Ed ancora; Claudia

Ed ancora, Claudia. Dopo dieci anni di letture occasionali, furtive, quasi clandestine tra un giornale universitario (L’incantiere), una pregevolissima rivista (Nuovi Argomenti), e la rete, ecco che i versi di Claudia Ruggeri paiono ridestarsi a nuova e ben meritata gloria.
Una gloria che si prospetta fin da subito imperitura nell’improvvisa coscienza che la poesia non è morta. Che le molte voci che spesso obbligano il povero lettore a chiamarle “poesia” non sono un’isola in cui ci siamo sperduti senza possibilità di salvezza. È vero, questa autrice si è spenta ormai da tempo. Ma la sua poesia è rinata come è in fondo rinata lei (è ciò che suole dire sua madre, Maria Teresa Del Zingaro, riemersa dalla giusta necessità del tempo).

Dalla pubblicazione a inizio anno di Inferno minore, opera omnia della poetessa salentina per i tipi dell’editrice peQuod, si sono succedute ben quattro presentazioni. Due a Lecce dell’Inferno (promossa dal comune di Lecce) e del saggio conseguente Oppure mi sarei fatta altissima edito dall’Ass. culturale Terra d’ulivi (promossa dal comune di Lecce e da Terra d’Ulivi), ambedue con partecipazioni d’eccezione: il Presidente della Provincia di Lecce, Michelangelo Zizzi, Mario Desiati, Mauro Marino. Una all’interno del ciclo “Donne che dovresti conoscere” ad Alessano (in provincia di Lecce promossa da Terra d’Ulivi e dall’associazione Indertat). Fuori dalla terra salentina una presentazione è stata fatta a Napoli (terra natale di Claudia) presso la libreria Evaluna (anche questa promossa da Terra d’Ulivi nella persona del suo presidente, Elio Scarciglia, in primissima linea nella promozione della poetessa, e con il contributo di Stefano Perrucci). La quale al solstizio d’estate ha anche organizzato una lettura dei versi in contemporanea con molte librerie in tutta Italia.

Un piccolo grande miracolo poetico questo che ha caratteristiche ben precise. E per chi lo sta seguendo anche affascinanti (ammalianti, avrebbe probabilmente detto Claudia). Ogni presentazione è infatti accompagnata da una lettura dei testi sull’onda di ciò che rimane di alcune registrazioni dai reading della poetessa a Lecce. Di fatto un ripercorrerne la recitazione, la drammaticità penetrante e forte, oscura e dannata, intensa e dolcissima. Perché anche la sua voce e il suo tono a volte simili a un canto erano un verso. E quel verso era lei, nonostante tutto. Era il suo modo di porsi di fronte al mondo. Era il suo modo di creare il mondo attraverso le parole.

Un aneddoto chiarificatore. Un giorno Claudia disse ai suoi amici, con la teatralità d’altri luoghi e d’altri tempi che sempre la contraddistingueva: “Dite parole, dite parole”. Perché queste parole erano il suo modo di chiedere alla realtà d’esistere. Ma non attraverso le parole, attenzione, bensì in maniera ben più incarnita “dentro le parole”, “nelle parole” come ha confermato la dottoressa Mazzone (dottoressa che per un anno ha seguito il disagio di Claudia). Quasi che la vera realtà fossero proprio le parole.

Ma cos’è oggi la poesia di Claudia Ruggeri? Per dare una risposta (visto il luogo veramente sintetica e frettolosa, e perdonerete se spesso semplicistica e incompleta) a questi quesiti è necessario porre l’attenzione a un paio di punti che appariranno molto banali, ma che in realtà così banali non sono. Il primo è legato all’edizione stessa di Inferno minore. Perché questo libello crea nel lettore una sorta di divario. Un divario tra un “prima l’edizione” e un “dopo l’edizione” che porta a nuove e più coscienti interpretazioni rispetto a quanto si poteva prima quando erano disponibili solo dei frammenti sparsi. La poesia di Claudia Ruggeri è costruita su tutto un insieme di vincoli sotterranei, di significati che si celano magistralmente nell’architettura dell’opera intera. Inferno minore e Pagine del travaso hanno una notevolissima struttura interna di rimandi e citazioni. Non si tratta d’una poesia composta da singoli brani isolati, da testi che hanno vita a sé stante. Molto spesso per capire un verso è necessario leggere tutto l’Inferno minore e tutte le Pagine del travaso. Per capire un’immagine bisogna cercare tra i simboli disseminati in tutta l’opera. Intravederne i punti cardine. Le assi della barca di Caronte alla quale Claudia si appigliava (o si impigliava).

