Giuseppe Conte – Scheda Autore

1945-1964
Giuseppe (Maria Silvio) Conte nasce a Imperia Porto Maurizio il 15 novembre 1945. Sua madre è ligure, di una famiglia che, provenendo dalla Francia del Nord, è attestata a Porto Maurizio già nel XVI secolo. Suo padre è siciliano, ufficiale dei Granatieri di Sardegna capitato in Liguria durante la Seconda Guerra Mondiale. Giuseppe frequenta le scuole elementari e le Medie a Porto Maurizio, e manifesta interessi per la geografia, l’astronomia e la musica, studia per qualche anno il clarino ed è un precocissimo appassionato di jazz. In seguito si iscrive al Ginnasio; Liceo De Amicis di Oneglia. Primi interessi letterari, prime prove di traduzione dall’inglese e di composizione poetica.

Nel 1962 scopre Parigi e Londra, risiede presso una famiglia a Bath dove frequenta una scuola estiva di inglese e ha, soprattutto, le sue prime esperienze in campo sessuale. Scrive in inglese un Diario umoristico che dona ai suoi padroni di casa. Durante tutti gli anni del Liceo scrive molti testi teatrali , poesie a un abbozzo di romanzo alla Laurence Sterne, che non saranno mai pubblicati. Gli autori che incidono di più sulla sua formazione di adolescente sono Omero, Shakespeare, Sterne, Goethe, Foscolo, Shelley . La lettura di Mallarmé , di Baudelaire , di D. H. Lawrence , di Henry Miller lo spinge a desiderare in maniera irresistibile di fare lo scrittore. Prende il diploma di Maturità Classica nel luglio del 1964. Compie un nuovo viaggio a Parigi, dove crede di vedere Sartre seduto a un tavolino di caffè. L’autunno si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale. Abita in un pensionato di Sesto San Giovanni.

1964-1968
Sono gli anni durissimi dell’immersione nella contemporaneità. Segue i corsi di filosofia di Enzo Paci, e si appassiona agli studi di estetica sotto la guida di Gillo Dorfles. Studia il formalismo russo, lo strutturalismo, la semiotica, il neopositivismo logico, la psicoanalisi freudiana. Entra in contatto tramite Dorfles che ne è un sostenitore con gli autori della Neovanguardia. Studia Eliot ed Eco. Scrive poco, e soltanto imitazioni di modelli neoavanguardistici. Si approfondiscono i suoi interessi verso la critica e la teoria. In realtà, ricerca i fondamenti della propria passione per la letteratura. Vive tra Milano e la Riviera, cominciando un pendolarismo destinato a proseguire per decenni. Agli inizi della contestazione studentesca, si chiude in sé in un individualismo refrattario e slogan e mode che è uno delle componenti più forti del suo carattere. Non va ai cortei, non urla parole d’ordine. Se ne sta chiuso alla Biblioteca Sormani a studiare e schedare volumi secenteschi. Ma sotto l’influenza di quel movimento così avvolgente, comincia a mettere in discussione il proprio ego, la cultura occidentale, ogni forma di autorità patriarcale, leggendo e amando Marcuse e Wilhelm Reich. Abbandona ogni pratica religiosa, pur restando legato a una visione religiosa delle cose. Nel 1968 si laurea con il professor Dorfles, con una tesi sulla Metafora nella poetica barocca del Cannocchiale aristotelico.

1968- 1975

Prime esperienze di lavoro nella scuola e come assistente universitario. Tiene due corsi di estetica alla Statale di Milano. Con una lettera di presentazione di Dorfles, va a conoscere Luciano Anceschi a Bologna. In Anceschi, che spesso incontrerà oltre che a Bologna a Rapallo, nella sua villetta in collina, riconosce un maestro di letteratura, studia i suoi saggi sulle poetiche del Novecento, riprende ad interessarsi con vigore alla poesia. Entrerà in seguito per qualche anno nella redazione del Verri. Nel 1972, esce il suo primo libro, che è in nuce nella sua tesi di laurea: La metafora barocca. Viene accolto molto bene, preso come modello da Umberto Eco nel suo manuale su come si fa una tesi di laurea ed entra in tutte le bibliografie sul barocco. Per due anni è assistente di Giorgio Barberi Squarotti a Torino. Si sposa nel 1973 con Mariarosa, la sua ragazza da molto tempo, e destinata ad essere la sua ragazza per sempre. Prende casa a Sanremo, in un vecchio villone Liberty dove passeranno ospiti tanti poeti italiani della sua generazione. Continua a collaborare furiosamente a tutte le più importanti riviste letterarie italiane, e nel 1975 pubblica a sue spese (100 000 lire di allora) per le edizioni di Altri Termini di Franco Cavallo una plaquette intitolata Il processo di comunicazione secondo Sade. Cordelli e Berardinelli lo inseriscono nella loro antologia Il pubblico della poesia, che, nonostante le premesse teoriche dell’introduzione, segnerà il ritorno di interesse per la poesia dopo anni di silenzio.

