Valentino Zeichen – Scheda Autore

 

Valentino Zeichen è nato a Fiume nel 1938, oggi Rijeka in Croazia. Venne ad abitare a Roma nel 1949 dopo essere stato costretto con altri profughi croati ad abbandonare la propria città natale. Frequentò a Firenze le scuole tecnico-commerciali senza conseguire il diploma e in seguito decise di viaggiare per l’Europa e l’Africa, mentre al ritorno a Roma si sostenne economicamente con lavori saltuari di tipografo e verniciatore, lavorò per alcune gallerie d’arte scrivendo le prefazioni per i cataloghi artistici dei pittori Leopoldo Ceracchini, Gianfranco Galante e realizzò numerosi collages e collaborazioni di “poesia-pittura” con Luigi Ontani.

Studiò recitazione presso l’Accademia Sharov e inoltre ha collaborato a riviste di critica letteraria, Periodo Ipotetico e Nuova Corrente1, con la pubblicazione di alcune delle sue primissime poesie nel 1969 e nel 19722, poi edite nella prima raccolta Area di rigore3. Tutt’oggi vive ed abita a Roma.

La poetica di Valentino Zeichen, dagli anni settanta fino alle ultime pubblicazioni, si è diversificata e ha sviluppato modi e generi diversi, passando attraverso tematiche che ritornano prepotenti ed ossessive in tutta la sua opera. Decisamente antilirica la sua poesia non aliena mai l’interesse per le dinamiche politiche e sociali della nostra società.

Area di rigore è l’opera d’esordio e fu prefata da Elio Pagliarani che rinvenne in queste poesie un gusto decisamente liberty e fiabesco, nonché neocrepuscolare che ricordava la poetica di Palazzeschi e Gozzano, di cui Zeichen sfrutta le atmosfere e le immagini, ma attualizzate in una costante dialettica con i risultati filosofici e sociologici della scuola di Francoforte. Dopo aver constatato lo stravolgimento formale attuato dalle Neoavanguardie in poesia e il successivo disagio degli artisti, Zeichen decise di partire dal segno, ridotto ad un vuoto simulacro e dall’implosione del linguaggio, per opporsi ad un tipo di poesia inespressiva e per recuperarne il valore e riequilibrare il legame tra il significato e il significante, perduto precedentemente nelle sperimentazioni del Gruppo 63.

Il poeta si propose fin dall’inizio di stimolare la poesia alla ricerca di commistioni inedite, tra antiche e nuove tradizioni letterarie ed immaginario postmoderno e di cercare di sviluppare un progetto che imponesse una rigenerazione e che non avesse eccessivi scrupoli di opportunità nelle tematiche e negli argomenti: «Intravidi confusamente nel significato di cultura un sistema altamente complesso e articolato nei rapporti (oggi direi diacronico) instabile e sempre sconnesso che mi richiedeva di essere un Sisifo del puzzle-letteratura per capirci qualcosa»4.

In questo modo Zeichen si proponeva di dare vita ad una poesia altamente dinamica e complessa da non poter essere definita, creare versi narrativi e prosastici, liberi nelle assonanze e nei ritmi ed invece a livello linguistico utilizzare molteplici artifici, allegorizzando e metaforizzando i concetti. Questo progetto non sottraeva la poesia ad una sorta di politicizzazione implicita e necessaria che Zeichen racchiude nei propri versi. Le ansie e le inquietudini quotidiane dell’uomo di massa entrano a far parte di questa poetica per inveire poi con sarcasmo anche su problematiche sociali più vaste. Zeichen teatralizza quei mostri sociali e quegli atteggiamenti che corrispondono alla condizione dell’uomo, che si presenta come un essere informe, privo di opinioni e con atteggiamenti immorali ed inumani.

«Apprendo da Breton un modo di fare poesia che si adatta perfettamente alla mia taglia fantastica: immaginazione allo stato puro, assenza di trame naturalistiche e di connessi valori, nessuna cautela e cesura normativa, piazzamento degli oggetti, senso di straniamento, decesso del sentimentalismo intimistico-sedentario, rifiuto dell’io»5.

Il riferimento alla tradizione surrealista è palese nelle descrizioni derealizzate della realtà, che il poeta usa per colpire più a fondo le nevrosi e le false credenze collettive e nel fisicizzare, senza scrupoli, manie erotiche e pulsioni pervertite dell’uomo. Per questo motivo Zeichen fa un uso continuo dello humour noir, dissacrante e diabolico, che travolge anche ogni possibilità di confessione, di comunicazione intima da parte del poeta e che immette nella sua poesia giocose invettive polemiche, paradossi ed innumerevoli motti di spirito che coinvolgono il lettore in un’epifanizzazione del represso e dell’oscuro:

«Vado verso la sconclusione, smantellando ogni connessione, dimetto ogni nozione. […] Vorrei risorgere, evadere, diffondere, trattenerlo per far supporre l’impossibile a chi è fuori di me. Di fatti l’essere che traduco non è più nulla dei modi del sentito dire, un atomo per la pace, riprodotto in scala alle esposizioni, eccovi un particolare universale del mio sapere inesprimibile» (A. R., 23).

