A proposito di Colloqui sulla poesia. Milo De Angelis – una nota di Federico Battistutta

Ho letto di recente l’intervista a uno scrittore contemporaneo scandinavo in cui si parlava del rapporto tra l’opera e la vita di un autore: egli sosteneva che il testo vanta una vita propria rispetto all’autore; indagarne la biografia non aggiunge o toglie nulla riguardo al valore dell’opera; ancora: se la vita privata di uno scrittore suscita tanto interesse nei lettori e nei critici è lecito il sospetto che ciò sia indice del fallimento del suo lavoro.
A queste riflessioni aggiungiamo qualcosa di specifico riferito al lavoro poetico. Un ulteriore segno di fallimento può consistere nell’incontrare un autore, davanti al pubblico della sua poesia, disposto a salire in cattedra e spiegare con compunzione il significato dei versi composti. L’ “adesso te la spiego” riferito a una poesia è cifra emblematica del suo disastro.
Queste considerazioni, per nulla originali per chi si propone di affrontare con sufficiente maturità lo spazio letterario, le proponiamo come esergo a questo ricco volume dedicato al poeta Milo De Angelis. Le proponiamo proprio per stornare il sospetto circa il valore di un libro come questo, che si colloca a margine di un’opera poetica. Del resto, è con il margine che si confronta da sempre la parola poetica: sia il margine sulla pagina e l’andare a capo, sia il margine di senso costituito nel verso (oscurità o eccedenza della parola poetica). Il presente volume raccoglie una serie di conversazioni (diverse per lunghezza e intensità), apparse nell’arco di quasi vent’anni su quotidiani, antologie e riviste oramai introvabili, con un poeta che si è contraddistinto per la sua composta riservatezza; un abito oggi decisamente fuori uso.
Chi frequenta la poesia contemporanea non ha probabilmente bisogno che gli si presenti Milo De Angelis. A chi, invece, una volta lasciati i banchi di scuola ha cessato di ascoltare la voce dei poeti, diciamo che l’autore in questione è uno dei maggiori poeti contemporanei italiani. Ha al suo attivo sei volumi e la sua ultima raccolta (Tema dell’addio, Milano, Mondadori, 2005) – vincitrice fra l’altro del Premio Viareggio -, un’elaborazione poetica e umana della prematura scomparsa della propria moglie, merita una menzione particolare. E’ anche critico e studioso di letteratura, oltre ad essere traduttore dal francese e dalle lingue classiche (in un vecchio numero della rivista parlammo della sua versione di alcuni versi del De rerum natura di Lucrezio).
Tornando a quanto si diceva all’inizio, non vi è nulla di artefatto, che si collochi sopra le righe o manchi il bersaglio, in questi Colloqui sulla poesia. De Angelis ci parla qui del dàimon della poesia e del dialogo serrato che da sempre lo accompagna con gli autori del passato, che divengono amici o maestri, che ammoniscono, aiutano, indicano una via; e i classici sono tali perché sanno essere contemporanei. I tragici greci e Lucrezio, Virgilio insieme a Baudelaire e Rimbaud, fino a Marina Cvetaeva, Celan, Michelstaedter, Drieu La Rochelle e Cesare Pavese, tanto per menzionare solo alcuni, a memoria, dei nomi propri che ricorrono; ma il repertorio è assai ampio, al punto che vien da pensare a Mallarmé e al suo celebre verso, j’ai lu tous les livres (“ho letto tutti i libri”): c’è desiderio continuo di conoscere e allo stesso tempo scacco di ogni enciclopedismo. Ma c’è spazio nei vari colloqui anche per riflessioni dedicate alla religione (ancora i greci, ma anche il particolare rapporto fra parola e silenzio che si instaura in India, dal vedanta fino a Jiddu Krishnamurti); o al rapporto sororale esistente tra pensiero e poesia, nella ricerca di una comune origine; o nei confronti della storia (“L’opera poetica è storica in una maniera paradossale, perché, certo, deve appartenere a un foglio del calendario (…) però, al tempo stesso sa che andrà oltre quel foglio”). E altro, altro ancora.

(di Federico Battistutta, La Stella del Mattino, n. 4/2008)

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