Patrizia Vicinelli: “Non sempre ricordano” – una nota di Francesco Sasso

Non sempre ricordano

Patrizia Vicinelli

2009, 375 p., brossura

a cura di Bello Minciacchi C.

Le Lettere (collana Fuori formato)


Poeta della generazione successiva allo sperimentalismo tematico e stilistico dei Novissimi e del Gruppo ’63, amica e discepola di Emilio Villa e Adriano Spatola, Patrizia Vicinelli (1943-1991) si impone per l’originalità, coerente persistenza ed esistenza, e per una ricerca poetica, nei modi e nelle misure variate, delirante, nutrita di una ossessiva, autobiografica, cercata esistenzialità.

Oggi è possibile ripercorrere l’intero itinerario poetico di Patrizia Vicinelli grazie alla pubblicazione de Non sempre ricordano (Le lettere, 2009) a cura di Cecilia Bello Minciacchi, con un saggio di Niva Lorenzini e con un’antologia multimediale a cura di Daniela Rossi.

In Non sempre ricordano troviamo à,a.A, (1967), raccolta di poesia visuale e sonora; Non sempre ricordano ( 1977-1985), poema epico in otto parti incentrato sulla dimensione del viaggio; Cenerentola (1977-1978), opera teatrale scritta e messa in scena a Rebibbia quando l’autrice era ospite del penitenziario; Messmer (1980-1988), interessante romanzo sperimentale incentrato sull’esperienza di un’eroinomane; I fondamenti dell’essere (1985-1987), articolato in quattro parti, opera che si pone sul crinale tra suono e senso; Prove d’esordio, dai primi componimenti all’ultima poesia scritta poco prima di morire; Poesie disperse; Prose e frammenti inediti; Scritti letterari e giornalistici ; Apotheosys of schizoid woman (1969-1970), plaquette-collage realizzato a Tangeri durante la latitanza.

Nell’insieme, le opere della Vicinelli hanno una tensione onirica volta alla libera ricerca di una somma psichica in fuga, o improvvisamente rinvenuta, fissata nel delirio della scrittura. Così si fanno insolite le pause, il testo si dispone in un irregolare disegno grafico che pare cercare, nello spazio della pagina, la dimensione quasi fisica, tangibile, della vita. Tuttavia, molti dei testi della Vicinelli sono di difficile decifrazione, se non nei rimandi, nelle coordinate eccentriche che costituiscono una nuova struttura poetica; sia pure stravolta dalla ricerca, pare rispettare un’origine stabilita nell’originale esperienza personale e poetica.

(di Francesco Sasso)

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