Il poeta presenta un oggetto poetico profanato e carnevalizzato fino al massimo grado, in cui inserisce figure conosciute e nuove maschere allegoriche: il flâneur diventa un detective, gli amanti assumono le sembianze di macchine da guerra in ambientazioni surreali. Queste figure sono una costante per la poesia di Zeichen e legano saldamente la prima alla seconda opera, Ricreazione6.

Divisa in nove sezioni intitolate Poesie d’abbordaggio, Ricorrenze, Metafisiche, Cartoline, Bar e generazioni, Teologiche, Economiche, Gastronomiche, Mahvash, quest’opera svela e descrive le paure e le manie più ricorrenti dell’immaginario poetico del poeta che, dopo aver sciolto gli enigmi stilistici più arditi, sviluppa in questi componimenti strutture più classiche, ma più complesse nel contenuto.

Rispetto ad Area di rigore le ossessioni non sono oscurate dalla reticenza manieristica che rende i primi componimenti complessi e preziosi come scatole cinesi, ma piuttosto il verso si ritrae e ai doppi novenari, ai versi lunghi anisosillabici e spezzati della prima opera, si sostituiscono versi più brevi e metricamente più regolari. Polifonia ed epicità contraddistinguono il carattere onnicomprensivo di questa poesia, perché Zeichen mira a comporre in vividi collages gli elementi e le immagini più significative di un contenuto densamente speculativo. Infatti Zeichen è in grado di introdurre nelle sue opere più temi esistenziali e pure di riflettere, con cinismo e una continua ed esasperata reticenza, sul proprio nichilismo dilagante che come una macchia scura, s’impone su ogni cosa.

L’opera successiva Pagine di gloria7 è divisa in quattro sezioni: Pagine di gloria, Amore, I compleanni del tempo e Pinacoteca. Qui il poeta porta alla luce gli argomenti peculiari della successiva sua poesia, temi che generano angosce esistenziali e lotte continue tra i ricordi del passato e le esperienze del presente, nelle quali il poeta si ridefinisce come un individuo tra la massa. Questo pessimismo è calato in tranche de vie di ipotetici alter ego, descritte con una costante freddezza ed una neutralità inquietante che lo hanno accomunano al romanziere Henry James o a Ronald Firbank. Infatti Zeichen riesce a procedere abilmente in poesia, come in una partita a scacchi con la vita con un gusto per la mossa strategica e per l’agudeza e scarta qualsiasi disagio poetico attraverso l’uso della metafora e dell’allegoria per sublimare la quotidiana indifferenza in fantasticherie e sogni di gloria. Pagine di gloria costituisce un rifugio in cui il poeta si autoaliena e si difende dalla meschinità della realtà circostante e dalla costante privazione del romanticismo attuata dalla società tecnologica e postmoderna. I temi e le dinamiche interne di questa raccolta s’intrecciano con quelli del romanzo Tana per tutti8.

Tana per tutti è un romanzo poetico, in cui Roma si dispiega davanti al lettore come la città-testo nella quale si muovono i tre personaggi Ivo, Mario e Paolo, che predano insignificanti figure femminili, proponendo vacui discorsi sull’arte e la filosofia. La narrazione procede per dieci capitoli alla ricerca di un centro che non esiste, frammenti lirici si susseguono l’uno sull’altro, creando enigmi che molto spesso rimangono insoluti e privano volutamente le descrizioni di scorrevolezza e nitidezza. In primo piano balza un individualismo esacerbato e un narcisismo imperante, di cui i tre giovani protagonisti rappresentano l’incarnazione, privi con la loro aridità e il loro egoismo di qualsiasi illusione sociale o politica; per questo motivo sono continuamente bersagliati dall’ironia tagliente dell’autore, che spesso crea appropriate sospensioni nella diegesi per evidenziare le debolezze e le assurde apatie dei tre erotomani Ivo, Mario e Paolo.

L’amore e le inquietudini erotiche animano certamente tutti i personaggi della quarta raccolta Museo Interiore9 divisa in sei sezioni, di cui la prima è senza titolo, mentre le altre sono intitolate: La controparte, Donne e sguardi, Altre poesie, Coloniali e Vedute romane. Storie d’amore e di possesso svelano legami d’interesse e di rivalse, che il poeta contrappone a Tristano e Isotta, i leggendari amanti che ridicolizzano e riducono a false comparse quelli di Museo interiore.