1975-1983
Nel 1977, Giuseppe Conte è al Beat 72 di Roma, sotto la direzione di Simone Carella, dove mette in scena una sua performance lawrenciana con la collaborazione di Pietro Valsecchi, allora attore, destinato a diventare un grande produttore cinematografico. Si lega di una amicizia che dura tuttora con Valentino Zeichen. Nel 1978, esce la antologia La parola innamorata. Giuseppe Conte ne è uno dei protagonisti. La sua foto, di giovane uomo massiccio, baffuto, dai capelli arruffati comincia a comparire sui maggiori settimanali italiani. Nel 1979, esce L’ultimo aprile bianco. E’ una raccolta di versi dove affiorano i temi del mito e della natura, che viene accolta con molto interesse e favore. Il giovane poeta apocalittico e lawrenciano, che scrive per distruggere le città dell’Occidente , si vede accettato e si impone di colpo come una delle voci del rinnovamento della poesia italiana. Naturalmente questo gli attira molti odi, che continuano e di cui lui si stupisce ancora ora. Nel 1980 esce il suo primo romanzo, Primavera incendiata. Viene attaccato da tutti. Sono clementi un vecchio gran signore della prosa italiana, Michele Prisco, e Italo Calvino che, sostenitore decisivo del suo lavoro in versi, giudica senza condanna Primavera incendiata una dichiarazione di “poetica lawrenciana”. Nel 1983, Pietro Citati pubblica la sua nuova raccolta di versi L’Oceano e il Ragazzo direttamente nei tascabili della BUR. Calvino scriverà l’elogio del libro su Repubblica in un articolo oggi tra i saggi delle Opere complete nei Meridiani Mondadori. Primo invito in Francia, a un incontro di poesia, con il suo traduttore Jean-Baptiste Para, che inaugura una lunghissima serie di impegni francesi.

 

1983-1990
Nel 1984, Giuseppe Conte comincia a scrivere come collaboratore su importanti giornali italiani. Diventa commentatore su Stampa Sera del Lunedì, poi proseguirà la sua esperienza su Mercurio, supplemento letterario di Repubblica, poi sul Secolo XIX, dove scrive per anni in prima pagina e su Il Giornale, dove scriverà sulla pagina della cultura. Nel 1986 viene chiamato da Mario Spagnol a occuparsi insieme a Valerio Magrelli della collana di poesia della Guanda, entrata a far parte del Gruppo Longanesi. Lascia così l’insegnamento alle superiori (Istituto Colombo di Sanremo), e si dedica a tempo pieno alla sua attività di scrittore. Intanto continua una serie di viaggi i cui resoconti sfoceranno poi in Terre del mito. Abita in questo periodo a Capo Berta, tra Oneglia a Diano Marina, ma diventano sempre più lunghi i soggiorni all’estero, tra cui quelli in Bretagna, nella Maison des ecrivains di Saint- Nazaire, allora diretta da Christian Bouthemy, che sarà anche il primo editore delle traduzioni in francese dei suoi libri. La traduzione di Jean- Baptiste Para di L’Ocean et l’Enfant vince il premio Nelly-Sachs per la migliore traduzione di poesia dell’anno. Durante la festa per il premio al Beaubourg, Giuseppe Conte incontra per la prima volta Adonis, il grande poeta arabo di cui promuove la traduzione in italiano.

