La vita Idiota: un commento di Alberto Pellegatta

A quasi dieci anni dalla morte, esce per Lietocolle la plaquette che Dario Bellezza pubblicò nel ‘ 68 su Nuovi Argomenti, e che non rientrò mai in nessun libro successivo. La vita idiota ci restituisce un giovane poeta precocissimo, già abile e scarno nello stile, come violentemente dolce nei temi. Se questi bellissimi versi non ci fossero stati restituiti, dovremmo rinunciare a questo magma, alla loro pronuncia spoglia e dura, a queste immagini che si impongono con impeto: « La tua rabbia senza sepoltura / che viene lenta a marcire l’anima » . È una raccolta dura, sí, ma è anche un libro d’amore, di un amore oscuro, « insano » , di un amore trascinato e disperso per batuage, per « fratte » e per « caverne » ; un amore « massacrato » , « ferito » , « fregato » , tra « corpi adolescenti che sapevano i trucchi dell’assenzio / per stordirsi » . Il linguaggio è sempre preciso, indecente, e sa cogliere con grande intelligenza la « vita sudicia » e il suo « riso osceno » . L’amore pandemico però, affannato e sordido, dialoga con quello celeste, con l’amore tenero e innamorato: « se pi ù bello venissi e pi ù leggiadro / uguale ti vorrei a come eri, modesto / negli occhi e con le piaghe sulla / bocca minuta da baciare » , in picchi di limpida liricità. L’identità del soggetto non si nasconde mai, sottoposta continuamente a una verifica spietata, a sostegno di una grande consapevolezza di sè e del mondo: « La gente non capirà, dirà la solita mania / di esibire il proprio spampanato self / di giovinetto in progress; non mi addolora / tutto ciò, mi esalta, se non fosse l’atroce / sgomento di sapere che neppure tu capirai » , scrive nel testo intitolato A un poeta. « La pioggia… ai vetri rigati / della finestra della nostra ultima stanza – dove / resto a controllare che tutto resti intatto » , per custodire i ricordi, perchè ciò che serve è un « poetico disordine » , per sottrarsi al « fiume nero e lento » della morte, oltre « l’inturpita analisi del tuo io / pimpatissimo ( fregato, ferito, raffinato) » , oltre la consolazione e le avventure notturne. La violenza dei contenuti si traduce in misure calcolate, in accenti e ritmi energici ma raffinati. La poesia che chiude la raccolta colpisce per la modernità di pensiero: « I compratori della mobilità che non pensano che il non/ movimento, la contemplazione, sia l’unica salvezza per / stringere da presso il proprio io in disarmo » , e suggerisce, infine, di lasciar depositare le parole come se non fossero « mai nate nella testa ma » fossero solo state « trovate » nella vita. La fisicità, la materia diventa importante per il valore di verità che veicola: « Ritorna / all’unica sorte possibile: / la carne » . Completa il libro una bella nota di Enzo Siciliano, che ricorda la « crudezza » del primo racconto che Dario propose alla rivista, ma anche le impressioni sul loro primo incontro ( « Dario vestiva tutto di nero… lo chiamammo fra noi subito upupa, ma anche vierge en noir » ) . Siciliano ha ancora davanti agli occhi la sfrontatezza e l’autentico « sentimento di rivolta » del giovane poeta, quel « narcisismo maledetto » che gli fece leggere in maniera inedita anche Leopardi. E come Leopardi, Bellezza è un poeta disperato per il troppo amore.


Alberto Pellegatta

da La Gazzetta di Parma  del 26.2.05

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