Il “neostilnovismo” di Zeichen recupera il mito d’amore per straniare e colpire il lettore, allontana il linguaggio da qualsiasi retaggio poetico per fagocitare codici specialistici e tecnici, appositamente lontani da qualsiasi discorso amoroso. La donna non è più solo angelicata, ma è l’oggetto di una doppia trasfigurazione idealizzata da una parte, mentre dall’altra ritratta come un essere grottesco e corrotto in balìa della sua stessa meschinità.

La visione che il poeta ha degli uomini perde a questo punto qualsiasi barlume d’interesse e la speranza di redenzione che sembrava poter sopravvivere in Pagine di gloria cessa di esistere. Zeichen apre gli anni novanta con un’opera dedicata interamente alla depravazione umana, con ricordi provenienti dal periodo della seconda guerra mondiale fino alle colleriche invettive sui disastri ecologici perpetrati dall’uomo sulla terra. Gibilterra10 è un’opera ricca di tirate sarcastiche e polemiche, nelle quali il poeta assimila definitivamente anche la storia nell’ambito di una totale ed oscura visione. Divisa in tre sezioni con quest’opera siamo sul baratro di un vuoto, da cui si scorgono semmai solo le macerie che si accumulano sul presente. Gibilterra, Memorie di macerie storiche ed Ecologiche sono le tre sezioni che chiudono anche l’ultimo possibile rifugio cui Zeichen faceva riferimento, perché era alla storia che il poeta guardava in Pagine di gloria per cercare valori persi ed antiche glorie da opporre al presente, alla decadenza irreversibile dell’Occidente. La guerra è parte integrante di quella decadenza, come di quella personale di Zeichen, cui lo riporta il ricordo di una frattura, il lutto materno e la permanenza post-bellica in un campo profughi al confine fiumano-croato.

In Gibilterra non esiste più la fiducia nella ragione umana e nella filosofia, tutto sembra svanire nell’orrore delle dittature e delle oppressioni che Zeichen non riesce e non vuole giustificare ed è per questo motivo che quest’opera si presenta come uno spartiacque: il poeta annulla qualsiasi possibilità di riscatto umano, dopo l’asservimento della filosofia e dell’arte, nella seconda guerra mondiale, alla dittatura Nazista e Fascista. La terza parte del libro è dedicata alle “eco-poesie” nelle quali il poeta denuncia la generale indifferenza che ogni giorno compromette la natura e la terra e che al tempo stesso ricaccia l’uomo in uno stato di assoluta mediocrità, mentre l’ironia scopre le crepe e gli inganni del presente, ma non riesce certamente in quest’opera ad alienare la partecipazione emotiva del poeta che con questi sentimenti conferisce nuova sostanza e vitalità al testo.

Metafisica tascabile11 è l’opera che chiude gli anni novanta con una poesia decisamente totalizzante e che propone con aforistiche invettive, epigrammi denigratori e decise riflessioni filosofiche un prontuario di resistenza alla degradazione dello spirito. Divisa in sette sezioni intitolate, Metafisica tascabile, Haiku, D’amore e altro, Aforismi, Dediche, Pagine di giornali e Piccola pinacoteca, la raccolta accomuna, come si evince dal titolo, due realtà distanti.

La filosofia e la praticità sono gli argomenti racchiusi nelle riflessioni, nelle microstorie e gli eventi simbolici che descrivono il carattere umano e l’ambivalenza della poesia, divisa tra la metafisica e la concretezza. Zeichen apre quest’opera al massimo grado del paradosso, con cui ha cercato sin dagli esordi di investigare il fondo delle cose e scoprire le verità più laceranti e significative della vita e in Metafisica Tascabile il poeta si cimenta con generi inediti, dagli undici haiku di preziosa limpidezza ai cinquantasei aforismi ricchi di importanti spunti riflessivi sull’amore, sulla storia e sulla vita.

Nel duemila il poeta ha pubblicato una pièce teatrale intitolata Apocalisse nell’arte12 e precedentemente recitata come radiodramma nelle frequenze R.A.I. e che, al limite dell’assurdo, snoda la sua trama attraverso argomentazioni fittizie e visioni apocalittiche e provocatorie che si completano in una grottesca sceneggiata.

Seguendo un pensiero che conduce ad una ben nota opera benjaminiana, Zeichen ci parla di una «perdita dell’aura» e della conseguente massificazione dell’arte a causa della sua «riproducibilità»13 e della sua mercificazione che ha introdotto nuovi pseudo-valori nell’arte fondati essenzialmente su questioni economiche e tendenze generali. Segno (Zeichen in tedesco significa appunto segno) è il protagonista fantasma che,tramite l’espediente della lettera, giudica e lancia la sua sentenza di morte per l’arte che alla fine non si avvera, lasciando ogni cosa in una silenziosa agonia.