1990- 2000

Dopo il massiccio lavoro di compilazione della antologia La lirica d’Occidente, cui seguirà più tardi La poesia del mondo, presentando per la prima volta in Italia sezioni di poesia araba, turca, persiana, indiana, cinese e giapponese, e di traduzione (Conte ha tradotto Blake, Shelley, Whitman e D. H. Lawrence), si intensifica la produzione sia poetica sia in prosa. E’ invitato sempre più spesso a fare conferenze e poetry reading in Europa e negli altri continenti. Leggerà a San Francisco e nella Bay Area, in seguito alla traduzione dei suoi libri di poesia dovuti a Anna Laura Stortoni-Hager, e man mano nei più importanti Festival del mondo, in Asia, Africa, America Latina.Intanto, ha preso casa a Nizza, al 19 di Rue Massena, nel cuore dell’isola pedonale. Elegge Nizza come la sua città più amata, e passerà lì molto tempo, scrivendo, ascoltando jazz, facendo lunghe soste nei bar e lunghe passeggiate sul mare. In questo periodo, intensifica la sua collaborazione con musicisti di jazz, e in particolare con il contrabbassista Dodo Goya, scrivendo spettacoli come L’Iliade e il jazz e Ungaretti fa l’amore (prima a Sanremo, prodotto dall’Ariston di Walter Vacchino, poi a Merano e in una edizione di Festivalletteratura a Mantova). Continua anche la collaborazione con pittori della propria generazione e con la rivista Tema Celeste diretta da Demetrio Paparoni. Importante soprattutto la collaborazione con Mimmo Paladino, espressa in tante forme e nell’oratorio Veglia, nato da un’idea e da tavole di Paladino e di cui Conte ha scritto il libretto. Nel 1994, promuove il 4 di ottobre a Firenze l’occupazione pacifica della Chiesa di Santa Croce , dove un gruppo di poeti italiani leggerà  I Sepolcri davanti alla tomba del Foscolo e verrà lanciato un programma per ridare vigore sociale e spirituale alla poesia contro una società che sta dimenticandola. Tra i presenti, Tommaso Kemeny, Roberto Carifi, Isabella Vincentini, Lamberto Garzia. Tra i messaggi di adesione, quello di Lawrence Ferlinghetti, quello di Mary de Rachewiltz, quello di Mario Luzi, quello di Gao Xingjian, futuro primo premio Nobel cinese. Sempre nel 1994 , scrive con Stefano Zecchi il Manifesto del Mitomodernismo, e l’anno successivo , con Zecchi, Kemeny e Carifi, partecipa alla presentazione al teatro Filodrammatici di Milano del movimento mitomodernista. In quegli anni, Conte inizia la sua esperienza televisiva attraverso L’altra Edicola di Silvia Ronchey e Giuseppe Scaraffia su RAI2, dove si produce in clips e commenti.

 

2000- 2006

L’esperienza televisiva prosegue su RAI1, dove Conte commenta fatti di attualità ad Uno Mattina e in seguito racconta miti occidentali e non occidentali a Casa RAI1 in venticinque puntate della trasmissione. Continua a viaggiare, invitato sempre più spesso da prestigiose università, Berkeley, Trinity College a Dublino, Lovanio, Collège de France a Parigi, dove è presentato da Yves Bonnefoy e partecipa a letture di poesia in sempre più paesi del mondo. Soggiorna per lunghi periodi a Nantes e a Bordeaux. Nel 2003, è compreso nel libro collettivo Lettres à la jeunesse, dix poètes parlent de l’espoir, Librio, Flammarion. Nel 2004, è presente con un testo tradotto in francese nell’antologia Une salve d’avenir, l’espoir, antologie poétique, Gallimard.Il suo romanzo La casa delle onde è finalista al Premio Strega e al premio Mondello. Il suo libro di poesia Ferite e rifioriture vince il Premio Viareggio, e in seguito il premio Betocchi e il premio Gatto. Il Presidente Ciampi lo insignisce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Fa parte per un anno del Consiglio d’amministrazione dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo. Pubblica una Lettera ai disperati sulla primavera in cui continua il discorso di Giono e Miller con una critica a tutto campo delle forme di nichilismo, materialismo, violenza economica presenti nella società contemporanea. Nel 2006, prende casa a Sanremo, in un quartiere nel verde, a due passi dalla passeggiata a mare e dalle spiagge, decidendo di stabilire lì la propria base, tra uno spostamento e l’altro.

2007
Viaggi e letture a Gerusalemme, Parigi, Francoforte, Istanbul e Lima. A Parigi, è chiamato a partecipare all’inaugurazione di Printemps des poètes al Teatro dell’Odeon con un omaggio a René Char insieme ad altri cinque poeti provenienti da cinque diversi paesi del mondo. Lavora a una riedizione di Veglia per il Festival internazionale del Teatro a Napoli , con Pasquale Scialò a Mimmo Paladino. Termina la stesura del suo nuovo romanzo, in cui dà voce all’adultera del Vangelo secondo Giovanni. Esce in Francia Le Troisième Officier per le edizioni Laurence Teper. Il libro è recensito su Le Monde da René de Ceccatty con un articolo di grande rilievo.

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