Un esempio tra gli altri. Parlando di Claudia si è soliti citare da Pagine del travaso il “folle volo” affermando che si tratta di una sorta di presagio di morte (Claudia si è suicidata gettandosi dal balcone di casa). In realtà alla luce dell’intera opera ci si rende conto che questo verso non indica una futura o futuribile morte bensì si tratta della sottolineatura di un concetto, potremmo dire portante, dell’intera poetica: il viaggio. Il “folle volo” è il viaggio di Ulisse nell’inferno dantesco ma solo leggendo tutto Inferno minore e Pagine del travaso possiamo arrivare a capire tutta la mole e l’importanza di tale riferimento. Una lettura che alla luce del singolo testo poteva essere valida alla luce dell’intera opera non lo è più (a voler essere integralmente precisi si potrebbe comunque parlare di presagio, in relazione a questo verso, ma con una parafrasi di benzoniana memoria si dovrebbe parlare di presagio postumo).

Un secondo punto, una seconda apparente banalità, è il titolo stesso che viene dato a questo edito: Inferno minore. Si è infatti soliti affermare che il poemetto Inferno minore sia l’opera più completa di Claudia. Questa in realtà non è un’affermazione completamente esatta. Non è nemmeno inesatta, attenzione, solo imprecisa. Perché Inferno minore è sostanzialmente “l’unica opera” di Claudia Ruggeri. I versi antecedenti a Inferno minore sono una preparazione all’impianto grandioso e complesso che è l’Inferno. Ne leggiamo la storia. Vediamo la rottura di Claudia col mondo che la circondava e la nascita di una nuova lingua (si veda Corrotto barocco). Pagine del travaso invece è una sorta di tentativo di emulare e forse superare Inferno minore. Un tentativo sostanzialmente fallito di continuare quel viaggio. Comunque un’opera in funzione d’un Inferno minore che così rimane di fatto la stella attorno alla quale gravitano i vari pianeti. Rimane l’unica opera da lei veramente scritta.

Ma cos’è Inferno minore? È un viaggio, come detto, che vuole ripercorrere le tappe dantesche dell’inferno purgatorio paradiso. Ma perché questa necessità del viaggio? Da dove parte Claudia Ruggeri? Da un esilio. La poetessa si sentiva in esilio nonostante fosse attorniata di gente. La sua storia e il suo disagio indicano una rottura con un mondo che non la capiva. Che non la voleva (come non si suole volere le persone di genio). I versi indicano una rottura comunicativa che cela i significati di questo esilio e di questo desiderio di “salvezza” e li condensa. Da questo esilio, che per concetto è un male, nasce l’esigenza del viaggio come proiezione alla “salvezza”. Una “salvezza” umana ma su una piattaforma tutta letteraria in quanto l’autrice tenta di supplire con la poesia alle manchevolezze della realtà.

Qual’è quindi il punto di partenza letterario della poetessa? Seguendo il percorso dantesco dovrebbe essere l’inferno, ma non è così. La prima poesia di Claudia in Inferno minore indica il purgatorio dantesco. E cos’è il purgatorio? È il regno in cui è ancora presente la corruzione ma nel quale c’è anche la prospettiva della salvezza, di Dio. Di contro all’inferno che non ha nemmeno la possibilità della redenzione. Claudia parte da questo purgatorio perché sebbene sappia che la sua condizione umana è in qualche modo e metaforicamente corrotta lei comunque desidera la “salvezza”. Ne intravede la possibilità almeno a livello letterario (Dante era sostanzialmente estraneo all’oltremondo mentre Claudia si identifica in quel mondo, per questo Dante può partire da un inferno pur avendo la prospettiva della salvezza mentre Claudia deve necessariamente partire dal purgatorio avendo la prospettiva, almeno virtuale, della salvezza).