Lo stesso anno di Apocalisse nell’arte, Zeichen pubblica Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio14 che si presenta come un poemetto dedicato interamente a Roma. Il poeta si rivolge allo straniero, al viandante, descrivendogli quella città amata e odiata, come luogo di malinconiche flânerie che, descritte al lettore, lo trascinano in ebbrezze toponomastiche e in fantasticherie tra passato e presente, vissute nell’ambito di una metropoli divisa tra antichi monumenti e innovazioni architettoniche, tra la gloria del marmo e il freddo cemento.

Zeichen suggestiona il lettore con versi nostalgici e descrittivi e, dalle antiche vie consolari al Colosseo, crea accostamenti continui d’immagini e lancia sarcastiche accuse contro architetti incapaci e toponomasti irriconoscenti alla storia, contro i «neoromani» indegni di considerarsi gli eredi di quelli antichi, che deturpano i luoghi con l’ignoranza ed incoscienza storica, facendo morire per sempre l’immagine fantasmagorica della città che il poeta tenta di racchiudere in quest’opera, come l’ultimo baluardo possibile.

A Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio succede Matrigna15 che consta di quattro pièce teatrali di recente pubblicazione, scritte nell’arco degli anni novanta ed intitolate Matrigna, Intonaco sul passato, Ginnasti neoromantici e L’ospite illustre. Matrigna è stata rappresentata nel ‘91 sulla scena teatrale romana e nello stesso anno è avvenuta anche la rappresentazione di Gemelle, ma attualmente ancora inedita.

Zeichen ha curato anche alcune opere straniere traducendo di P. Vangelisti Forehead16 nel 1987, di G. Laschen Die muhle des Schlafs, Poesie aus Italien17 nel 1985, di M. Lentzen Italienische Lirik des 20 Jahrunderts in Eizel Interpretazionen18. Ha tradotto per la casa editrice francese Le Cahiers de Rouyamount alcune delle proprie poesie per l’edizione intitolata Poésies d’abbordage pubblicata nel 1989.

Nel 1999 ha curato la prefazione al libro di Vanni Pierini Il segreto dell’uno e dell’altro19. È oggi considerato uno dei maggiori poeti italiani; è presente nell’antologia tedesca Luftfracht Internazionale, Poesie 1940 Bis 1990 curata da Hans Magnus Enzersberger20.

 

1“Periodo Ipotetico” rivista di Elio Pagliarani con sede a Roma attiva dal 1970 al 1974, “Nuova Corrente” rivista di Mario Boselli con sede prima a Milano poi a Bologna attiva dal 1964 e tuttora in corso.
2 Sui numeri 46 e 47 del 1969, sul numero 56 del 1972 di “Nuova corrente”.
3 V. Zeichen, Area di rigore, Cooperativa scrittori, Roma, 1974

4 A. Berardinelli, F. Cordelli, Il pubblico e la poesia , Cosenza, Lerici, 1975
5 op. cit.
6 V. Zeichen, Ricreazione, Guanda, Milano, 1979
7 V. Zeichen, Pagine di Gloria, Guanda, Milano, 1983
8 V. Zeichen, Tana per tutti, Lucarini, Roma, 1983
9 V. Zeichen, Museo interiore, Guanda, Milano, 1987
10 V. Zeichen, Gibilterra, Mondadori, Milano, 1991
11 V. Zeichen, Metafisica Tascabile, Mondadori, Milano, 1997
12 V. Zeichen, Apocalisse nell’arte, La cometa ed., Roma, 2000
13 W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducubiltà tecnica, Einaudi, Torino, 2000
14 V. Zeichen, Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, Fazi ed. Roma, 2000
15 V. Zeichen, Matrigna, Il notes magico, Padova, 2002
16 P. Vangelisti, Forehead, Writing and Journal, 1987
17 G. Laschen, Die muhle des Schlafs, Poesie aus Italien, Die horen ed., 1995
18 M. Lentzen, Italienische Lirik des 20 Jahhurdents in Eizel Interpretationen, Eroch Schmidt Verlag, Berlin, 2000
19 V. Pierini, Il segreto dell’uno e dell’altro, prefazione a cura di Valentino Zeichen, Milano, Archinto, 1999
20 H.M.Enzersberger, Luftfracht Internazionale, Poesie 1940 Bis 1990, Eichborg Verlag, Francoforte, 1991

(Il complesso mondo di Valentino Zeichen, di Daniela Moretti su Malabolgia)

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