di varie generazioni); ho partecipato a dibattiti, letture pubbliche, convegni, ecc.
Poiché credo nella cooperazione culturale (e amo profondamente la scrittura degli altri), sono sempre stata contraria ai premi letterari. Così, dal 1984, in questa linea di intensa partecipazione e collaborazione, assieme a Gabriella Maleti (che ne è stata l’ideatrice) curo la piccola Editrice Gazebo, che ha collane di scrittura creativa e critica. Nel 1996, con i genitori di Alice Sturiale, ho curato Il libro di Alice (ripubblicato da Rizzoli nel 1997).

Oggi (inizi del 2006) continuo a lavorare molto, ad amare la parola: scritta, letta, orale, creativa, saggistica, epistolare. La parola/segno. La parola/bi-sogno. La parola/intenzione di dialogo, affinità, amore. Così come amo da sempre l’archeologia, l’arte, la botanica, l’astronomia, la fotografia, il cinema e la matrice poliedrica di tutto questo: la misteriosa/”naturale” natura: dall’infinitamente grande e lontano, interstellare, invisibile, all’infinitamente piccolo e prossimo (anch’esso talora invisibile). Parola che si fa carne. Carne (minerale, vegetale, animale) che si fa parola. Misteriosamente. A specchio.

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1 Comment

  • “La parola/intenzione di dialogo, affinità, amore” è un concetto che condivido a pieno e che cerco di applicare anche alla mia opera poetica.
    Complimenti per la tua attività che seguo da lontano (Trieste)
    Enzo Santese

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