Alla prima presentazione di Inferno minore Michelangelo Zizzi ha raccontato un altro episodio/aneddoto qui utile ed estremamente illuminante a questo proposito. Ha raccontato che un giorno, in macchina all’inizio di un breve viaggio, Claudia ha detto: “Andiamo a fare la vita”. È questa “vita” utopica, ideale, il parallelo del Dio dantesco. Claudia desidera questa vita immensa e viva e questo desiderio la fa partire proprio dal purgatorio. Perché nell’inferno non sarebbe stato possibile nemmeno il desiderio di questo punto d’arrivo.

Ma Inferno minore non raggiunge lo scopo e sostanzialmente la poetessa ne è conscia fin dall’inizio. Una sorta di fatalismo già si legge nell’epigrafe iniziale dove il bianco viene denominato come puro ma anche come un oscuro fantasma riprendendo il Moby Dick di Melville.
Claudia gira attorno a se stessa concludendo che la sua stessa ricerca, il suo viaggio letterario, il suo desiderio di salvezza, non è che un carnevale ridicolo. Ed è per questo che il viaggio alla fine si chiama Inferno. Perché sebbene ci sia il desiderio del bene finale, della vita, Claudia si arena e non arriva a possederlo. Rimane ferma in un purgatorio che in virtù della sua staticità e impossibilità di evoluzione in paradiso diventa inferno.

In Pagine del travaso il viaggio viene ripreso più fisicamente, più schizofrenicamente e forse ancor più autobiograficamente di quanto abbia fatto prima. Claudia tenta di nuovo la via della salvezza finendo con il ripetere circolarmente versi già scritti. Si sta qui intendendo l’ultimo testo Napoli l’ebbi strana ed il porto che altro non è che un già scritto dove siamo testimoni della vera morte di Claudia (cosa confermata anche dalla dott.ssa Mazzone). Una morte letteraria che fa della morte fisica quasi una banale conseguenza. Forse superflua.

Claudia Ruggeri è stata una donna complessa, intelligente, colta all’inverosimile. Capace di possedere e di usare la cultura fino quasi, e forse nemmeno quasi, a farsene possedere. Un altro esempio. Un verso afferma: “O la Macchia del logoro, che cova sul monte / il fondo lo scatto l’inverno del falco”. Qui il “falco” è lecito pensarlo come il “falco” montaliano, il “falco alto levato”. Oltre il significato ci autorizza pensarla così una citazione qualche pagina dopo tratta da Montale. Ma allo stesso tempo anche il Moby Dick di Melville ha un falco, un portatore di nefasti presagi. E anche qui oltre il significato c’è una citazione che pare confermare tale interpretazione. Ma ce n’è anche un’altra, possibile. Alla prima presentazione di Inferno minore il Presidente della provincia di Lecce ha raccontato che lui stesso ha spiegato a Claudia, in un incontro amicale, cos’è il “logoro del falco”. Dando quindi un terzo significato che si va ad aggiungere (amalgamare?) agli altri due in un nuovo e più complesso significato. E questa non è sintesi estrema ma poesia. Poesia vera.

Claudia Ruggeri ha vissuto la sua vita come una lunga poesia e allo stesso tempo ha vissuto la poesia come un’altra sua vita. Un’altra possibilità a lei più consona. Dove trovare quella possibilità che la realtà non le dava. Perché Claudia Ruggeri era una poetessa d’eccezione che contava amicizie come il Bellezza e stime come quella di Fortini. Una poetessa che ha messo però la parola al posto della realtà idealizzando quest’ultima nel bisogno della vita e soffrendo l’attrito con l’immancabile coscienza (più o meno latente) di cos’è la realtà e la vita.
Sovrapponendo il mondo letterario a quello concreto e in questo perdendo definitivamente il fine proposto: la vita stessa. Tanto che una delle lezioni più fondamentali (anche perché più umane) che la poetessa ci insegna è proprio questa. Oggi, soprattutto oggi, la poesia non salva l’uomo. Lo aiuta, ne sfama l’anima e ne lenisce i dolori. Ma non lo salva. Come non ha salvato lei…

(di Alessandro Canzian su Claudia Ruggeri)

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