Zibaldello n.2: Collage. Una poetica del frammento – di Rosa Pierno


Il Collage è una tecnica di scardinamento. Tecnica di frontiera tra più ambiti artistici: arte popolare e arte colta,  artigianato e arte materica, arte bidimensionale e arte volumetrica. Ma, soprattutto, è innesto sorprendente, insinuazione di un corpo estraneo nella carne, imposizione di una materia metallica in una materia di stoffa o carta, fosse anche realizzata attraverso un’illusione: carta su cui è stampata una paglia di vimini a sua volta incollata su una tela che sta per la superficie di un tavolo. In ogni caso, siamo nell’ambito di una sostituzione al quadrato, siamo nel regno di “una cosa che sta per un’altra” , proprio mentre essa afferma che la sua verità è ciò che vi viene rappresentato e non l’atto che effettua la sostituzione.  E, d’altronde, il collage è l’atto della sostituzione. Siamo, pertanto,  all’interno di un insieme che non contiene interamente se stesso o meglio siamo nel regno della metafora, del passaggio coatto all’altro da sé.

La commistione tra brandelli di realtà trasfigurati in immagine, e dell’immagine stessa tirata a destra e a manca, mentre troneggia sul suo aureo piedistallo, si carica anche di un’altra serie di caratteristiche paradossali, diremmo, dove l’azione dell’aggiungere o dello scollare, dell’appesantire o dell’alleggerire, del creare strati o dello strapparli  – dove la stabilità dell’equilibrio si attua con mezzi non canonici non essendo esattamente pesi reali quelli con cui l’artista lavora – e, non ultima,  suggerita anche dal titolo, quella del dialogo tra frammento e completezza, sono tutti elementi propri della tecnica del collage volti allo scopo di creare analogie impossibili tra materiali eterogenei, inaccostabili e stridenti,  e che, tuttavia, creano una nuova materia: una coesa immagine!

La trasfigurazione avviene in campo percettivo, prima che mentale, se mai fosse possibile separare come in un esperimento, percezione da concetto, poiché materiali non nobili sono chiamati a concorrere alla formazione di un’immagine artistica e dove, a volte, si lascia agire anche il caso per spostare il senso, per indirizzarlo verso una nuova organizzazione. L’oggetto, spesso prelevato direttamente dalla realtà, perde la sua denotazione o funzione reale e viene assunto nell’opera solo per la sua materialità, colore, forma. La parola realtà, nell’opera, ha, infatti, un significato completamente diverso e autonomo. La realtà di un’opera coincide proprio con la sua autonomia dal reale.

Se collage è la tecnica che consente la rifondazione di elementi estrapolati dal loro contesto per essere innestati in un altro contesto, e ivi chiamati a fondersi secondo le regole dell’opera d’arte, tuttavia, sarà proprio la mancata dissoluzione nel composto-opera a dirci che l’operazione risulta riuscita, poiché soltanto quando l’innesto resti visibile e al tempo stesso meravigliosamente coniugato, risulti totalmente estraneo in una famiglia di consanguinei, sia individuabile come se esistessero sempre due piani di lettura dell’opera,  confondendovisi al punto che si fa fatica a individuarlo, che si potrà dire che il collage ha raggiunto il suo scopo.

Nello splendido, accuratissimo ed elegante catalogo della mostra curata da Matteo Bianchi, ed edito da Pagine d’arte, con curiosità famelica scopriamo le bellissime opere di Jean Arp, Jean Bazaine, Christian Bonnefoi, Enrico Della Torre, Alberto Magnelli, Wilfrid Moser, Louise Nevelson, Flavio Paolucci, Italo Valenti e Jan Voss, a loro volta accompagnate dai profondi testi critici di Danel Abadie, Chiara Calzetta Jaeger, Luigi Cavallo, Tina Grutter, Lydia Harambourg, Manuela Kahn-Rossi, Jean Louis Schefer, Didier Semin. Un volume prezioso, che si riporrà nella propria biblioteca con la sensazione che la sua consultazione diverrà una golosa abitudine.

(Mostra presso il Museo Villa dei Cedri Bellinzona, 2010 Catalogo edito da Pagine d’Arte, di Rosa Pierno)

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