Zibaldello n.3: “Sought poems”


Uno degli elementi della scrittura – diciamo – “sperimentale” in poesia e in prosa, particolarmente (ma non esclusivamente) statunitense, per come si è venuta configurando negli ultimi dieci-quindici anni, è sicuramente quello che da alcuni è stato chiamato googlism, in riferimento palese e in parte giocoso al motore di ricerca universalmente più usato nella rete.

Di questa tecnica o modo/linea possibile di lavoro va detto innanzitutto che si tratta di qualcosa di assai differente da una sorta di reinvenzione o ritrovamento dell’idea di Merzbau (Schwitters) o ready-made. Chi – tra le tante tecniche possibili – fa uso anche o solo di googlism non si pone e non è sul fronte del classico found object, objet trouvé. (Sebbene si debba andar cauti nel definire l’oggetto trovato “classico”: tutt’ora tanti stomaci fragili non digeriscono Duchamp).

Il testo non è “found” bensì “sought” (participio passato di to seek), attivamente cercato, orientato, rielaborato, sottoposto a volte a restrizioni e procedure ulteriori, in certi casi tanto rigide da far parlare di scrittura concettuale. Su questi argomenti in italiano è estremamente difficile trovare bibliografia, pur essendo così fittamente tramata di cut+paste tutta la nostra vita e scrittura sia online che offline, ormai da anni e anni.

Tutti noi elaboriamo e rielaboriamo in questo modo i testi, almeno da quando esiste il primo word processor.

Il saggio che forse meglio di tutti ci avvicina al googlism e alla sought poetry si intitola precisamente Sought poems, ed è possibile scaricarlo in formato pdf dalla pagina http://gammm.org/index.php/ekritik. Ne è autore uno dei principali poeti e prosatori statunitensi contemporanei, K. Silem Mohammad. Il testo è stato tradotto quattro anni fa da Gherardo Bortolotti, per il sito gammm.

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